Nella produzione di servizi sanitari “Pubblico e privato, alleanza vincente”

Circa 35 milioni di Italiani nel 2016 hanno affrontato spese sanitarie di tasca propria, la spesa sanitaria privata nel 2017 si è attestata su circa 40 miliardi e solo 5 miliardi sono stati intermediati da Forme Sanitarie Integrative. Nello studio 2016 Censis-RBM sul ruolo della sanità integrativa, il 37% degli intervistati ha dichiarato un aumento, negli ultimi anni, dei propri consumi sanitari, il 56,7% nessuna variazione e solo il 6,3% una diminuzione. In particolare, lo stesso studio evidenzia che sono 10,2 milioni gli italiani che negli ultimi anni hanno fatto maggiore ricorso al privato: aspetto ascrivibile fondamentalmente alla lunghezza delle liste di attesa (lamentata dal 72,6% degli intervistati), che rappresenta un’evidente limitazione ai servizi sanitari e dunque alla salute. Anche in termini di giudizio sui costi del servizio pubblico, il dato dello studio dà un’indicazione precisa. È infatti ormai generalizzata l’esperienza di ticket sanitari equivalenti o al limite di poco superiori alle tariffe praticate nelle strutture private, e gli utenti, più che percepire la riduzione delle tariffe del privato, riscontrano la tendenza all’aumento dei prezzi praticati dalla sanità pubblica con il ticket. L’annoso problema della lunghezza delle liste di attesa ostacola l’accesso ai servizi sanitari pubblici e genera una migrazione importante verso il privato e anche verso l’intramoenia. Il pagamento delle prestazioni sanitarie diventa un gesto ordinario, così come si amplia la fascia di italiani, pari ormai a 11 milioni, (fonte: “Dalla fotografia dell’evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo”– Censis e RBM assicurazione Salute, 2016) che rinuncia o rinvia nel tempo alcune prestazioni sanitarie perché non in grado di affrontarne il costo.
Il rapporto futuro tra servizio sanitario pubblico e privato e il suo impatto sulla società in continua trasformazione è al centro della School di Padova 2018, evento organizzato da Motore Sanità che mira a raccogliere e discutere dubbi, proposte e analisi degli esperti del settore, dei cittadini e degli operatori della sanità e del welfare italiano sulla trasformazione in atto nel sistema sanitario. La spesa sanitaria totale in Italia è costituita per quasi l’80% dalla spesa sostenuta dal Ssn pubblico e per il rimanente 20% dalla spesa privata, ossia dalla spesa sostenuta direttamente dalle famiglie italiane. In particolare, nel 2015 si è verificato un ulteriore aumento della spesa sanitaria privata, salita a 34,5 miliardi di euro. Secondo lo studio “The European House – Ambrosetti” su dati della Corte dei Conti, Farmindustria e Istat, solo il 13% della spesa privata è intermediato, mentre il restante 87% è totalmente “out of pocket” e dedicato essenzialmente a farmaci e cure odontoiatriche.
Il sistema di produzione dei servizi sanitari nel nostro Paese sembra trovarsi in una condizione di sostanziale equilibrio fra produzione privata e produzione pubblica, con percentuali che ammontano rispettivamente al 49% e al 51% del totale dei servizi prodotti. Sul versante della produzione dei beni – principalmente farmaceutica e materiale protesico – e per la medicina di base e i servizi di assistenza termale, invece, è possibile rilevare la netta dominanza dei produttori privati.
Le strutture private costituiscono oggi una parte significativa del servizio sanitario nazionale costituita per il 7,6% della spesa complessiva da servizi ospedalieri, e per il 4,1% da servizi di diagnostica e laboratorio. A fronte di questa spesa, solo per la parte ospedaliera è erogato il 28% delle prestazioni in termini di giornate di degenza.
La spesa sanitaria totale ammonta complessivamente a 144 miliardi di euro nell’anno 2013 ed è rappresentata per il 77% da spesa pubblica e per il 22% da spesa privata. Prendendo in considerazione i dati relativi alla spesa sanitaria dal 2004 in poi, è possibile rilevare come essa sia cresciuta sino al 2012 – con una spesa sanitaria totale di 146,7 miliardi – mantenendo una composizione pubblico-privato stabile.
Nel 2013 ha registrato una diminuzione di 3 miliardi, che interessa sia la componente privata sia la componente pubblica. Le Regioni nelle quali si rileva una maggior concentrazione di soggetti afferenti al settore pubblico sono per la maggior parte Regioni centro-settentrionali, con l’eccezione della Basilicata.
Prendendo in considerazione l’aspetto del finanziamento, la spesa ospedaliera – la quale rappresenta il 54,2% della spesa sanitaria totale – viene ripartita fra i soggetti considerati nel seguente modo: le Aziende Ospedaliere, gli ospedali a gestione diretta delle Asl e le Aziende Ospedaliere integrate con l’università vedono destinarsi il 76% della spesa ospedaliera totale; i Policlinici universitari pubblici, gli Irccs pubblici, le Fondazioni pubbliche, gli istituti qualificati presidio Usl e gli Enti di ricerca assorbono il 10% della spesa; i Policlinici universitari privati, gli Irccs privati, gli ospedali ecclesiastici classificati e le case di cura accreditate costituiscono il restante 14% della spesa.
Gli italiani e l’accesso alle prestazioni sanitarie.
Un aspetto di notevole importanza per l’indagine del rapporto fra pubblico e privato in sanità, posto in evidenza dal Rapporto Aiop, è costituito dall’approccio, dal grado d’informazione e dalla soddisfazione mostrata dai pazienti e più in generale dai cittadini relativamente all’accesso alle prestazioni sanitarie. Il maggior grado d’informazione dei cittadini in merito alle differenti patologie e alle possibilità d’accesso all’assistenza, una più efficiente comunicazione in ambito sanitario e la promozione di abitudini e stili di vita sani e, infine, il fenomeno di fisiologico invecchiamento della popolazione hanno determinato un incremento nel numero di italiani che nel corso degli ultimi dodici mesi si sono rivolti alle strutture ospedaliere. Stando ai dati raccolti nell’anno 2015, hanno beneficiato delle prestazioni di tali strutture 12,1 milioni di persone, vale a dire il 24,5% degli italiani. Essi, inoltre, si sono mostrati maggiormente propensi alla valutazione delle alternative disponibili in quanto è stato rilevato un maggior utilizzo rispetto al passato delle strutture private accreditate e delle cliniche private. Le prestazioni di cui si usufruisce maggiormente sono le visite specialistiche (58,4%), le analisi di vario tipo (50,9%), gli accertamenti diagnostici (38,4%) e gli accessi al pronto soccorso (24,7%).
La coesistenza pubblico-privato viene vista generalmente di buon occhio in quanto offre al cittadino una possibilità di scelta maggiore e dei canali per ampliare l’offerta pubblica e per sopperire, talvolta, alle sue carenze. La natura giuridica dell’ente erogatore delle prestazioni, tuttavia, si configura come un dato che influisce marginalmente nella scelta del luogo di cura. Una varietà di altri fattori assume un ruolo preponderante nella scelta, quali la prossimità geografica rispetto al luogo di residenza, l’affidabilità del personale medico-sanitario, la qualità ed il grado di specializzazione delle prestazioni erogate.
La maggior parte dei cittadini – precisamente l’88,2% – pensa che il diritto di libera scelta debba essere maggiormente tutelato, nel rispetto delle esigenze e delle opportunità di ciascuno, attraverso un’opera di valorizzazione e di utilizzo più efficace ed efficiente delle strutture pubbliche e private facenti parte della rete ospedaliera territoriale.
La percentuale dei cittadini che si dice a conoscenza della possibilità di poter accedere senza costi aggiuntivi rispetto al pubblico alle strutture private accreditate è in crescita rispetto al 2005 – in cui il dato registrava il valore del 28% – ed è pari al 41,1 coloro i quali affermano, invece, di avere vaghe conoscenze a riguardo rappresentano il 39,9%; il restante 19,1% si dichiara completamente ignaro dell’esistenza di questa possibilità.
La distribuzione territoriale delle strutture pubbliche e private
Per quanto riguarda l’aspetto della distribuzione territoriale di strutture pubbliche e private accreditate, esiste una prevalenza dei soggetti privati accreditati rispetto a quelli pubblici nell’area centro-settentrionale. Una situazione di sostanziale parità, invece, è riscontrabile nel Mezzogiorno.
Per avere un’idea riguardo alla ripartizione della spesa e della distribuzione territoriale dei soggetti pubblici e privati, si può far riferimento ai dati contenuti nell’ultimo Rapporto Aiop ‘Ospedali e Salute’ che offre un quadro di quelle che sono le caratteristiche dell’assistenza ospedaliera in Italia e della percezione che ne hanno gli utenti. I dati presentati confermano il fatto che ci si trova dinanzi ad un sistema misto pubblico-privato. Il risultato medio nazionale relativo alla percentuale di istituti di ricovero pubblici presenti sul territorio nazionale nel 2013 è del 52,4%,
mentre quello riferibile ai privati è del 47,6%.
La sanità privata vista dagli italiani Cresce tra gli italiani la legittimazione sociale della sanità integrativa, vissuta come un’utile opportunità per soddisfare le esigenze sanitarie della popolazione, garantendo una maggiore copertura per tutti i cittadini. Come risulta da diversi studi condotti, l’investire mensilmente una quota del proprio reddito per garantirsi una maggiore tutela sanitaria è vissuto dagli iscritti ad un Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa come un miglior utilizzo di risorse, che sarebbero comunque utilizzate per acquistare sanità nel mercato privato.
Oggi, ormai, la sanità integrativa è molto diffusa: vi sono, infatti, 6 milioni di iscritti ai Fondi e 11 milioni complessivi di Assistiti. Nella categoria delle forme integrative di assistenza sanitaria operanti in Italia, troviamo le Casse e i Fondi di origine contrattuale o categoriale (per gli autonomi e i professionisti), le Società di Mutuo Soccorso e, infine, le Assicurazioni Private. Si tratta di organizzazioni che raccolgono su base contrattuale o volontaria il risparmio di singoli cittadini o di intere collettività, allo scopo di fornire la copertura di prestazioni sanitarie che integrano quelle assicurate dai Lea del Ssn. Le Casse, i Fondi e le Società di Mutuo Soccorso operano secondo modalità nonprofit; le Assicurazioni Private ramo malattia o ramo vita, secondo modalità profit oriented. Nelle intenzioni del legislatore, i Fondi Sanitari Integrativi sono visti come “il secondo pilastro” dell’assistenza sanitaria, enfatizzando quindi il loro carattere di complementarietà rispetto all’assistenza sanitaria pubblica.
Oggi la sanità in azienda è presente in circa il 15% delle aziende manifatturiere italiane, con picchi che superano il 25% in alcune aree del Nord (fonte: Sanità integrativa e competitività aziendale – G&G Associated, 2016). Le nuove generazioni percepiscono il rischio di una riduzione dei livelli di assistenza sanitaria pubblica e guardano alle opportunità di welfare aziendale con la consapevolezza delle trasformazioni economiche, demografiche e sociali che stanno investendo il nostro Paese. Quello della sanità integrativa è, in effetti, uno dei benefit più attesi da parte dei lavoratori, che lo percepiscono meglio degli incentivi monetari, i quali danno benefici a breve periodo e sono maggiormente tassati. In una stagione di rinnovo di importanti CCNL (metalmeccanico, tessile, agricolo, tra gli altri), è indicativa l’attenzione che oggi le parti sindacali e datoriali riservano al tema della sanità integrativa, che è sistematicamente inserita in tutte le piattaforme di accordo.
Una rilevazione G&G Associated sulla popolazione italiana e su uncampione rappresentativo di iscritti al Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi (Fasi) ha indagato gli atteggiamenti del pubblico verso le coperture sanitarie integrative (Universo Salute, 2014). Il quadro che emerge è complessivamente molto favorevole nei confronti di questo tipo di servizi integrativi. Nell’ambito del campione della Popolazione Italiana, ben il 59% dei rispondenti si dichiara “favorevole alle coperture sanitarie integrative (Fondi Aziendali o Casse Mutue Professionali)” e, del restante 41%, solo il 23% è esplicitamente “contrario” a questo tipo di opportunità.
Sempre nella stessa ricerca, è interessante analizzare i motivi addotti a supporto di un affiancamento dell’assistenza sanitaria privata a quella pubblica. Nel campione della popolazione Italiana, tali motivi fanno riferimento innanzitutto ad un “miglioramento dell’efficienza” del sistema sanitario (9,9% delle risposte spontanee) e a una razionalizzazione dei costi (9,0%), ma non manca chi
sottolinea in modo ancora più puntuale “l’apporto dell’assistenza privata”, a colmare le lacune, le inefficienze e le distorsioni di quella pubblica (7,5%) e alla maggiore “velocità/semplificazione” (6,7%) che tale affiancamento comporterebbe.
Domanda di cure: gli effetti della mobilità interregionale
L’effetto complessivo della progressiva riduzione delle risorse, negli ultimi anni, ha acuito il fenomeno della mobilità interregionale dei pazienti, che per caratteristiche e dimensione, rappresenta una peculiarità del servizio sanitario italiano. La percentuale di mobilità sul totale dei ricoveri risulta in costante crescita, e anzi incrementa ulteriormente a partire dal 2011, proprio in corrispondenza del dispiegarsi delle azioni di contenimento della spesa sanitaria pubblica. Si osserva come le regioni che sono o sono state in piano di rientro sono anche quelle con saldi passivi di mobilità. I pazienti italiani di queste regioni, dunque, sono sempre più spinti a ricercare le cure al di fuori del proprio territorio, con evidente propensione verso quei sistemi sanitari regionali che conservano maggiori margini di efficacia e di efficienza.

Il “caso” Veneto – Durante la scuola è stato presentato l’esempio del Veneto di collaborazione pubblico-privato. “La sanità pubblica e la sanità privata non devono andare in competizione ma devono collaborare, ognuno ha dei compiti ben precisi – ha precisato Domenico Mantoan, direttore generale della Sanità della Regione Veneto -.     Il privato ospedaliero rappresenta il 18% dei posti letto in Veneto, è un privato a cui abbiamo affidato dei settori ben definiti, in particolare l’ortopedia, la chirurgia e la riabilitazione, in alcuni casi fa anche da presidio ospedaliero per una zona”.


 

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