Mobilitazione per la sopravvivenza della Camera di Commercio di Pordenone

di Lucio Leonardelli*

Giorni decisivi per il destino della Camera di Commercio di Pordenone, sospeso tra l’esito delle iniziative giudiziarie e intorno al quale è sempre più intensa e frenetica l’attività delle Associazioni di Categoria che, di concerto con l’Ente, stanno predisponendo iniziative di mobilitazione poiché «l’autonomia del nostro Territorio, riconoscimento Istituzionale alla valorosa laboriosità di illuminati imprenditori – dicono – è seriamente in pericolo».

La prima, alla quale è stata invitata anche la stampa, è in programma venerdì prossimo alle 16 al Montereale Mantica. Alla riunione, urgente, sono state invitate le Istituzioni della «provincia» affinché “la voce del territorio pordenonese, precisa a margine del documento ufficiale Michelangelo Agrusti, componente la Giunta e Presidente di Unindustria Pordenone, possa portare a superare questa situazione di prepotenza legittimata che va a cancellare l’istituzione camerale pordenonese – dice – quale ulteriore passaggio nella spoliazione del territorio».

Una situazione ritenuta «anticostituzionale, la vitalità di Pordenone – è scritto nella lettera spedita agli stakeholders – va tutelata anche alla luce del mantenimento dell’equilibrio dei territori che è sempre stato la ricchezza della nostra Regione e pertanto – scrivono le Associazioni rivolgendosi a ogni singolo Amministratore o rappresentante le Istituzioni – ti chiediamo un tuo impegno per dar voce al disagio crescente per il continuo indebolimento istituzionale di questa area».

Ma l’eventuale smantellamento della Camera di Commercio, oltreché essere questione di equilibrata rappresentanza dei territori, è materia che riguarda più propriamente da vicino cittadini e imprese.

Ed è proprio a loro che è dedicata la seconda iniziativa, programmata stavolta all’ex Convento di San Francesco il 26 giugno prossimo con inizio alle 18. Di quest’appello ne saranno stampate centinaia di copie che saranno affisse nei luoghi chiave della Destra Tagliamento, a partire dagli Enti Locali.

«A quest’Ente – scrivono le Associazioni a tutta la cittadinanza provinciale, invitata a partecipare – è intestata non solo l’erogazione di servizi primari, la cui qualità è riconosciuta ai massimi livelli in Italia, ma anche quella di finanziamenti che sostengono le imprese, vivacizzano iniziative culturali (pordenonelegge.it) e promuovono flussi di merci (Interporto Centro Ingrosso di cui la Camera è azionista di maggioranza), turistici o di business da ogni parte del mondo (tramite la partecipata Fiera di Pordenone).

Ecco perché abbiamo bisogno di ogni singola voce del nostro Territorio per dire, tutti insieme, fianco a fianco, che l’autonomia di questo Ente e di tutto ciò che rappresenta – le conquiste economiche e sociali degli ultimi 50 anni – non può essere calpestata».

Si tratta di ulteriori ed ennesime prese di posizione che vanno ad aggiungersi a quelle che giù si sono tenute a sostegno della decisione già definita e ribadita in più circostanze dalla Camera di Commercio di Pordenone, nettamente contraria alla fusione con quella di Udine prevista dal decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 16 febbraio, che ha già ottenuto il via libera da parte della Corte dei conti.

“ Il nostro Ente – ha ribadito anche di recente il Presidente Giovanni Pavan  è determinato a proseguire nell’interesse della nostra comunità, dei cittadini e delle imprese e condividere un percorso fondamentale per la salvaguardia delle istituzioni e del territorio, Camera di Commercio compresa”.

La Giunta della Camera di Commercio di Pordenone aveva deciso lo scorso 2 marzo di ricorrere al Tar del Lazio contro il decreto del 18 febbraio, con il quale il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha nuovamente disposto l’accorpamento della Camera di Commercio di Pordenone a quella di Udine.

La Camera di Commercio di Pordenone aveva impugnato il precedente analogo decreto del ministro, sostenendo che l’accorpamento era stato adottato senza che vi fosse stata un’intesa preventiva con la Regione Friuli Venezia Giulia: la Corte Costituzionale, con la sentenza del 13 dicembre scorso, per la stessa ragione, aveva dichiarato l’illegittimità di quel decreto.

Nei giorni scorsi, dopo che il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata dall’ente camerale di Pordenone, decisione contro la quale è stato avanzato ricorso, sulla questoione era intervenuto anche il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga il quale, in risposta ad una richiesta del Presidente di Udindustria Pordenone Michelangelo Agrusti, aveva affermato che “la Regione chiederà allo Stato la piena attuazione dei principi enunciati nel proprio Statuto in materia di economia, con particolare riferimento all’ottenimento della competenza legislativa in tema di ordinamento delle Camere di Commercio“.

“Una decisione – ha spiegato Fedriga – che guarda oltre il principio della maggior responsabilizzazione dei territori attraverso la devoluzione di competenze e risorse, a cui rimango comunque profondamente legato, ma che affonda invece le proprie radici nei commi 6, 7, 8 e nel 9, rispettivamente degli articoli 4 e 5 del nostro Statuto.

Si tratterebbe pertanto – ha concluso il governatore – semplicemente di dare seguito a quanto già disposto per legge costituzionale: un percorso che, per essere intrapreso, non impone oneri alcuni e i cui adempimenti richiedono esclusivamente il coinvolgimento della Commissione Paritetica”.


IMG-20180515-WA0026  *Giornalista

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