Il diritto dei giovani a ribellarsi

 di Robin

In questi giorni fanno discutere (dell’universo mondo) i video della violenza di alcuni studenti verso i professori. A che punto siamo arrivati! Non c’è più buona educazione! Ma questo avviene solo negli istituti frequentati dai poveri mentre nei licei sono tutti bravi! E la chiosa finale: ai nostri tempi era diverso e noi rispettavamo gli insegnanti e studiavamo davvero.

E come no? Vorrei che i miei coetanei con problemi di memoria – ho sessantotto anni, ma sono ancora lucido – ricordassero gli anni sessanta e settanta? Sia da studente che poi da insegnante di educazione fisica (mentre ancora studiavo all’università) sono stato spettatore di violenze e maleducazioni anche più gravi degli insulti visti nei video che oggi circolano.

In effetti il primo dovere dei giovani di 15-19 anni è proprio quello di ribellarsi. Quello dei genitori, degli insegnanti e degli adulti in generale, è di contrastarli in modo che imparino che le cose non si ottengono facilmente e si paga per gli errori. Dall’altra parte, adulti maturi sanno accettare la ribellione, fino quasi a incoraggiarla, ben sapendo che vi possono fare fronte nel momento in cui rischia di superare i limiti. Ma un cittadino maturo deve imparare a ribellarsi quando è necessario e a farlo nel modo più adeguato che non è certo quello dello studente ripreso.

Il problema di oggi, non sono tanto i giovani che si ribellano in modo stupido: il diritto alla stupidità degli adolescenti dovrebbe essere inserito tra i diritti umani inviolabili riconosciuti dalle Nazioni Unite. Il problema sono piuttosto gli adulti che non li contrastano per pigrizia, per incertezza e per debolezza, preferendo accontentarli e impedendo loro di formarsi. A questo si aggiunga quel ritorno al familismo in una società di famiglie disgregate in cui i genitori difendono il figlio “senza se e senza ma” al solo scopo di trovare un alibi ai propri sensi di colpa.


 

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