Autonomia, si riparte martedì incontro ministro Stefani-Zaia

di Giorgio Gasco*

Riprende il cammino verso l’autonomia, interrotto a febbraio per la scadenza della legislatura. E il Veneto torna alla ribalta: è la prima regione ad essere convocata dal nuovo governo Lega-Cinquestelle per continuare la trattativa che avrà come traguardo il passaggio alla Regione della potestà su materie, come previsto dalla Costituzione. L’appuntamento è per martedì prossimo al ministero degli Affari Regionali dove si troveranno la responsabile del dicastero Erika Stefani e il governatore Luca Zaia. Sarà un confronto dove si parlerà la stessa “lingua”: da una parte il ministro, di Trisssino (Vicenza) da quasi vent’anni militante della Lega; dall’altra il presidente della Regione, trevigiano, anche lui padano doc da sempre.

Veneto e Stato si erano lasciati a febbraio, quando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio di ministri con delega agli Affari regionale, Gianclaudio Bressa (Pd), e Zaia hanno firmato la pre-intesa sull’attuazione dell’articolo 116 della Costituzione. Proprio l’articolo che nell’ottobre del 2017 è stato oggetto di un referendum, in Veneto come in Lombardia, che ha visto oltre 2 milioni e mezzo di veneti dire sì ad una maggiore autonomia. La Carta, infatti stabilisce “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo… limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119…”. Con questo viatico, il governatore veneto ha lanciato la sua sfida coinvolgendo i veneti che hanno risposto con oltre il 60% di sì dando così maggiore forza all’iniziativa di Zaia. Identica strada è stata seguita dalla Lombardia. Al contrario, l’Emilia Romagna, a guida Pd, ha preferito avviare subito le trattative con lo Stato senza appellarsi prima ai cittadini.

La scelta del Veneto ha portato all’avvio delle trattative con il governo Gentiloni, arrivando, dopo alcuni incontri, alla pre-intesa siglata a febbraio prima delle elezioni politiche. Con l’intesa, il governo si è assunto formalmente l’impegno a dare vita al cosiddetto regionalismo differenziato, ed a proseguire le trattative con il nuovo governo per giungere alla sottoscrizione dell’accordo richiesto dalla norma costituzionale. “La pre-intesa – commentava allora il governatore del Veneto – è una prima firma che dà l’avvio a un altro grande negoziato che prelude alla firma finale dell’intesa su tutte e 23 le competenze (articolo 117 della Costituzione, ndr.). Intesa su cui si dovrà poi esprimere il Parlamento. Il Veneto sull’autonomia fa da apripista, innanzitutto per il bene dei veneti, ma anche per il bene di tutte le altre Regioni che riterranno di identificare nel nostro negoziato le linee guida per quelle riforme che non mi stanco di ripetere partono dal basso”.

L’accordo prevede anche l’istituzione di una Commissione Paritetica Stato-Regione per la determinazione delle modalità di attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie per l’esercizio delle nuove competenze; i criteri che dovranno essere seguiti per la determinazione delle risorse: attribuzione alla Regione di compartecipazione o riserva di aliquota al gettito di uno o più tributi erariali maturati nel territorio regionale; il definitivo superamento del criterio della spesa storica; la definizione entro un anno dei fabbisogni standard; la durata dell’intesa che verrà sottoscritta, con la previsione di un ‘tagliando’ a 10 anni dalla sottoscrizione, mediante un procedimento di verifica congiunta tra le parti, nonché al procedimento per la modifica dell’Intesa stessa; la determinazione congiunta di specifiche modalità per l’assegnazione di risorse per gli investimenti.

La firma di febbraio è stata apposta sotto l’elenco delle prime materie che Veneto e Stato hanno concordato di trasferire alla Regione: politiche del lavoro, istruzione, salute tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. “Le altre 18 materie -avvertiva Zaia – verranno a seguire”.

Ora, cambiato inquilino a Palazzo Chigi, toccherà al governo “amico” mettersi in sintonia con le regioni che hanno chiesto maggiore autonomia. Il lavoro non sarà facile, considerando che il movimento Cinquestelle non ha nelle sue priorità questo principio, caro invece alle latitudini nordestine. Il particolare che al ministero degli Affari Regionali ci sia una veneta-leghista-avvocato è un asso in più che il Veneto può giocarsi al tavolo delle trattative. Ma niente privilegi, perché Erika Stefani, ha già preso il toro per le corna e preparato la sua scaletta di lavoro dove sono in programma successivi incontri anche con i governatori di Lombardia, il leghista Attilio Fontana a cui spetterà il compito di proseguire il cammino intrapreso dal predecessore Roberto Maroni, ed Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. E non basta, il giro si estenderà ai presidenti delle altre Regione, magari partendo da quelle (Piemonte e Toscana) che, stimolate dall’apripista Veneto, hanno in animo di ottenere maggiore autonomia.


gasco*Giornalista

Rispondi