Regione Veneto, primo sì alla riforma elettorale: tetto di 3 mandati per il governatore

di Giorgio Gasco*
Se il Consiglio regionale approverà la prossima settimana, chi si candidata a presidente del Veneto potrà farlo per tre volte. Possibilità che calza a pennello all’attuale governatore Luca Zaia, salvo impegni a più alto livello (governo nazionale). Questa ipotesi è una delle novità contenute nel progetto di riforma della legge elettorale regionale varato dalla prima commissione dell’assemblea veneta con il consenso della maggioranza e il voto contrario dei partiti di opposizione, per primo il Pd, su alcuni punti del testo come le regole per l’incompatibilità.

L’attuale legge, datata 2012, prevede per partiti o coalizione tre ipotesi: 1) con meno del 40% dei consensi si incassa un premio di maggioranza pari al 55% così da ottenere 28 seggi contro i 23 dell’opposizione; 2) con una percentuale compresa tra il 40 e 50% il premio sale al 57,50% (29 consiglieri di maggioranza e 22 di opposizione); 3) se la coalizione vincente ottiene più del 50% dei voti, può vantare un premio del 60%, cioé 30 consiglieri contro i 21 delle minoranze.

Dopo discussioni e distinguo, la prima commissione dell’assemblea veneta ha dato il via libera al disegno di legge di riforma che andrà in aula per le attese modifiche e il sì definitivo con la previsione di entrare in vigore in occasione delle elezioni regionali del 2020 (sarebbe il terzo mandato per Zaia). Inizialmente erano cinque i progetti di modifica, alla fine si è fatta una sintesi. Infatti, il testo di riforma prevede: 1) un premio di maggioranza del 55% dei seggi con meno del 40% dei voti (27 seggi alla maggioranza, 22 all’opposizione cui vanno aggiunti il candidato presidente vincente e il ‘migliore dei perdenti’), 2) un premio di maggioranza del 60% al raggiungimento della predetta soglia (29 seggi alla maggioranza e 20 all’opposizione, oltre al presidente vincente e al candidato alla carica di presidente che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto presidente).

“È stato fatto un passo avanti importante, la maggioranza di centrodestra ha compreso che la governabilità non può soffocare la rappresentanza e il ruolo della minoranza. Ma il confronto proseguirà in aula dove non intendiamo rinunciare alle questioni ancora aperte e alle criticità che abbiamo sollevato”. E’ il commento del capogruppo del Partito Democratico, Stefano Fracasso che spiega: “Fissare il premio di maggioranza al 60% è in linea con la nostra proposta che lo prevedeva in un sistema con doppio turno e ballottaggio (ipotesi bocciata con i voti della maggioranza di centrodestra, ndr.) che avrebbe dato maggior forza al presidente eletto. E’ importante, inoltre, che sia stata riconosciuta alla minoranza la presidenza della commissione di controllo, in modo da rimettere in equilibrio i poteri del legislativo e dell’esecutivo”.

Quanto ai punti che i dem considerano critici, Fracasso elenca quello delle pluricandidature “per le quali – aggiunge il capogruppo – restiamo contrari in riferimento a tutte e sette le province”, e quello dell’incompatibilità tra consigliere regionale e comunale che Lega e Forza Italia intendono abolire. Questo capitolo potrebbe già entrare in vigore da subito in caso di elezioni amministrative. “Dobbiamo togliere alla legge qualsiasi elemento di personalizzazione – conclude il consigliere Pd – non può esserci alcun sospetto che questa modifica sia in realtà una norma ‘ad personam’”. Di qui l’appello al governatore Zaia affinché si arrivi a una legge elettorale che sia pienamente condivisa “come è giusto che sia quando si tratta delle regole del gioco: dobbiamo rendere un buon servizio a tutti i veneti, non a qualche veneto”.


gasco* Giornalista

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