Camazzole, lassù dove nidificano le cicogne: mamma, papà e tre piccoli

di Carlotta Fassina*

Ci sono animali simbolo che tutti conoscono e che sembrano dover godere di un rispetto particolare, uno di essi è la cicogna. Sarà anche perché la sua grande forma bianca e nera non passa inosservata e incuriosisce, ma vederla nidificare dopo un tempo imprecisato di moltissimi anni in provincia di Padova è per molti un pura felicità.

Era dalla fine dell’inverno che una coppia si aggirava nella zona di destra Brenta pensando di mettere casa, ma quando ha cominciato a portare rami sopra un traliccio in centro a Camazzole, frazione di Carmignano di Brenta, molti si sono chiesti se non fosse uno scherzo; non lo era, quindi era necessario garantire la permanenza migliore ai nuovo vicini di casa. Così la Lipu di Padova, informata dai residenti, ha contattato subito l’Enel che gestiva la linea elettrica per verificare se fosse in sicurezza perché, purtroppo, la folgorazione degli adulti o dei giovani ai primi voli è un’importante causa di morte per questa specie. L’Enel è intervenuta praticamente subito, isolando anche  i conduttori dei supporti vicini. Occorreva poi garantire una sorveglianza al nido e per questo si sono attivati alcuni residenti e volontari, ma soprattutto i Carabinieri Forestali di Cittadella e la stessa amministrazione comunale. Fondamentale è stato cercare di evitare, attraverso l’informazione a mezzo giornali e social media, il ricorso a droni per la ripresa dall’altro, pratica per altro vietata nei luoghi abitati; pur essendo la moda del momento e una modalità d’indagine prima sconosciuta, questi strumenti hanno già dimostrato in altri contesti di far danno alle nidificazioni di alcune specie selvatiche a causa del disturbo rappresentato da un oggetto volante rumoroso che gli animali non sono in grado d’identificare come innocuo.

Ettore Arrigoni degli Oddi - Ornitologia italianaEttore Arrigoni degli Oddi

Tutta questa mobilitazione sta aiutando la coppia di cicogne ad allevare i suoi tre piccoli, ma il fiato resterà sospeso fino a quando tutta la famiglia non lascerà casa per avventurarsi nei dintorni e decidere dove andare. In realtà con questa specie non ci si puoi mai dire tranquilli perché le uccisioni per bracconaggio non sono infrequenti, specie durante la migrazione e purtroppo qua e là persino in Italia.

Le cicogne prediligono i prati stabili e gli ambienti paludosi, in cui appunto sostano durante le loro migrazioni, mangiando prevalentemente invertebrati e roditori. I prati sono elementi tradizionali del paesaggio della zona di risorgiva, presenti anche nell’Alta padovana, dove hanno una finalità produttiva legata all’allevamento delle vacche da latte. È risaputo che l’alimentazione prevalente a base di fieno piuttosto che d’insilati garantisce alle bovine una digestione migliore e quasi certamente una più alta qualità dei prodotti derivati dal latte. Per questo motivo anche una famosa marca di formaggio dell’Emilia Romagna ha imposto nel suo disciplinare, ormai da diversi anni che “nella razione giornaliera, almeno il 50% della sostanza secca dei foraggi deve essere rappresentata da fieni”. Tale, lungimante, scelta ha grandi ripercussioni anche sulla qualità ambientale perché dove i prati sono più naturali di riflesso la biodiversità migliore: dagli insetti del suolo, alle rondini, alle allodole, alle cicogne, appunto. Per questo motivo, in Veneto, dovrebbero essere previste forme di premio e incentivo per quelle aziende che cercano di vincere la spietata concorrenza dei prezzi del latte puntando sulla qualità, più che sulla quantità, e di pari passo occorrerebbe informare in consumatore che attraverso le sue scelte può contribuire a migliorare l’ambiente e a far tornare le rondini e le cicogne.

L’ornitologo monselicense Ettore Arrigoni degli Oddi (1867-1942) raccontò nella sua Ornitologia italiana, pubblicata nel 1902, di come la nidificazione delle cicogne in Veneto e in Lombardia fosse poco probabile e di come complessivamente la specie fosse rara. Già allora infatti le cicogne erano state decimate dagli abbattimenti con la sola finalità del collezionismo, finanziato, purtroppo, anche dai musei dell’epoca.

Come nidificante la specie fu poi accertata nelle zone delle risaie piemontesi nel 1959 e, a partire da una ventina d’anni dopo di allora, anche in altre zone d’Italia, grazie soprattutto a progetti di reintroduzione e alla buona volontà dei volontari delle associazioni di protezione ambientali. In Veneto i progetti di reintroduzione lungo il Sile, soprattutto nel centro Cicogne di Silea della Lipu, stanno cominciando a dare i loro frutti, ma non è detto che l’azione sia sufficiente a rendere questi meravigliosi uccelli una presenza abituale dei nostri luoghi. Molteplici sono ancora i fattori di minaccia, inclusi quelli nei quartieri di svernamento africani. Questa coppia padovana è una nuova speranza, ancora volta il simbolo di una prosperità che vorremmo, stavolta però, per generazioni e generazioni di cicognini italiani.


 carlotta fassina*Scienze Naturali

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