Friuli VG, servizi al cittadino e diritti nel programma della giunta

di Lucio Leonardelli*

Servizi e diritti al cittadino, soprattutto in ambito sanitario ma anche per quanto riguarda enti locali, infrastrutture, cultura, sport, turismo e agroalimentare, sono la base sulla quale si fondano le linee guida del piano economico e finanziario per il quinquennio 2018-23 che il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha illustrato oggi alla Giunta regionale.

In attesa del voto sulle linee programmatiche illustrate ieri, calendarizzato in Consiglio regionale per il 7 giugno, il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, in particolare, ha avviato l’iter per la redazione del piano economico-finanziario che, come illustrato nella riunione di giunta, “riteniamo fondamentale – ha sottolineato – per creare una progettualità ad ampio respiro, a tutela dei cittadini della nostra regione”.

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“Parlare di economia e impegni finanziari – ha affermato Fedriga – vuol dire trattare di servizi e diritti, in particolare modo del diritto alla salute rispetto al quale andrà fatto un grande investimento per ovviare ad una situazione attuale che è ben lontana da quel sistema sanitario eccellente, possibilmente al vertice delle classifiche nazionali, che vogliamo garantire al territorio”.

“Parliamo – ha aggiunto il governatore – anche di Comuni, e dei relativi servizi diretti da erogare ai propri cittadini, ma anche di infrastrutture, cultura, sport, agricoltura e agroalimentare.

Un  settore in cui chiedo un forte impegno di tutti per creare un percorso che garantisca ricchezza, sviluppo e posti di lavoro, abbinando nuovi itinerari turistici a quelli tradizionali . “Un grande quadro – ha concluso Fedriga – per dare una prospettiva seria e ad ampio raggio a quello che nei prossimi anni dovrà avvenire in Friuli Venezia Giulia”

Tra i principali provvedimenti assunti oggi dal governo della Regione, lo stanziamento di 4,5 milioni di euro alle imprese per attività di ricerca e sviluppo, di 6 milioni per l’ammodernamento delle strutture dei Consorzi di sviluppo economico e industriale e 950mila euro per le Pro loco.

E’ stato pure deciso il recesso da Re.a.dy, la rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, decisione assunta nel quadro di un riesame delle politiche regionali relative ai temi dell’inclusione sociale e delle pari opportunità.

“Le istituzioni scolastiche e le famiglie – ha spiegato l’assessore Alessia Rosolen (nella foto) –  hanno strumenti sufficienti per insegnare e trasmettere i valori del rispetto e della diversità. Ogni altra iniziativa sul tema rischia di essere solo un indebito indottrinamento”.

Si tratta di una posizione assunta oggi dalla Giunta, su proposta da Rosolen, nel quadro di un complessivo riesame delle politiche regionali relative ai temi dell’inclusione sociale e delle pari opportunità.

Ciò anche in considerazione del fatto che la rete Re.a.dy, fondata nel 2006 su iniziativa dei Comuni di Torino e Roma, ha approvato nel 2017 un documento dichiarato vincolante per i partner che prevede una serie di attività, anche amministrative, aventi a oggetto esclusivamente le tematiche attinenti a LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

La Giunta ritiene, invece, che le categorie da tutelare attraverso l’azione delle strutture regionali siano molteplici e che debba avviarsi una riflessione in merito al bilanciamento delle azioni a beneficio delle categorie più svantaggiate verso il conseguimento delle pari opportunità.

L’amministrazione regionale si riserva, quindi, di prendere in considerazione anche nuove e diverse istanze sociali per porre in essere un piano di intervento che assicuri la rimozione degli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

Rosolen ha ricordato, tra l’altro, che esistono già qualificati strumenti regionali per la tutela, anche legale, delle discriminazioni, tra cui il Garante regionale del diritto della persona, istituito nel 2014 presso il Consiglio regionale, organo che svolge importanti funzioni di assistenza alle vittime di atti di discriminazione e può operare nei confronti di chiunque sia destinatario di comportamenti lesivi dei diritti determinati in ragione di identità di genere o orientamento sessuale.

Nel frattempo le opposizioni hanno preso posizione rispetto sia al programma di legislatura illustrato da Fedriga che alla decisione assunta oggi in merito all’uscita dalla Rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.  Per  la consigliera del Pd Chiara Da Giau “tra le deleghe assegnate al nuovo Esecutivo regionale non solo non c’è alcun riferimento alle pari opportunità o alle politiche giovanili, ma  la Giunta Fedriga, su decisione dell’assessore Rosolen, ha deciso di uscire dal programma Ready e ciò è  davvero una brutta partenza per la tutela di intere fasce di popolazione”.

Da Giau  evidenzia appunto”la disattenzione, per lo meno nell’attribuzione delle deleghe dell’Esecutivo regionale, verso fasce di popolazione che probabilmente più di altre hanno bisogno di attenzione da parte delle istituzioni. Dopo la sottolineatura fatta dal presidente rispetto alla tutela delle famiglie naturali, non tarda a dipanarsi – continua la Da Giau – il progetto discriminante e restauratore della nuova Giunta, che vuole riportarci a oscurantismi del passato”.

La consigliera del Pd taccia come patetiche le motivazioni della scelta, le quali “richiamano alla triste abitudine delle forze populiste di destra di fare assurde classifiche nell’accesso ai diritti. Tutto ciò mentre i dati delle indagini ci dicono quanto diffuso sia il fenomeno della discriminazione e del bullismo omofobici e quanto efficace sia, per evitare tristi conseguenze, l’azione educativa della scuola e delle Amministrazioni pubbliche”.

Per  i consiglieri del MoVimento 5 Stelle Ilaria Dal Zovo, Mauro Capozzella, Cristian Sergo e Andrea Ussai invece il programma di Fedriga può essere sintetizzato in un solo modo ovvero “Le parole che non ti ho detto”.

“Se da un lato certi riferimenti sono quelli che ci aspettavamo, alcuni dei quali presenti anche nel nostro programma elettorale, dall’altro – dicono – alcuni passaggi ci lasciano perplessi per la pochezza dei contenuti e le tante dimenticanze. Nonostante la necessaria sintesi per comprimere un programma di 5 anni in una decina di pagine, diventa difficile dare un giudizio su un discorso che si ferma ai titoli e ai buoni propositi senza dare risposte ai grandi problemi della regione”.

“Il presidente si è soffermato più sul metodo che nel merito delle questioni – continuano i pentastellati – non affrontando alcune criticità su cui si dovrà mettere mano nel corso della legislatura. Nulla ad esempio è stato detto sul futuro delle nostre partecipate, ma nemmeno sui problemi che il mondo agricolo affronta per colpa dell’ente pagatore Agea, sul compito dell’Amministrazione regionale in tema di vigilanza o sui rimborsi ai soci delle cooperative, sui problemi infrastrutturali principali, come i colli di bottiglia ferroviari o i dragaggi infiniti del fiume Corno, nulla sui treni acquistati da anni e mai messi in circolazione, né sulla mobilità sostenibile o sul servizio idrico che necessita di grossi investimenti e di essere pubblico”.

“Anche sulle Uti e sulla sanità si è detto troppo poco, ma soprattutto non si è compreso cosa si vuol fare. Sul cavallo di battaglia del presidente si è capito che si contrasterà l’immigrazione clandestina, argomento trattato anche nel contratto di Governo stipulato tra Lega e M5S a Roma, ma Fedriga continua a non dire che politiche intenderà attuare per chi irregolare non è”.

“La nostra volontà – concludono i consiglieri regionali pentastellati – è quella di migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini, con un atteggiamento propositivo e costruttivo, vigilando sull’operato di questa Giunta”.


IMG-20180515-WA0026 *Giornalista

 

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