Attività motoria e terza età: indispensabile o mito da sfatare?

di Silvia Losego*

Continuo il mio viaggio nel percorso di vita dell’anziano e mi addentro in un ambito a me congeniale: l’attività fisica.

Si sente parlare spesso della necessità per l’anziano di svolgere attività fisica e, anche nel caso delle persone istituzionalizzate, sembra che il primum movens sia l’urgenza di essere riabilitati e di fare attività motoria.

Quale società e quale soluzione?

L’invecchiamento della popolazione rappresenterà uno dei più importanti fenomeni sociali dei prossimi decenni. Tra i molteplici effetti di questo evento, uno in particolare appare carico di conseguenze: l’aumento delle aspettative di vita sarà accompagnato da un sostanziale incremento del numero di individui a rischio per malattie croniche e disabilità. Tali maggiori aspettative però non dovranno per forza tradursi in un prolungamento del numero di anni da vivere, spesso in cattive condizioni di salute, ma dovranno piuttosto prospettarsi come anni da trascorrere nel pieno dell’autonomia funzionale, liberi da disabilità e senza un peggioramento della qualità della vita.

Nel 2000 la più alta percentuale di popolazione anziana (ultrasessantenni) sul totale è stata detenuta, con un valore del 24,3%, dall’Italia, che, secondo le previsioni dell’ONU, continuerà a mantenere tale primato anche nel 2050, con un’incidenza di ultrasessantenni sulla popolazione totale del 46,2%: per allora, quindi, quasi una persona su due avrà più di 60 anni.

In un futuro non lontano, molti paesi dell’Unione Europea assisteranno al cosiddetto fenomeno dello “scambio generazionale”, caratterizzato dalla presenza di un maggior numero di anziani rispetto a quella di bambini e giovani. La trasformazione del ciclo di vita interesserà soprattutto la longevità. Ma la longevità non ha una distribuzione omogenea su tutto l’arco della vita: non allunga in modo uguale la giovinezza, la vita adulta e la vecchiaia. Allunga solo la vecchiaia.

È su questo punto che si deve riflettere. Spesso la longevità si riduce a un normale deteriorarsi di un corpo invecchiato e ad un aumento della probabilità di andare incontro ad una malattia cronica e/o una disabilità. Di fronte a questo progressivo allungamento della vita, l’incremento degli anni passati in buona salute e la riduzione degli anni di disabilità e dipendenza divengono i due obiettivi fondamentali.

Ecco quindi la necessità di spingere l’intera popolazione, ma ancor più gli anziani, verso uno stile di vita sano. Tra le cose da promuovere, la pratica di attività motoria in tutte le fasce della popolazione è ampiamente documentata e sostenuta dal mondo scientifico. Per fare un solo esempio, basti ricordare che la sedentarietà rappresenta il quarto fattore di rischio per le malattie di tipo cardiovascolare, a loro volta, frequente causa di morte.

Se, quindi, la promozione della salute ha valore per qualunque segmento della popolazione, ancor più ne acquista nel caso degli anziani. Per un anziano l’esercizio fisico può rivelarsi come uno dei migliori strumenti a disposizione per allontanare da sé lo spettro di malattie croniche e disabilitanti, per garantirsi un’autonomia funzionale e per assicurarsi la permanenza nella propria comunità di riferimento, fattori questi che costituiscono alcuni tra gli elementi fondamentali per mantenere intatta la qualità della vita.

I vantaggi che derivano da uno stile di vita attivo, non solo in termini di benessere psicofisico ma anche sociali ed economici, fanno dell’esercizio fisico uno strumento prezioso e potenzialmente alla portata di tutti. Le evidenze scientifiche che sottolineano come anche moderate quantità di esercizio fisico possano avere un effetto protettivo sulla salute, spingono ad approfittare a pieno di questo “farmaco”, dai costi e dalle controindicazioni molto limitate.

Invecchiamento fisiologico e inattività

Quali sono le azioni fisiologiche del tempo sul nostro organismo e come possono peggiorare con la sedentarietà?

Il passare degli anni provoca una riduzione della circolazione sanguigna, dovuta all’invecchiamento dei vasi (arteriosclerosi) e una alterazione della distribuzione del flusso sanguigno, specie nei distretti periferici; una riduzione dell’efficienza respiratoria, sia per un calo della forza dei muscoli respiratori, sia per una diminuita capacità degli scambi gassosi a livello polmonare; una riduzione della massa muscolare, che viene sostituita da tessuto connettivo e grasso, con una conseguente riduzione della forza e della resistenza muscolare;  osteoporosi e artrosi, con conseguente riduzione della mobilità articolare e aumento del rischio di cadute; un calo della velocità di conduzione nervosa e dell’efficienza del sistema nervoso stesso: in sostanza, l’invecchiamento si accompagna a modificazioni della morfologia e della funzionalità degli organi e degli apparati del nostro corpo. Queste modificazioni, spesso  concomitanti a patologie croniche, portano ad una progressiva riduzione dell’autonomia, alla perdita di relazioni sociali e familiari, con conseguente isolamento e depressione: quindi ad un peggioramento della qualità della vita.

La sedentarietà e la mancanza di allenamento fisico aumentano in modo  esponenziale questi problemi. Se, da un lato, il processo di invecchiamento risulta inevitabile, dall’altro è possibile attenuarne o ritardarne le manifestazioni attraverso l’adozione di corrette abitudini di vita.

Come correre ai ripari?

L’evidenza scientifica ci dimostra chiaramente i benefici dell’attività fisica nei confronti dell’invecchiamento. Ha innanzitutto un effetto protettivo nei confronti delle patologie cardiovascolari: stimola ad esempio un aumento del colesterolo “buono” (HDL), cioè quello che ci protegge da molte patologie, a discapito di quello dannoso (LDL); induce la diminuzione della pressione arteriosa; provoca un aumento della densità ossea e rallenta il processo artrosico delle articolazioni e quindi porta a un minor rischio di fratture; provoca una diminuzione del grasso corporeo e, ancor più importante, di quello viscerale, riducendo anche il rischio di diabete. Inoltre, con il migliorare delle prestazioni fisiche e con la minore difficoltà a compiere le attività della vita quotidiana, si ha un conseguente miglioramento dell’umore e dei rapporti sociali e familiari.

In poche parole: aumenta la longevità in termini di salute e autonomia e, quindi, di buona qualità della vita.

Purtroppo è ancora scarsa la conoscenza dell’attività fisica come strumento preventivo e terapeutico, rispetto soprattutto alla sopravalutato rischio associato alla pratica di attività fisica per quel che riguarda la persona anziana. D’altro canto gli affetti benefici della medicina preventiva sono meno immediati rispetto alle gratificazioni associate alla medicina curativa. Chi si reca dal medico, infatti, si aspetta che questi si concentri sul problema per il quale si è richiesto aiuto e fornisca una facile soluzione, e non è interessato a raccomandazioni di tipo preventivo o a soluzioni che coinvolgano lo stile di vita.

In conclusione, se da un lato le evidenze scientifiche hanno ormai aperto la strada verso un orizzonte che prevede l’inserimento dell’attività fisica quale strumento per garantire una longevità in termini di “maggior vita agli anni”, dall’altra la strada è appena iniziata per compiere il cambiamento culturale che preveda l’esercizio fisico quale parte integrante della nostra quotidianità, per prepararci da subito ad un futuro migliore.

(1.continua)


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