Alta Velocità: via libera al contratto per realizzare la linea Brescia-Verona

di  Giorgio Gasco*

L’alta velocità procede, in Veneto, nonostante le perplessità del neo ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli. Il pentastellato, prima ancora di insediarsi al governo ha abbassato le sbarre alla continuazione del progetto. Per la verità il riferimento era alla linea internazionale che si sta cercando di realizzare al confine tra l’Italia e la Francia, non certo ai cantieri che faticosamente avanzano sulla tratta tra Torino e Trieste. Ma stando ai presupposti (“Il governo confermerà solamente le opere che servono agli italiani, per le altre vedremo…”) si poteva immaginare che il rifiuto all’ammodernamento e alla velocizzazione della linea padana Ovest-Est, indicata dalla Ue come fondamentale per la rete ferroviaria europea, potesse passare nella lista nera.

Invece non sarà così, per buona buona pace del grillino. E, forse, anche grazie all’alzata di scudi della Giunta regionale, guidata dal leghista Luca Zaia, pronta ad alzare la voce contro chi si azzarda a toccare la Tav.

Infatti, proprio il 6 giugno, è stato firmato il contratto per la realizzazione della tratta Brescia-Verona Ovest, tra Rete Ferroviaria Italiana (gruppo Fs) e Cepav 2 (il consorzio di cui Saipem attualmente detiene il 59%), che prevede la realizzazione del primo lotto Brescia-Verona, per un valore di un miliardo 650 milioni (il valore totale della tratta è di due miliardi 160 milioni). Da parte sua Saipem metterà sul tavolo970 milioni. Il contratto prevede la realizzazione di un tracciato ferroviario di 48 chilometri, compresi i 2,2 chilometri dell’interconnessione «Verona Merci» di collegamento con l’asse Verona-Brennero, che interessa Lombardia e Veneto e, in particolare, le province di Brescia, Mantova e Verona. Nell’ambito della linea Milano-Verona, Saipem, sempre tramite il consorzio Cepav 2, ha anche partecipato alla realizzazione del tratto di linea Treviglio-Brescia di 39 chilometri e altri 11,7 chilometri di collegamento con linee convenzionali. I lavori, come assicura l’amministratore delegato di Fs, Renato Mazzoncini, inizieranno in autunno, anche se sono ancora pendenti i ricorsi degli ambientalisti “no tav”.

Il progetto della Brescia-Verona è stato approvato nell’agosto del 2017, poi è passato al vaglio del Cipe (Comitato Interministeriale Programmazione Economica) che ha dato il via libera alla fine dello scorso anno. Il progetto della Tav in Pianura Padana ha esordito con la realizzazione della linea Torino-Milano, quindi è toccato al tratto Venezia-Padova. Per quasi un anno tutto si è bloccato tra l’uscita di Milano verso Brescia, prima di raggiungere Treviglio. Poi i lavori sono ripresi e stanno procedendo verso Brescia dove, accantonata l’ipotesi di realizzare un by-pass, si procederà, invece, alla riqualificazione della linea storica: in pratica verranno posati due binari affiancati agli esistenti (il progetto è all’esame della Commissione nazionale di Valutazione Impatto Ambientale), come previsto anche per il nodo di Vicenza (per anni si è parlato di tunnel vicino o lontano dalla città, di tracciati alternativi e altre stravaganti ipotesi).

A Est di Verona, si attende il via libera per l’apertura dei cantieri per procedere verso Vicenza: il progetto è suoi tavoli del Cipe. Ad occuparsi dei lavori sarà il consorzio Iricav 2 composto da Astaldi (37,49%), Salini Impregilo (34,10%), Ansaldo STS (17,05%), Società Italiana per Condotte d’Acqua (11,35%). Secondo i tecnici, di più semplice realizzazione il tratto tra Vicenza e Padova: per ora esiste solamente il progetto preliminare (iter ancora lungo) che prevede la posa di due binari affiancati ai quattro esistenti. Discorso a parte per la linea da Venezia a Trieste, utile a completare l’intero progetto dell’ex Corridoio 5, come originariamente è stato denominato dall’Unione Europea. Dopo anni di discussione tra governo e regione Friuli Venezia Giulia, è stato messo un punto fermo su ciò che si dovrà realizzare: non più una linea nuova, ma il potenziare, velocizzare e modernizzare tecnologicamente quella esistente.

“Con la firma del contratto, per i distretti industriali più forti d’Europa comincia il futuro. Cambia radicalmente il concetto di spostamento di merci e persone sull’asse economico più importante del Paese, con il progressivo trasferimento dalla gomma al ferro e con il collegamento con i grandi corridoi di collegamento dell’Europa. Una decisione che il Veneto attendeva da tanto, troppo tempo”. Entusiasta il commento gel governatore del Veneto. Per Zaia “si accorceranno i tempi di collegamento fra le città, ma l’arrivo dell’Alta Velocità / Alta capacità modificherà radicalmente le abitudini di spostamento delle persone e consentirà alle imprese di contare su consegne meno costose ma anche più rapide e sicure. Le linea convenzionale è ormai satura, e soltanto il quadruplicamento previsto potrà incrementare i traffici, e quindi le economie, dei territori del lombardo-veneto posti lungo l’asse orizzontale”. Ci sarà, secondo il leghista “una vera rivoluzione trasportistica da Nord-Ovest a Nord-Est, perchè la specializzazione delle linee porterà alla separazione del traffico a lunga percorrenza da quello regionale e metropolitano, con un incremento evidente e sostanzioso di puntualità e regolarità; aumenterà complessivamente la capacità dell’infrastruttura; si chiuderà finalmente il corridoio “Mediterraneo”, cambieranno radicalmente le abitudini di viaggio di milioni di italiani del Nord che si troveranno definitivamente collegati agli altri grandi assi trasportistici italiani ed europei a Sud e a Nord”. Augurio finale, “che i lavori cominciano davvero quanto prima e non subiscano intralci”.

I cinquestelle sono avvisati.

VENETO STRADE – Con la firma davanti al notaio si è conclusa l’operazione di acquisizione da parte della Regione Veneto del 41,42 % del capitale sociale di Veneto Strade, portando così la propria partecipazione al 71,42.%. A cedere la propria partecipazione societaria sono le Provincie di Belluno (il 5%, ma rimane socia con il 2,14%), Verona (7,14%), Rovigo (7,14%) e Vicenza (7,14 %). Escono dal pacchetto azionario anche A4 Holding (5%), Autostrade per l’Italia (5%) e Autovie Venete (5%) alle quali potrebbe aggiungersi anche la Società delle Autostrade Serenissima (5%). L’operazione prepara l’ingresso di Anas in Veneto Strade dell’Anas che comporterà un aumento del capitale fino a 5 miliardi 580 milioni e tende a semplificare il livello decisionale riguardante la progettazione di nuove opere e la manutenzione delle strade. Dopo 13 anni, Veneto Strade nate come primo esempio di federalismo (quello stradale) torna in parte nel “portafoglio” di Anas anche se la presenza della Regione nell’azionariato garantirà l’impiego dei fondi esclusivamente in Veneto. Lo conferma Gianluca Forcolin, vicepresidente della Giunta: “L’operazione fa finalmente chiarezza a livello societario, spostando il baricentro della governance verso la Regione Veneto e i soggetti che erogano i trasferimenti necessari al finanziamento delle spese di gestione delle strade venete non a pedaggio”.


gasco*Giornalista

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