Consumo del suolo: +12,5% in Veneto Corazzari: già imposto lo stop al cemento

di Giorgio Gasco*

Il consumo di suolo in Italia è aumentato anche nel 2017. La superficie naturale si è ridotta di ulteriori 52 chilometri quadrati l’anno scorso: ogni due ore viene costruita un’intera piazza Navona, ogni secondo vengono coperti con cemento o asfalto due metri quadrati di territorio. Il consumo di suolo è in aumento nelle regioni in ripresa economica, come in Veneto (seconda regione dopo la Lombardia), e invade aree protette e a rischio idrogeologico, soprattutto lungo le coste e i corsi d’acqua.

Il costo stimato supera i due miliardi di euro all’anno, per la perdita di capacità di stoccaggio di carbonio, di produzione agricola e legnosa e di servizi ecosistemici. Sono questi i dati del Rapporto Ispra-Snpa presentati alla Camera.

Quasi un quarto (il 24,61%) del nuovo consumo di suolo netto tra il 2016 e il 2017 avviene all’interno di aree soggette a vincoli paesaggistici. Di questo, il 64% si deve alla presenza di cantieri e ad altre aree in terra battuta destinate, in gran parte, alla realizzazione di nuove infrastrutture, fabbricati – non necessariamente abusivi – o altre coperture permanenti nel corso dei prossimi anni. I nuovi edifici rappresentano il 13,2% del territorio vincolato perso nell’ultimo anno.
Pronta la replica da parte della Regione Veneto con l’assessore al territorio Cristiano Corazzari: “Il Veneto ha già detto stop alla cementificazione e all’urbanizzazione incontrollata imponendo con la legge 14 dello scorso anno un freno al consumo di suolo, a vantaggio del riuso e della riqualificazione dell’edificato esistente. Ma una legge è come una freccia scagliata da un arco: indica un obiettivo e una traiettoria, ma deve compiere il proprio percorso prima di centrare il bersaglio. Le stime tecniche sugli effetti della nuova legge regionale prospettano un rallentamento della velocità di consumo del suolo (rapporto ettari/anni) pari allo 0,17%”. Corazzari ammette che il Veneto ha avuto un modello di crescita molecolare e diffuso, che ha dilatato l’abitare sottraendo superficie ai campi e al verde. E ricorda come, dal 1970 al 2010, “la crescita dell’urbanizzazione ha sottratto alla superficie agricola utilizzabile un’area grande come l’intera provincia di Rovigo. Ma è anche vero che nella classe amministrativa e nella coscienza collettiva si è affermata con convinzione l’esigenza di una svolta, che ha portato la Regione Veneto a dotarsi lo scorso anno di una legge urbanistica innovativa, che codifica l’obiettivo del ‘consumo zero’ di suolo, da raggiungere entro il 2050, in linea con gli obiettivi comunitari”. Ovviamente, ricorda l’assessore leghista, “spetta ora ai Comuni, ai quali la Regione ha indicato con apposito provvedimento la quantità massima di consumo di suolo ammesso, approvare le varianti di adeguamento dello strumento urbanistico generale, rendendo così operativa la ‘frenata’ imposta alle nuove edificazioni. Secondo le nostre stime, le amministrazioni locali dovrebbero recuperare ben oltre il 40 per cento del territorio edificabile, pari a oltre 21 mila ettari”. Comunque, conclude Corazzari, il Veneto “da regione iper-edificata  è ora tra le prime regioni in Italia ad essersi dotata di una legge innovativa in termini di pianificazione territoriale che inverte definitivamente la tendenza storica.  Questa legge non vuole bloccare il settore dell’edilizia ma in Veneto questo settore deve ora volgere la propria attività non tanto al “nuovo”, quanto al recupero e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente con particolare attenzione alla rigenerazione urbana, all’eliminazione o riduzione delle barriere architettoniche e cura del paesaggio”.

Non la pensa allo stesso modo Piero Ruzzante, consigliere regionale di Liberi e Uguali, commentando i dati dell’Ispra: “Un altro record negativo per il Veneto di Zaia: il Veneto è la prima regione per aumento di consumo di suolo con ben 1.134 ettari consumati (circa 2 mila campi da calcio), quasi il doppio dell’aumento della Lombardia (603 ettari) e circa un quinto dell’aumento complessivo a livello nazionale (5.400 ettari)”. E insiste: “Il Veneto è la seconda regione per consumo di suolo, il 12,35% del territorio regionale è cementificato. È il risultato di vent’anni di governo leghista e di un modello di sviluppo predatorio, non sostenibile e devastante nei confronti del territorio e del paesaggio – penso ad esempio ai problemi legati al rischio idrogeologico. È anche un modello sviluppo costoso, se si considera che secondo l’Ispra i danni provocati direttamente dal consumo di suolo sono quantificabili in poco meno di 4 miliardi di euro a livello nazionale”.


gasco*Giornalista

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