Lavoro: 24 vittime in 5 mesi. Patto Regione Veneto sindacati e imprenditori

di Giorgio Gasco*

Un bollettino di guerra, anche se nella classifica delle morti sul posto di lavoro il Veneto è dietro ad altre regioni con maggiore densità industriale ma pur sempre al di sopra della media nazionale convocato dal governatore Luca Zaia, su prevenzione e contrasto agli incidenti nei luoghi di lavoro. Dati con chiari e scuri, che i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno messo sul tavolo istituzionale dopo i recenti fatti che hanno visto coinvolti in regione alcuni lavoratori.

“Il Veneto – ha rimarcato il presidente – non è all’anno zero in tema di salute e sicurezza sul lavoro”. Dati alla mano, gli infortuni sul lavoro sono scesi dai 70.961 dei primi anni Duemila ai 34.674 del 2016. Però, “gli ultimi gravi casi di cronaca ci impongono di non abbassare la guardia. Siamo di fronte ad un vero e proprio bollettino di guerra”. Infatti, se dal 2015 i morti sul lavoro sono stati 170, nei primi mesi di quest’anno si è già arrivati a 24 vittime, metà delle quali tra agricoltura ed edilizia. Analizzando la rilevazione nel dettaglio, con un tasso di 18,87 incidenti per mille lavoratori nell’ultimo triennio il Veneto è alle spalle di altre regioni ad alta densità aziendale come l’Emilia Romagna, l’Umbria e la Toscana; ma, come detto, supera di due punti la media nazionale. Cifre comunque preoccupanti, ancora Zaia: “La sicurezza sul lavoro è un tema di civiltà che non può lasciare nessuno indifferente: in gioco c’è il valore del lavoro e dei lavoratori. Investire in sicurezza vuol dire dare dignità alle persone che lavorano e rendere più efficiente l’intero sistema economico. Dagli ‘stati generali’ del mondo del lavoro, mi aspetto proposte utili e indicazioni per elaborare un piano di azione sistematico e coordinato, da condividere a ogni livello, tra istituzioni pubbliche e servizi, sindacati, associazioni dei datori di lavoro e di categoria, autonomie locali”.

Christian Ferrari (Cgil), Gerardo Colamarco (Uil) e Gianfranco Refosco (Cisl) hanno presentato insieme un documento con elencate alcune priorità a partire dal rafforzamento degli Spisal, con “un piano straordinario di assunzioni” e dal potenziamento del programma regionale epidemiologia occupazionale. I sindacati non hanno mancato di rivedere il meccanismo degli appalti e la conseguente frammentazione dei contratti di lavoro, nonchè la necessità di rilanciare gli investimenti delle imprese nelle nuove tecnologie e nella formazione dei lavoratori. Inoltre, i tre segretari sindacali hanno chiesto di rendere permanente il tavolo regionale, al fine di avere una regìa unica tra i diversi soggetti impegnati nella prevenzione, controllo e formazione.

Zaia ha quindi invitato tutti gli enti coinvolti in questa operazione “a valutare attentamente il documento proposto dai sindacati e a formulare emendamenti e integrazioni”, dando appuntamento tra una settimana, per mettere in campo interventi operativi, chiedendo anche di verificare se siano necessarie nuove leggi a favore della prevenzione e della sicurezza.

L’appello del presidente e le proposte sindacali hanno raccolto sin d’ora le prime condivisioni e sottolineature. Se per il presidente di Ance (costruttori ) del Veneto Giovanni Salmistrari occorre investire nella mappatura dei cantieri esistenti con misure di controllo che prevedano le “notifiche preliminari” e la vigilanza sull’applicazione del contratto dell’edilizia, per il ‘numero uno’ di Confartigianato veneto, Agostino Bonomo, serve più coordinamento tra istituzioni negli interventi di controllo. Dal canto suo, il settore agricolo, il più esposto in assoluto al rischio di incidenti mortali, con Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto, ha sollecitato un ruolo di vigilanza persuasiva degli Spisal: “Non servono sanzioni più pesanti, sono più efficaci controlli frequenti e reiterati, ad alta probabilità”. Quanto a Coldiretti, per il direttore Alberto Bertin “la tecnologia può aiutare in agricoltura, evitando, per esempio, ai conducenti di disabilitare la barra di sicurezza sui trattori che ne evita il ribaltamento”. Confindustria Veneto, rappresentata da Gabriella Chiellino, ha richiamato le ‘buone prassi’ nella formazione per settore di produzione e nella scuola anche attraverso i progetti di alternanza scuola-lavoro, e ha invitato a riattivare il Comitato regionale di coordinamento; Andrea Polelli di Cna ha raccomandato percorsi di formazione “su misura per le microimprese”. Il sindaco di Valeggio sul Mincio, Angelo Tosoni, vicepresidente dell’Anci Veneto, ha sollecitato le istituzioni pubbliche e gli enti ad una maggiore attenzione nell’affidamento degli appalti: “Il massimo ribasso non si coniuga con il rispetto della sicurezza”. Per il mondo delle cooperative, “vittime della concorrenza” (parole di Ugo Campagnaro di Confcooperative), bisogna coinvolgere anche i committenti, cioè supermercati e imprese, nella responsabilità di garantire sicurezza e salute ai lavoratori delle imprese subappaltatrici. Per la direttrice dell’Inail Veneto, Daniela Petrucci, investire nella cultura del lavoro e nella sicurezza ‘paga’: “Il costo della mancata sicurezza vale il 4% del Pil. Le imprese che investono nel migliorare le condizioni di lavoro dei loro lavoratori sono le più flessibili”.

LA SCHEDA

I dati del “Rapporto sull’andamento degli infortuni mortali del quadriennio” evidenziano che dall’inizio di quest’anno (rilevazione aggiornata al 16 maggio) si sono verificati 24 infortuni mortali

Nel quadriennio 2015-2018 il totale è stato di 170, così suddivisi: 52, 46, 49, 24.

Scendendo nel dettaglio dei dati, le vittime maschi sono sono stati 167, in grande prevalenza over 51 anni (pari al 65,3%), spesso pensionati/ultracinquantacinquenni (25,3%). Sul totale, l’81,7%, sono italiani seguiti dai romeni (11 vittime). La suddivisione per categoria, vede i lavoratori regolari a tempo indeterminato (59 su 170, pari al 59%), i coltivatori diretti (51, pari al 30%), datori di lavoro (12, pari al7%,), lavoratori autonomi (10, pari al 5,8%).

I luogo di lavoro più colpito è stato in agricoltura (65 su 170, pari al 38,2 %), quindi l’azienda a cui appartiene il lavoratore (46, pari al 27%),nei cantieri edili (25, pari 14,7%), in un’altra azienda (17, pari al 17%). I settori: agricoltura (69 infortuni mortali, pari al 45,5 %, così suddivisi per annualità: 26 nel 2015, 17 nel 2016, 18 nel 2017 e 8 nel 2018); costruzioni (34, pari al 20%: 13 nel 2015, 10 nel 2016, 6 nel 2017 e 5 nel 2018); metalmeccanica (19, pari al 11,1%: 4 nel 2015, 5 nel 2016, 8 nel 2017 e 2 nel 2018); trasporti (11, pari 6,4%); servizi(11, pari al 6,4%)

Quanto alle modalità dell’incidente mortale, lo schiacciamento o traumi provocati da colpi di materiale hanno causato 37 vittime (22%), il ribaltamento di trattore agricolo o muletto 36 (21%), la caduta dall’alto 33 (19%), lo schiacciamento con impossibilità soccorso in impianto macchina 22 (13%); lo schiacciato combinato con un colpo di automezzo 10 ( 6%).

Infine, la suddivisione in province, sempre nel quadriennio 2015-2018, vede quella di Vicenza con 30 vittime seguita da quelle di Vicenza (40), Verona (29), Treviso (26), Venezia (24), Padova (23), Belluno (15), Rovigo (13).


gasco*Giornalista

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