19 aprile 1882: la morte di Darwin scatena una querelle nei giornali di Vicenza

di Carlotta Fassina*

“Un telegramma asciutto asciutto annunzia al mondo: Carlo Darwin è morto. Morto! (…) sembra che manchi qualche cosa nell’universo, che si eclissi nel mondo uno splendore grande”. Il 19 aprile 1882 moriva appunto Charles Darwin.

I quotidiani vicentini dell’epoca, il Giornale della Provincia di Vicenza e il Berico, ne diedero comunicazione ai lettori, presentando due posizioni diametralmente opposte: quella dei sostenitori delle ricerche del naturalista che rivoluzionò il modo di leggere il passato degli animali e dell’uomo e quella dei cattolici anti-evoluzionisti.

 Prima di entrare nel merito dell’accesa querelle, occorre fare una premessa dovuta partendo dal raccontare di come l’illustre naturalista e politico vicentino Paolo Lioy (1834-1911) riconoscesse in Darwin “uno dei più profondi scienziati di questo secolo, forse il maggiore di tutti”, come egli stesso scrisse a conclusione del suo articolo del 24 aprile 1882, apparso nel Giornale della Provincia di Vicenza.

 Fu però a settembre del 1868 che a Vicenza avvenne qualcosa di straordinario e in anticipo rispetto all’infuocato dibattito che attecchì a partire dal 1859, anno della pubblicazione del libro di Darwin “Sull’origine della specie”, ma che avvampò poi a partire dal 1871 a seguito della pubblicazione di “L’Origine dell’uomo e la selezione sessuale”.

 Tra il 14 e il 17 settembre del 1868 si svolse infatti il terzo Congresso dei Naturalisti italiani, organizzato dalla Società Italiana di Scienze Naturali: un evento importante che richiamò studiosi da tutto il Veneto e dal resto d’Italia, alcuni dei quali di grande fama come il criminologo Cesare Lombroso, il botanico Pier Andrea Saccardo e l’ornitologo Arrigoni Conte Oddo. Fu proprio durante tale riunione, tenutasi nel prestigioso Teatro Olimpico, che la proposta di Paolo Lioy di nominare il naturalista britannico socio corrispondente fu “approvata a pieni voti e con acclamazione”. La scelta di Vicenza non fu casuale, si voleva festeggiare la fine dell’oppressione austriaca e il ritorno della libera circolazione delle idee in un Veneto al tempo molto avanti dal punto di vista degli studi scientifici. Di questo memorabile incontro si farà certamente menzione in occasione della ricorrenza dei 150 anni, con il congresso dell’ANMS (Associazione Nazionale Musei Scientifici) che si svolgerà proprio a Vicenza, presso il Museo Naturalistico e archeologico, a fine ottobre prossimo.

 Già il 27 aprile del 1882 la replica del Berico alla commemorazione dello studioso fu durissima: ci si chiede come “una dottrina così assurda e manifestamente falsa” tenesse il campo delle Università, “tramutatesi da focolari della scienza in scuole d’ogni più turpe e grossolano errore”. L’anima dell’uomo aveva natura spirituale e non poteva avere origine diversa, non potendo l’uomo neppure essere derivato, per lenta trasformazione, da specie inferiori. Inoltre gli antenati degli uomini attuali erano “stati da Dio prodotti con immediata operazione”, come del resto avvenuto anche per i viventi inferiori all’uomo. Tutte le specie insomma “furono prodotte fin dal principio come sostanzialmente distinte le une dalle altre nell’essere in che ora le vediamo”. Quindi Darwin aveva un bel dire che la “teoria trasformista” non offendesse il sentimento cattolico e che non si opponeva ai dogmi della fede. Darwin era, sempre secondo il Berico, riflesso del pensiero materialistico.

 Nel Giornale della provincia di Vicenza del 2 maggio Lioy non solo difende Darwin dalle accuse del giornale cattolico, ma lo esalta come studioso e ne elenca le virtù di uomo semplice, acuto, attento anche al pensiero degli altri. Quello che a più riprese nel giornale laico appare però indispensabile precisare è che la teoria evoluzionistica non è in contrasto con quella cristiana e che anche lo studioso inglese fosse uomo di fede. Curioso, in questi giorni di dibattito sull’uso degli anglicismi, il fatto che il colto vicentino ricorresse a citazioni di frasi senza alcuna traduzione, in un tempo in cui l’inglese non era certo una lingua familiare.

La risposta del Berico arriva a più riprese. Il 3 maggio si cita la Gazzetta di Torino che del darwinismo scriveva: “La formica che, colle sue mandibole attaccando la zolla infima alla base del Cenisio, si pensi di rovesciare le Alpi può dare un’idea sebbene inadeguata del tentativo darwiniano.”

 Il 4 e il 6 maggio e i toni sono fortemente sarcastici. Del Giornale della Provincia di Vicenza si preannuncia persino la morte: “stando per tirare le cuoia, volle uscire con un modesto necrologio, quasi per predisporre l’animo di qualche amico a tessergli il suo, non appena avesse compiuto la propria evoluzione nel nulla!”.

E così in risposta alla precauzione di Lioy che aveva definito “disputabili” alcune teorie dello scienziato, il Berico bolla le stesse come “empie ed assurde”.

L’estate passò poi relativamente tranquilla, ma all’inizio dell’autunno del 1882 i due giornali dovettero descrivere, questa volta concordi, una prolungata emergenza: la tragica alluvione che porterà le acque dei fiumi a un livello superiore di quasi un metro a quello della piena del 1966.


carlotta fassina*Scienze Naturali

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