Strage di Peteano, il ricordo della Regione

di Lucio Leonardelli*

“In questo particolare momento che sta attraversando la nostra Repubblica il ricordo dell’ignobile e vile attentato di Peteano ci riporta a quelli che sono i valori fondanti del nostro Stato: libertà, giustizia e legalità; quella stessa legalità che quei tre carabinieri avevano scelto di difendere e che per questo sono stati uccisi 46 anni fa”.
Lo ha detto il vicegovernatore della Regione, Riccardo Riccardi, a margine della cerimonia che si è svolta oggi a Peteano,  nel Comune di Sagrado, in provincia di Gorizia, a ricordo dei tre carabinieri uccisi in un attentato il 31 maggio del 1972. Antonio Ferraro, Donato Poveromo e Franco Dongiovanni: questi i nomi dei militari, incisi sulla lapide, che morirono a causa dell’esplosione di un ordigno nascosto a bordo di un’auto abbandonata che erano stati chiamati a controllare.

La strage consisté nell’attirare i cinque militi in un sopralluogo avente a oggetto un’automobile sospetta che si rivelò essere un’ autobomba che esplose quando si tentò di aprire lo sportello a cui il suo innesco era collegato.

I responsabili dell’attentato furono identificati in Vincenzo Vinciguerra (reo confesso), Carlo Cicuttini e Ivano Boccaccio, aderenti al gruppo eversivo Ordine Nuovo, anche se, tuttavia, finirono sotto inchiesta anche esponenti delle forze armate e dell’ordine per tentativi di depistaggio dell’indagine tramite apertura di filoni d’inchiesta, poi rivelatisi inconsistenti, nei confronti di organizzazioni e gruppi di sinistra ed estrema sinistra

Uno dei responsabili dell’attentato, Carlo Cicuttini, riuscì a fuggire in Spagna e fu condannato all’ ergastolo in contumacia, iniziando a scontare la pena nel 1998, ma per motivi di salute fu scarcerato e morì nel 2010.

Riccardi, ricordando “questi uomini caduti nel compimento del loro dovere di difensori della sicurezza dei cittadini”, ha sottolineato il sentimento di fiducia che anima la popolazione del Friuli Venezia Giulia nei confronti delle donne e degli uomini dell’Arma. “Un presidio – ha detto Riccardi – insostituibile con le loro stazioni presenti su tutto il territorio regionale: dai paesi di montagna alle località balneari della costa, veri punti di riferimento per i cittadini”.

“La Regione, avendo in questa nuova legislatura tra i punti programmatici più importanti quello della sicurezza, è pronta – ha concluso – a collaborare sostenendo l’operato delle forze dell’ordine, alle quali, anche nel ricordo di tragedie come quella di Peteano, deve andare tutta la nostra gratitudine per il costante impegno, la professionalità e la competenza al servizio della comunità “.

Da parte sua il Generale di Corpo d’Armata e Comandante Interregionale, Aldo Visone, salutando i parenti delle vittime presenti alla cerimonia, ha sottolineato la vicinanza che la popolazione locale manifestò nei confronti dell’Arma fin da subito dopo l’attentato; “una vicinanza – ha detto – che vive ancora oggi, a testimonianza dell’apprezzamento dei cittadini per il servizio offerto dai Carabinieri.

Presenti alla cerimonia, tra gli altri, oltre al vicegovernatore Riccardi, anche l’onorevole Germano Pettarin, il sindaco di Sagrado, Marco Vittori, e i consiglieri regionali Antonio Calligaris e Diego Moretti.

Il ricordo di quella strage è stato oggetto anche di un intervento del Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, Ettore Romoli, già Sindaco di Gorizia,  che ha voluto trasmettere ancora una volta i sentimenti di vicinanza di tutto il Consiglio alle famiglie delle vittime.

“L’attentato di Peteano – ha sottolineato Romoli – si inserì in un momento storico particolarmente difficile per il nostro Paese: giunse dieci giorni dopo l’omicidio Calabresi e non va dimenticato che proprio all’inizio di quel mese si tennero in Italia elezioni anticipate in un clima di tensione e di grande contrapposizione tra le forze politiche e lo stesso Governo.

Quel periodo, passato alla storia come gli anni di piombo – così ancora Romoli – è stato il momento più difficile del secondo dopoguerra. Mai come allora i tentativi di destabilizzare le Istituzioni democratiche, anche dall’interno, furono così cruenti, intensi.

La reazione alla strategia del terrore è stata ferma, decisa – ha puntualizzato il presidente del Consiglio regionale – e ha consentito al nostro Paese di ripristinare e di rafforzare quei principi democratici che ispirarono e ispirano ancora la nostra Costituzione.

Alle vittime di Peteano, il cui destino fu segnato da quella telefonata anonima al centralino del pronto intervento della Stazione dei Carabinieri di Gorizia – ha concluso Romoli – il brigadiere Antonio Ferraro, i carabinieri Donato Poveromo e Franco Dongiovanni, assieme al tenente Angelo Tagliari e al brigadiere Giuseppe Zazzaro che rimasero feriti, vada la nostra gratitudine, il nostro rispetto.

Il ricordo di quanto accadde possa essere tramandato alle nuove generazioni come monito e insegnamento, affinché il confronto politico si sviluppi sempre nel rispetto delle regole di una corretta dialettica democratica”.


IMG-20180515-WA0026* Giornalista

Rispondi