Festività, in Italia al lavoro 5 milioni di dipendenti. Regione Veneto: ora basta

di Giorgio Gasco*

Venticinque aprile, Primo Maggio. Nonostante le polemiche e le prese di posizione dei sindacati, in questi due giorni festivi quasi 5 milioni di italiani li trascorreranno al lavoro. Praticamente, come segnala la Cgia di Mestre, un occupato su 5 sarà tra le corsie o dietro i banconi di super-iper mercati. Oppure, sempre secondo una rilevazione dell’associazione artigiani, negli alberghi/ristoranti settore che vedrà in attività 688.300 lavoratori, che incidono sul totale degli occupati dipendenti dello stesso settore per il 68,3%. Analizzando gli altri comparti, seguono gli addetti al commercio (579.000 unità, il 29,6% del totale), della Pubblica amministrazione (329.100 dipendenti, il 25,9%), della sanità (686.300, il 23%) e dei trasporti (215.600, il 22,7%).

Secondo l’elaborazione della Cgia riferita al 2016, dei 5 milioni di “lavoratori festivi” (domenica e festività comandate), 3,4 milioni sono dipendenti e gli altri 1,3 sono autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori). Se un lavoratore dipendente su 5 è impiegato alla domenica, i lavoratori autonomi, invece, registrano una frequenza maggiore: quasi 1 su 4. “Negli ultimi 10 anni – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – gli occupati nei giorni festivi sono aumentati soprattutto tra i dipendenti e in misura più contenuta anche tra gli autonomi. Nel settore del commercio, grazie alla liberalizzazione degli orari introdotta dal Governo Monti, una risposta alla crisi è stata quella di accrescere i giorni di apertura dei negozi. Con gli outlet e i grandi centri commerciali che durante tutto l’anno faticano ormai a chiudere solo il giorno di Natale e quello di Pasqua, anche le piccolissime attività, nella stragrande maggioranza dei casi a conduzione familiare, sono state costrette a tenere aperto anche nei giorni festivi per non perdere una parte di clientela”.

Le realtà territoriali dove il lavoro “domenicale” è più diffuso sono quelle dove prevale la vocazione turistica/commerciale: Valle d’Aosta (29,5% di occupati alla domenica sul totale dipendenti presenti in regione), Sardegna (24,5%), Puglia (24%), Sicilia (23,7%) e Molise (23,6%). In coda alla classifica, invece, si posizionano l’Emilia Romagna (17,9%), Marche (17,4%) e la Lombardia (16,9%). La media nazionale si attesta al 19,8%, il Veneto è leggermente al di sotto, fermandosi al 18,6%.

“Rispetto a qualche anno fa – aggiunge il segretario della Cgia Renato Mason – anche i giovani sono più disponibili a lavorare la domenica e nei giorni festivi. Con poche possibilità di entrare stabilente nel mercato del lavoro, ogni opportunità viene accolta senza condizionamenti di sorta, anche se al Nord non sono poche le denunce sollevate da molte imprese perché faticano a trovare lavoratori disponibili a lavorare di notte e/o nei giorni di festa”.Dall’associazione artigiani di Mestre ricordano anche che tra le professioni che da sempre svolgono il lavoro domenicale chi sono medici, infermieri, farmacisti, commessi, negozianti, addetti al soccorso stradale, benzinai, bagnini, giornalisti, operatori radio-Tv, fotografi, operai su impianti a ciclo continuo, addetti ai musei/cinema/teatri/mostre e spettacoli vari, guide turistiche, tipografi, grafici, ferrovieri, tramvieri, casellanti, autisti, taxisti, piloti- assistenti e controllori di volo, poliziotti, carabinieri, finanzieri, vigilantes, vigili urbani, vigili del fuoco, atleti professionisti, baristi, pasticceri, panificatori, gastronomi, fioristi, commessi, edicolanti, cuochi, camerieri, ristoratori, albergatori, tabaccai, ambulanti, allevatori di bestiame, pescatori, marinai, portuali, colf e badanti.

Da parte sua la Regione Veneto non intende restare in posizione di attesa per quanto riguarda la modifica della disciplina statale degli orari e delle giornate di apertura degli esercizi commerciali. Dopo aver chiesto un impegno in questo senso a tutti i parlamentari veneti eletti dopo la recente tornata elettorale, l’assessore regionale allo sviluppo economico e al commercio Roberto Marcato ha annunciato che “la Giunta veneta ha deciso di prendere un’ulteriore iniziativa e ha licenziato una proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento Nazionale ai sensi dell’articolo 121 della Costituzione”. Sulla necessità di limitare le aperture festive, ha ricordato l’assessore leghista, si erano da tempo espressi favorevolmente tutti gli schieramenti politici, “ma la precedente legislatura si è conclusa senza risultati”. Molte promesse, ha aggiunto Marcato, “sono state fatte in campagna elettorale e il Veneto non vuole che le acque tornino a ristagnare, visto che anche per le festività del 25 aprile e del 1° maggio molti centri commerciali resteranno aperti”. Di qui la “chiamata” al nuovo Parlamento “che vogliamo coinvolgere con uno strumento legislativo già pronto che introduca alcune limitazioni alla liberalizzazione degli orari, attraverso la previsione di dodici giornate festive, laiche e religiose, in cui gli esercizi commerciali siano tenuti all’osservanza dell’obbligo di chiusura”. La questione centrale, per l’assessore, “è quella delle aperture senza nessun criterio di ragionevolezza, competenza di cui le Regioni sono state espropriate. La proposta normativa del Veneto muove dall’oggettiva esigenza di contrastare i negativi effetti che si sono determinati nel tempo con la liberalizzazione degli orari di vendita, sia sotto il profilo dello sviluppo economico sia sul piano etico e sociale”.


gasco*Giornalista

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