Caporetto, “indagine” a 100 anni dalla disfatta

di Daniela Baldo*

C’è una questione ancora aperta a cento anni dall’accaduto: Caporetto fu indubbiamente  una disfatta e una catastrofe per l’esercito italiano, ma di chi fu la colpa? Cadorna, Capello e Badoglio i principali indiziati.

Ma è sufficiente dare un nome al colpevole o il problema è un altro? Ad esempio, capire perché l’esercito italiano, impegnato da due anni e mezzo nel conflitto, si rivela in quella circostanza tanto fragile e impreparato. Questa la domanda a cui Alessandro Barbero, uno dei più importanti storici italiani, conosciuto anche tra il pubblico di non addetti ai lavori per le sue partecipazioni a trasmissioni di divulgazione, cerca di rispondere con questo libro. Perché questo è il nodo principale da sciogliere e Barbero lo fa con gli strumenti che conosce meglio, quelli di una ricerca storica accurata, basata su una ricostruzione degli avvenimenti precisa e inoppugnabile in quanto fondata su un numero impressionante di fonti, in questo caso anche tedesche, come pochi altri storici della prima guerra mondiale hanno fatto.

Siamo nel 1917, a tre anni dall’inizio della guerra, e l’offensiva tedesca e austriaca viene preparata in circa due mesi, un tempo sufficiente perché gli italiani ne siano al corrente. E infatti i comandi dell’esercito sanno, ma fanno fatica a crederci. Per svariati motivi e perché fino ad allora l’Italia aveva sempre attaccato e l’Austria aveva sempre perso. Il primo ad essere convinto che gli austriaci non attaccheranno è proprio Cadorna. Ma da anni si sa che lungo il confine con l’Austria Caporetto è il punto più debole.

Il 23 ottobre 1917  i vertici militari italiani vengono informati del fatto che i tedeschi, alleati degli austriaci, avrebbero attaccato la notte successiva, verso le due. Eppure, le brigate Vicenza e Salerno subiscono una disfatta sotto gli occhi sorpresi di Cadorna. Insomma, secondo Barbero Caporetto fu soprattutto una disfatta organizzativa; l’esercito italiano non poteva competere con quello tedesco perché troppo arcaico e soprattutto perché formato da soldati abituati soltanto ad obbedire e non abituati a prendere iniziative. In quell’occasione le comunicazioni saltarono e le truppe sulla linea del fronte e in trincea non furono più in contatto con i comandi militari. Drammatica anche la situazione dell’artiglieria guidata da Badoglio; un corpo ben addestrato, ma nettamente inferiore alla perizia tecnica dei nemici. L’isolamento dei comandi e l’assenza di ordini che non arrivavano nelle trincee e sul fronte furono quindi all’origine del disastro contribuendo a paralizzare la volontà di combattere. I comandi inoltre non sapevano in tempo reale cosa stesse succedendo e per questo motivo non potevano prendere le decisioni più adeguate.

Questo e molto altro viene raccontato in modo appassionato e avvincente da Barbero, tanto da far dimenticare  la quantità di pagine attraverso cui il lettore viene a conoscenza di ciò che avvenne prima, durante e dopo la battaglia tragicamente più famosa della storia italiana del Novecento. Le pagine dedicate alla cosiddetta “rotta” sono le più dure e raccontano il capitolo più ingiustificabile della vicenda. La 3° armata comincia a ritirarsi, l’arrivo del generale Graziani e delle sue fucilazioni renderà il clima sempre più disperato, l’esercito in gran parte si sfascia e la convinzione di molti è che sia vicina la fine della guerra. La storia, come spesso accade, andrà diversamente e l’Italia, pur contando perdite pesantissime, troverà la forza di rialzare la testa e riscattare la “figuraccia” di Caporetto.

Un voluminoso libro di storia che però si legge come il più avvincente dei romanzi quello di Barbero, un’analisi puntuale e precisa degli avvenimenti che apre finestre nuove nel processo di ricostruzione di uno dei fatti più tragici della nostra storia recente.

Alessandro Barbero – Caporetto – Laterza Cultura storica – Euro 24


dani*Docente

 

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