FVG, Zanin (FI) nuovo presidente del Consiglio

di Lucio Leonardelli*

Piero Mauro Zanin, già sindaco per due legislature di Talmassons e già consigliere provinciale a Udine, uno dei più tenaci oppositori in quali di sindaco della riforma degli enti locali attuata dalla precedente maggioranza di centrosinistra,  eletto consigliere con quasi 2 mila preferenze, è il nuovo presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

La sua elezione fa seguito alla scomparsa avvenuta lo scorso 14 giugno di Ettore Romoli la cui nomina era avvenuta all’inizio dell’attuale legislatura dopo le elezioni del 29 aprile, peraltro con una condivisione sostanzialmente unanime di tutte le forze politiche.

Zanin, che fino ad oggi era capogruppo di Forza Italia, è stato eletto alla seconda votazione con 29 voti su 29 schede valide e 20 astenuti, dopo che nella prima votazione aveva ottenuto 20 voti, mentre 4 avevano votato per Mauro Di Bert, esponente di Progetto Fvg.

Ora Forza Italia dovrà procedere alla nomina del nuovo capogruppo, ruolo per il quale si fanno i nomi dell’udinese Franco Mattiussi, già vicepresidente del gruppo, o del goriziano Giuseppe Nicoli, che potrebbe rappresentare quindi l’area isontina, prima rappresentata dallo stesso Romoli.

OPPOSIZIONE SCETTICA Una elezione, quella di Zanin, che non ha riscosso grande entusiasmo nell’opposizione. Infatti, dopo il primo voto, il capogruppo del Pd,Sergio Bolzonello, aveva chiesto e ottenuto una breve sospensione della seduta per un incontro di minoranza. Tra le due votazioni, avendo la maggioranza rifiutato la richiesta di un incontro dei capigruppo per cercare una convergenza su una candidatura di garanzia, consiglieri di tutti i gruppi di opposizione hanno preso la parola per annunciare la non partecipazione alla votazione.

“Per quello che è successo – ha detto Zanin subito dopo l’elezione con riferimento alle due votazioni – non è per me un momento felice. Spero con il mio lavoro di poter recuperare un rapporto di fiducia con quanti ho già collaborato in passato e lavorerò in questi cinque anni”.

Nel ringraziare poi l’assemblea, il neo presidente ha dichiarato: “Eserciterò il mio mandato attenendomi alle disposizioni che regolano l’attività del Consiglio, garantendo funzionalità ai nostri lavori, nel rispetto reciproco tra maggioranza e opposizione, per dare piena dignità all’azione dell’Assemblea legislativa che deve essere improntata, guidata da un’etica della responsabilità, a quel forte senso delle Istituzioni che tutti noi dobbiamo rappresentare”.

‘La speranza nei cieli – ha continuato l’esponente di Forza Italia – non è nemica della fedeltà alla terra: è speranza anche per la terra. Nel richiamare questi impegni, non posso non ricordare il presidente Ettore Romoli, esempio per noi tutti di rettitudine, indipendenza, apertura al dialogo e al confronto. Uomo di grande impegno con cui ha sempre assolto ai suoi compiti, dedicandosi al bene comune, ascoltando le esigenze dei cittadini e traducendo coerentemente la propria attività secondo le loro aspettative”, ha detto ancora Zanin.

LA LINEA DEL PRESIDENTE Zanin ha quindi illustrato le linee che caratterizzeranno la sua presidenza.

“L’Assemblea legislativa, nelle sue diverse articolazioni, dovrà concentrarsi nel riordino e semplificazione di un corpus normativo che necessita di snellimento e chiarificazione, attraverso l’approvazione di testi unici settoriali e, per quanto possibile, di un processo di delegificazione. “

“L’Assemblea e l’Esecutivo – ha proseguito – devono operare per dare una nuova visione al Friuli Venezia Giulia: costruire, 54 anni dopo l’istituzione della Regione autonoma, una prospettiva nuova nel quadro di un regionalismo rafforzato che va mutando, che riconosca la nostra naturale vocazione di ponte verso i Balcani e di crocevia per l’Europa centro – orientale. La funzione legislativa del Consiglio regionale viene valorizzata anche esercitando un ruolo decisivo nell’ambito della Conferenza dei Parlamenti regionali, nel rafforzamento dei rapporti con le Assemblee legislative di Stati e regioni contermini e con il Comitato delle Regioni, la più recente delle importanti istituzioni Europee.”

E ancora: “La difesa della nostra specialità non si contrappone alle rivendicazioni di autonomia differenziata che avanzano altre Regioni sulla base di strumenti pattizi con lo Stato. Le trasformazioni economiche e sociali che la globalizzazione dei mercati ha provocato da diversi anni devono semmai indurci alle sfide e al confronto aperto.”

“L’Autonomia del Friuli Venezia Giulia non rappresenta un privilegio ma ha costituito nei fatti l’esercizio di una grande responsabilità come è avvenuto nel 1976 con il Presidente Antonio Comelli, per la straordinaria opera di ricostruzione delle zone terremotate, con la scelta di coinvolgere direttamente i Sindaci e i Comuni nel processo di rinascita e di avvio di un nuovo modello di sviluppo della Regione. Un’intuizione che venne rafforzata negli anni successivi dal Presidente Adriano Biasutti attraverso un percorso di decentramento amministrativo e gestionale, applicando nel 1988 il moderno principio di sussidiarietà e assegnando al sistema delle Autonomie locali funzioni che potevano essere svolte in modo adeguato da Comuni e Province. Va ricordata anche la politica di collaborazione portata avanti dai Presidenti Comelli e Biasutti, nei limiti dello statuto di autonomia, con i Paesi dell’area centro – orientale europea e dell’allora Jugoslavia, attraverso la Comunità di lavoro di Alpe Adria,”.

“Questa esperienza, che si tradusse nell’approvazione della legge sulle ‘aree di confine’, ci consente oggi di fare una riflessione anche sulla necessità di ripensare alla prospettiva europea partendo dal basso, dai popoli e dalle regioni, perché diversamente l’Europa Unita che abbiamo conosciuto negli ultimi anni risulterà un’Europa delle burocrazie, contrastata dagli interessi divergenti degli Stati e lontana dalla gente, come è risultato dall’incapacità di fronteggiare i fenomeni migratori, affrontati in solitudine dai Paesi del Mediterraneo. La crisi che l’Europa sta attraversando è la crisi della sua democrazia, è l’incapacità di ascoltare i suoi popoli, è il sacrifico della libertà sull’altare della regola economica. E’ dalla collaborazione dal basso tra Regioni e comunità locali, come ci ha insegnato la comunità di lavoro Alpe Adria, che potrà risorgere una nuova Europa”.

“Se è vero che dobbiamo cercare di contribuire alla costruzione di un nuovo regionalismo e di un nuovo europeismo è altrettanto necessario che restituiamo ruolo e prospettiva ai Comuni che rappresentano la cinghia di trasmissione tra Regione e Comunità locali. Queste soffrono ancora i paralizzanti vincoli del patto di stabilità che impediscono spesso di erogare migliori servizi e di realizzare, pur in presenza delle risorse necessarie, opere essenziali per i Comuni. La rivisitazione della legge regionale che ha portato alla costituzione delle Unioni Territoriali deve indurci a pensare a una diversa articolazione territoriale che individui dimensione e funzioni di Aree vaste condivise, oltre che da Consiglio e Giunta, anche dai territori di cui si compone la Regione. Un compito che possiamo affrontare coinvolgendo il CAL e l’ANCI per elaborare proposte che consentano di varare provvedimenti che diano maggior spazio a sussidiarietà orizzontale e verticale, evitando di costruire un nuovo centralismo regionale”.

“Nel rapporto con il Governo sarà necessario riprendere il negoziato per introdurre norme che rafforzino lo Statuto di autonomia con il trasferimento di nuove funzioni e la ridefinizione dei rapporti finanziari e di compartecipazione al gettito erariale, che la recente intesa con lo Stato ha indebolito, in considerazione delle funzioni attribuite al Friuli Venezia Giulia e dei prelievi legati all’abbattimento del debito e agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica. A questo proposito sarà determinante il ruolo del Commissione paritetica Stato/Regione per il confronto sulle regole fondamentali del rapporto pattizio per il trasferimento di nuove funzioni e per la rinegoziazione dei rapporti finanziari”.

“Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dalla crisi finanziaria internazionale che ha riversato il peso della recessione su imprese, famiglie, lavoratori, giovani che hanno dovuto sopportare sacrifici e disoccupazione, contrazione di reddito e cambio di stili di vita. E’ vero che la globalizzazione può offrire opportunità e conoscenza, ma porta con sé il rischio di nuove marginalizzazioni che non possono essere sottovalutate o ignorate. A partire dal rallentamento dell’economia reale, dalla mancanza di lavoro che penalizza in modo devastante soprattutto le generazioni più esposte. Dobbiamo riservare un’attenzione particolare agli anziani, ai disabili, ai cittadini in condizione di disagio sociale e purtroppo anche di povertà alimentare”.

“Non possiamo più chiudere gli occhi davanti alla dura realtà che nella nostra Regione non si fanno più figli, che siamo entrati in un lungo inverno demografico che prima degli inevitabili scompensi economici ci toglie la speranza di futuro. Sarà sul sostegno reale e concreto alla famiglia che si giocheranno tutte le politiche di sviluppo e prospettiva della nostra Regione. La nostra Regione oggi più di ieri è chiamata a dare risposte vere con azioni e risultati che devono avere al centro, oltre che la famiglia, le imprese, la produzione, gli imprenditori, le professioni e il ceto medio che sono schiacciati dal peso di una crisi che sembra non avere fine, pur emergendo segnali di una debole inversione di tendenza.”

“Ritengo che la nostra sede Istituzionale debba essere il più possibile aperta e trasparente perché questo palazzo, dove opera la massima rappresentanza elettiva del Friuli Venezia Giulia, deve essere la casa di tutti i cittadini.  Mi adopererò perché l’attività della Conferenza dei Capigruppo favorisca il confronto tra maggioranza ed opposizione e assicuri ai lavori d’Aula e delle Commissioni, con l’impegno dei Consiglieri, trasparenza e produttività; la Comunità regionale se l’aspetta.”

“L’augurio che faccio a tutti noi  – ha concluso il neopresidente – lo prendo in prestito da Eliot che disse Noi che non fummo sconfitti solo perché continuammo a tentare“.

“Esprimo soddisfazione per la nomina di Piero Mauro Zanin alla guida dell’Aula, una scelta arrivata in seconda votazione con ampia maggioranza”. Così ha dichiarato il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Mauro Bordin. “Zanin, persona equilibrata e capace, con un’importante esperienza politica amministrativa, saprà certamente guidare con grande professionalità il Consiglio regionale.

Nell’intervento, Zanin lascia intendere che sarà di garanzia per gli interessi dell’intero Consiglio regionale e che consegnerà all’Aula il ruolo istituzionale che merita. Al presidente del Consiglio Zanin – ha concluso il capogruppo della Lega – vanno le mie congratulazioni e quelle dell’intero Gruppo della Lega con i migliori auguri di buon lavoro”.

CRITICHE DAL PD Duro invece il commento all’elezione di Zanin fa parte di Sergio Bolzonello, capogruppo del Pd. “ Iniziare il proprio discorso di insediamento con un grazie al presidente della Regione è il peggiore degli inizi. Zanin ha minato il rapporto di autonomia del Consiglio rispetto alla Giunta; non si può pensare di essere presidente di tutti esordendo in questo modo.

“Quello a cui abbiamo assistito oggi è un problema che riguarda le istituzioni: tutti i gruppi di minoranza, non solo il Pd, si sono astenuti dal voto proprio perché è mancato il confronto. Tutti i consiglieri dem hanno preso la parola in Aula, motivando ciascuno la propria non partecipazione alla votazione.

“Questa elezione non ci ha soddisfatto in alcun modo – ha spiegato ancora Bolzonello – innanzitutto perché il nome di Zanin non era circolato nei giorni scorsi in maniera formale com’era successo per il compianto e rimpianto presidente Romoli, che avevamo votato con la sicurezza che sarebbe stato un uomo sopra le parti. Oggi invece, in Aula, parte della maggioranza non sapeva quale fosse il nome.

“Altro dato negativo riguarda l’assoluta chiusura alla nostra richiesta di sospensione, con conseguente convocazione dei capigruppo, per dare un nostro contributo all’individuazione di un presidente, visto che la maggioranza si era lacerata in maniera totale. Ci hanno negato anche questo, per votarsi infine un presidente di assoluta parte, che non rappresenta l’intero Consiglio.

“Infine – ha concluso Bolzonello -, prendiamo atto dello scollamento tra la maggioranza e la Giunta. Nella prima votazione è stato evidente che l’intesa di potere tra il presidente Fedriga e l’assessore Riccardi non ha avuto il supporto, in termini di voti, da parte dei consiglieri di maggioranza. Difatti non c’era più la maggioranza, con 20 voti a sostegno di Zanin sul totale di 29”.

L’AUSPICIO DI FEDRIGA Questo invece il commento del governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, alle parole di Piero Mauro Zanin.

“I passaggi su Europa, immigrazione, lavoro, povertà sembrano assolutamente condivisibili. Ovviamente da presidente del Consiglio non è entrato nel merito delle scelte da fare ma ha parlato dei grandi temi da affrontare, su cui del resto la Giunta in questi mesi si è già molto impegnata. Pensiamo ad esempio alla questione dell’immigrazione ma anche a quello dei rapporti con lo Stato, con cui già è stato aperto un tavolo permanente, con il quale stiamo già trattando competenze e risorse necessarie per ridare dignità al Friuli Venezia Giulia”.
Rispetto alla disponibilità ad essere il presidente di tutti e, dunque, alla leale collaborazione con tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio, di maggioranza e di opposizione, Fedriga ha ribadito di essere “sempre disponibile al confronto perché penso faccia crescere “.


IMG-20180515-WA0026*Giornalista

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