Il costituzionalista Luca Antonini al Csm. Zaia: ha il cuore veneto

di Giorgio Gasco*

E’ un federalista convinto. Gianfranco Miglio, vero ideologo della Lega, è inarrivabile, ma lui ne ha raccolto l’eredità di pensiero, aggiornandolo all’oggi. Un lungo cammino di studi, di ricerca al fine di trovare il modo per applicare nel nostro Paese l’autonomia gestionale dei territori e soprattutto costruire il puzzle istituzionale per riconoscere alle periferie dello Stato mano libera nella gestione fiscale.

Questo bagaglio di studi, ha portato Luca Antonini al Consiglio Superiore della Magistratura, come componente laico. A eleggerlo, con 658 voti, è stato il Parlamento in seduta comune, al quale spettava il compito di scegliere i rappresentanti non togati per il massimo organismo di autogoverno della magistratura, presieduto dal Capo dello Stato.

Docente di Diritto Costituzionale e di Diritto Costituzionale Fiscale all’università di Padova, Luca Antonini, nato a Gallarate 55 anni fa, veneto di adozione, è considerato il “padre del federalismo fiscale”, quello in salsa italiana che non è mai stato seriamente “radiografato”. Lui, ha provato a farlo in un libro edito da Marsilio “Federalismo all’italiana”, appunto, dove in duecento pagine narra, così si legge nella quarta di copertina, “la verità mai raccontata sulla riforma federalista dalle origini a oggi: strumentalizzazioni e trame che impediscono di porre fine a sprechi e privilegi. Come e perché è necessario rimettere mano alla “grande incompiuta” per risanare il Paese”.

I punti fermi di questa teorica, il costituzionalista li ha offerti a Luca Zaia. Tra Antonini e il governatore del Veneto, è scoccata la scintilla prima che il leghista iniziasse, nel 2010, la sua avventura alla guida della Regione. Un binomio rinsaldato con la nomina del docente a presidente della commissione tecnica nazionale per l’attuazione del federalismo fiscale. In cinque anni, i due hanno pianificato la strategia, fatta propria dalla Lega, in tema di autonomia e federalismo, continuando nel solco che è la ragione sociale del Carroccio fin dalla sua nascita. Nel 2015, con Zaia rieletto governatore, la “madre di tutte le battaglie”, come l’ha definita il presidente del Veneto, si è fatta più incalzante. Il culmine si è raggiunto con la “spallata” del referendum consultivo voluto dal leghista, poi avallato da 2 milioni e mezzo di “sì” di altrettanti elettori veneti. Durante la campagna referendaria, Antonini ha risposto a cento domanda sull’autonomia rivolte al governatore dai cittadini veneti: tutto messo nero su bianco in un “tascabile” distribuito gratuitamente.

Un grimaldello istituzionale (il referendum) per nulla eversivo, usato nell’ambito di quanto previsto dalla Costituzione e che ha costretto il governo, prima quello di centrosinistra di Gentiloni, e poi l’attuale a guida Lega-Cinquestelle, a sedersi al tavolo e trattare per arrivare ad una maggiore autonomia il Veneto sulle 23 materie indicate dalla Carta. Il modello veneto ha fatto scuola, tanto che, oltre a Lombardia ed Emilia Romagna che già hanno avviato la trattativa con Roma, anche Toscana, Marche, Umbria, Puglia e Liguria stanno per seguire identico cammino.

Il dialogo con il governo continua ed è affidato alle delegazioni trattanti di regione (c’é anche Antonini) e del governo. Stando alle aspettative di Zaia, potrebbe portare a cose concrete entro la fine del 2018. Da Venezia sono arrivate migliaia di pagine sul tavolo del governo nazionale, nelle quali la richiesta di maggiore autonomia viene declinata in testi di legge con tanto di suggerimenti sull’iter che il Parlamento può (deve) seguire per giungere in breve tempo ad un voto finale. Una mano ia sostegno del progetto del Veneto, arriva sicuramente dal nuovo ministro agli Affari Regionali: Erika Stefani, non a caso veneta doc (è vicentina) e leghista doc, che ha promesso di impegnarsi con anima e corpo affinché il Veneto, e le regioni che lo vorranno, possano ottenere più autonomia.

Però, rimane ancora irrisolta la questione delle risorse. Il governo, infatti, potrebbe non avere difficoltà nell’attribuire al Veneto le competenze sulle 23 materie indicate dalla Costituzione. Più di qualche perplessità, invece, potrebbe averle nel concedere i fondi con i quali la Regione dovrebbe far funzionare le politiche attuative di quelle competenze. Con lo sguardo rivolto al confine Nord-Ovest, cioè verso il Trentino Alto Adige, l’aspirazione del governatore regionale è quella che anche il Veneto possa usufruire di quanto i confinanti già hanno a disposizione: i 9/10 delle tasse pagate restano in casa. Antonini ci sta lavorando da tempo (di qui la definizione di “padre del federalismo fiscale”) ma il cammino, pur in presenza di un governo nazionale amico, risulta molto impervio.

“L’ingresso alla Corte Costituzionale del professor Luca Antonini è, per me e per tutto il Veneto, motivo di grande orgoglio”, parole di Luca Zaia, che definisce il costituzionalista “un prestigioso docente di una grande università veneta come Padova, trevigiano di adozione, veneto nel cuore”. Il governatore si dice certo “che nell’altissimo ruolo al quale il Parlamento lo ha designato confermerà quelle doti di equilibrio, saggezza, imparzialità di giudizio, cultura giuridica che da sempre contraddistinguono il suo operato”. Nel telegramma inviato a Antonini, il leghista ritiene che l’incarico ricevuto dal docente è “il coronamento della carriera di un esegeta del diritto, di un tecnico raffinato del nostro ordinamento statale, di uno scienziato della nostra Carta, ora atteso da sfide importanti e battaglie giuridiche destinate a incidere – come sempre quando la Consulta sentenzia – sugli assetti dello Stato”. Ovviamente soddisfatto anche Rosario Rizzuto, rettore dell’ateneo di Padova: “È motivo di grande orgoglio per la nostra università, e in particolare per la Scuola di giurisprudenza, l’elezione di un collega nel maggiore organo di garanzia costituzionale del nostro Paese, la prima dai tempi del professor Livio Paladin, indimenticato maestro della nostra scuola giuridica, che della Consulta fu anche presidente”.


gasco*Giornalista

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