I nostri amici pelosi e la rabbia: ecco perchè vaccinare

di Carlotta Fassina*

Quando una volta si diceva a qualcuno: “sei idrofobo”, s’intendeva che era collerico, “rabbioso”, perché un tempo la rabbia del cane veniva chiamata idrofobia. Oggi in Europa non ci sono casi di rabbia trasmessa dal cane, ma per continuare a garantire questa immunità servono alcune precauzioni e adempimenti da fare quando andiamo all’Estero con il nostro quattro-zampe, magari proprio ora che è arrivata l’estate, e quando sono i cani extraeuropei a entrare in Europa.

Per chiarirci le idee sul tema rabbia, abbiamo intervistato la dott.ssa Paola De Benedictis, dirigente veterinario e direttore del Centro di referenza FAO per la rabbia dell’IZSVe (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie).

Dottoressa De Benedictis, partiamo da una curiosità: il termine idrofobia è corretto per indicare la rabbia?

No, l’idrofobia è un sintomo che può essere provocato anche da altre cause. Nella rabbia non indica paura dell’acqua, come l’etimologia sembrerebbe indicare, bensì l’impossibilità a deglutire liquidi per un deficit neurologico provocato dal virus della rabbia. Il cane davanti all’acqua della ciotola, la tocca con la lingua ma non la ingoia e non si disseta. Questo sintomo non è però sempre presente, compare in circa il 40% dei casi.

Quali sono allora gli altri sintomi caratteristici?

La maggiore aggressività e la tendenza a mordere da parte dell’animale in cui la malattia è ormai conclamata e non più latente non sono una caratteristica certa. Ci sono altre alterazioni comportamentali che si ricollegano al mal funzionamento del sistema nervoso autonomo, bersagliato dal virus. Tra questi vi è sicuramente la difficoltà respiratoria, che di solito porta l’animale a morte per soffocamento, e l’alterazione della fonazione.

Ovvero?

Un cane con la rabbia non abbaia praticamente più, emette dei suoni più bassi e più simili a dei latrati perché l’alterazione nervosa agisce a livello di apparato fonatorio (epiglottide, laringe ecc.), variandone le emissioni.

Poi ci sono altri sintomi come una maggiore sensibilità ai rumori e alla luce e della pelle nei confronti di una pressione esterna, anche leggera.

La rabbia trasmessa dal cane fa ancora paura?

In Europa no, grazie alle politiche di prevenzione di cui approfittiamo per parlare dopo. Anche negli USA si è raggiunta l’indennità da pochi anni, mentre in Sud America, dove la malattia era stata quasi debellata, l’abbassamento della prevenzione avvenuto negli ultimi anni ha favorito la ricomparsa di alcuni episodi. Anche l’Australia e il Giappone ne sono immuni, il grosso problema è invece rappresentato dai Paesi del Sud-est asiatico e dell’Africa in cui la malattia è endemica e radicata.

Come funziona la prevenzione in Europa e a cosa serve?

La prevenzione consiste nell’obbligo vaccinale del cane ogni volta che debba recarsi all’estero al seguito del proprietario, secondo quanto prescritto nel Regolamento EU 576/2013 , di cui vi è un riassunto in italiano alla pagina dedicata del Ministero della Salute. La vaccinazione antirabbica viene fatta dal proprio medico veterinario, previa registrazione del cane con apposito microchip nell’anagrafe regionale della ASL di pertinenza e compilazione del passaporto di viaggio.

Con la vaccinazione un cane che fosse venuto in contatto con un animale selvatico, un altro cane o mammifero domestico infetto, o potenzialmente tale, non diverrà a sua volta vettore di rabbia nel Paese di arrivo o in quello d’origine.

Il regolamento in vigore nasce da una sorta di mediazione tra le posizioni più restrittive, attuate in passato da Stati storicamente immuni come il Regno Unito, la Norvegia e Malta, e la necessità della libera circolazione tra i Paesi membri.

Così il proprietario che deve oggi recarsi con il suo cane in Gran Bretagna, Norvegia, Svizzera o San Marino non ha più bisogno di fargli fare una quarantena preventiva, né di provvedere alla titolazione degli anticorpi a distanza di 3 mesi dalla vaccinazione.

Titolazione di anticorpi? Di che si tratta?

È la verifica che il cane, gatto o furetto (anche questi ultimi vanno vaccinati nei viaggi all’estero) abbiano sviluppato un sufficiente numero di anticorpi per essere protetti dalla rabbia, nel caso in cui dovessero venire in contatto con il virus. Capita infatti che un numero compreso tra l’1 e il 10% degli animali vaccinati non risponda sufficientemente alla vaccinazione e che la copertura non sia completa. La titolazione quindi aiuta a verificare il raggiungimento dell’immunità, ma ha valore solamente se viene rispettato il calendario vaccinale dell’animale viaggiante e se il prelievo del sangue per la titolazione viene fatto almeno 30 giorni dopo la vaccinazione.

L’esame è rimasto obbligatorio solo nei viaggi extra UE, ma le disposizioni preventive possono variare da Stato a Stato. In Australia, per esempio, è comunque obbligatoria una quarantena all’arrivo. Anche per arrivare in Europa da un Paese extra UE a rabbia endemica, l’Europa stessa impone la quarantena di tre mesi in quel Paese, prima della partenza.

La titolazione è fatta da laboratori specializzati la cui autorizzazione viene rinnovata di anno in anno. Per l’Italia ci sono attualmente gli Istituti Zooprofilattici di Padova, Roma e Teramo, ma nulla escludere di inviare il campione di sangue in uno degli altri laboratori autorizzati esistenti.

Il proprio veterinario effettua il prelievo. Il pagamento del bollettino per l’analisi va fatto preventivamente in modo da poter inserire la ricevuta relativa nel contenitore con il campione in partenza.

Ci sono altre cose da sapere sulla vaccinazione antirabbica?

In generale, se si decide di portare un cane, gatto o furetto all’estero è bene informarsi per tempo. Il vaccino non può essere fatto a un cucciolo di meno di 12 settimane, perché occorre attendere che il suo sistema immunitario sia formato, quindi, se proprio si deve portare il piccolo con sé, occorre fare particolarmente attenzione a quanto stabilisce la Commissione europea per gli animali giovani . La rabbia è una zoonosi trasmissibile all’uomo e dall’esito mortale, per questo motivo la regolamentazione in materia è severa. Un cane che arrivi in un Paese senza che siano state rispettate le procedure richieste potrebbe essere anche soppresso, occorre quindi prestare molta attenzione.

Quanto dura la vaccinazione?

La copertura decorre dal 21°giorno dalla prima vaccinazione e dura il tempo che ogni casa farmaceutica indica per il suo vaccino. Il periodo è di solito compreso tra 1 e 3 anni, ma può essere anche maggiore. La vaccinazione successiva però deve essere eseguita prima della scadenza della copertura di quella precedente.

Ultima domanda, dott.ssa De Benedictis: il vaccino è sicuro?

Negli ultimi 50 anni la farmacopea ha fatto grandi progressi e i livelli di controllo sono fortemente aumentati. Il vaccino è somministrato nella forma spenta, inattivata e per questo risulta sicuro.


carlotta-fassina*Scienze Naturali

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