Tajani rilancia Forza Italia Tanti no al governo “Salvini lasci Cinquestelle”

di Giorgio Gasco*

“Il Nordest è la parte del Paese che dà molto agli altri”. Chiosa: “Tutti dovrebbero imparare da questa area a fare impresa, soprattutto dal Veneto”. Antonio Tajani evoca la mitica “locomotiva” del Paese per avvalorare la posizione di Forza Italia, cioè di evidente contrasto alla politica che lo storico alleato, la Lega, sta attuando in coabitazione con Cinquestelle. E nessuna piaggeria da parte del presidente del Parlamento Europeo, da poche settimane investito dal grande capo Silvio Berlusconi del ruolo di vicepresidente degli azzurri. Nessuna piaggeria, perché Forza Italia ha dato avvio una nuova strategia politico-organizzativa per riportare a più miti consiglii l’amico (?) Matteo Salvini considerato dal mondo azzurro, completamente appiattito sull’altra componente del governo giallo-verde (meglio giallo-blu, visto che il Carroccio ora ha questo colore predominante nei suoi vessilli).

Tajani sta mettendo in pratica quanto stabilito a tavolino con il Cavaliere. L’occasione è arrivata con il decreto Dignità (“decreto imbroglio” preferisce definirlo il deputato veneziano Renato Brunetta, responsabile economico del partito), con il ripensamento imposto al Carroccio dal pentastellato Luigi Di Maio sull’alta velocità italo-francese, sul gasdotto transadriatico, sulla nomina del presidente della Rai. La nuova strategia politica, che ha l’obiettivo di staccare “dall’innaturale alleanza” in cui si è infilato Salvini, sembra avere il Veneto come snodo nazionale. Lo ha confermato Tajani, ieri a Mestre, una delle tappe di un tour nazionale, durante una conferenza stampa e poi in un incontro con i vertici di Confindustria del Veneto. Al suo fianco, il coordinatore-commissario del partito veneto Adriano Paroli, l’eurodeputata Elisabetta Gardini e Brunetta; in sala deputati, consiglieri regionali e comunali.

E’ proprio dal Veneto, ricorda il vicepresidente azzurro, che si è sollevato “il grido di dolore” contro il decreto Dignità ora in aula, e la cui approvazione è data per giovedì 2 agosto. Oltre 600 imprenditori e i rappresentanti di altre categorie economiche-commerciali hanno fatto sentire la loro contrarietà al provvedimento fortemente voluto da Cinquestelle. Cosa farà Forza Italia in caso il governo decida di porre il voto di fiducia? “Voteremo contro, l’Italia non si può permettere di perdere 80 mila posti di lavoro, forse anche 130mila adottando questo decreto” risponde perentorio Tajani. Gli fa eco Brunetta che aggiunge molto sale sulla coda: “Non potremo fare diversamente con questo decreto imbroglio, pressapochista e vetero comunista”. Purtroppo, aggiunge il deputato economista, “quel decreto è solamente la punta di un iceberg: sotto il pelo dell’acqua c’è l’altra follia della Tav che non interessa solamente il Piemonte, ma tutto il Paese per la sua crescita strutturale nel rispetto dell’ambiente, come è previsto dal progetto, per ridurre drasticamente il trasporto su gomma; c’è il caos oscurantista e regressivo sulla vicenda del gasdotto Tap; per Alitalia che, nonostante la contrarietà dei mercati, si vorrebbe ri-nazionalizzare scaricando il costo sulla collettività; per l’Ilva di Taranto con il rischio di distruggere l’industria dell’acciaio strategica per un Paese manifatturiero, secondo nella classifica Ue della produzione; per la presidenza della Rai, il cui candidato, Marcello Foa “è stato indicato autonomamente senza coinvolgimento delle opposizioni, noi non lo voteremo”.

Brunetta sintetizza in tre parole: “Dirigismo di Di Maio”. Un altro esempio, onorevole? “Vogliono imporre la chiusura degli esercizi commerciali nelle festività. Bene, ma si ricordino che si sta parlando di 200-300 mila lavoratori che rischierebbero enormi difficoltà… ognuno deve essere lasciato libero di decidere quando tenere aperto o chiuso”. Tajani affonda il colpo, dando ragione al governatore-alleato Luca Zaia che si è schierato con gli imprenditori veneti appoggiandone la contrarietà al decreto Dignità, e ricordando, non a caso, che Veneto e Lombardia, guidate dal centrodestra, hanno fatto un referendum, con il pieno sostegno attivo di Forza Italia, per avere maggiore autonomia. E cosa fa “questa folle maggioranza?”. Già, cosa fa? “Si inventa un decreto vestito con una camicia dirigista che vale per tutto il Paese. E l’autonomia che fine ha fatto? Non si vedono passi avanti, anzi solo azioni regressive. Stanno distruggendo le credenziali dell’Italia”.

Facendo due conti, la posizione di Forza Italia è quella di rigettare qualunque azione fin qui annunciata dalla maggiorana giallo-blu. Mette le mani avanti Tajani: Ciò non significa che ci sarà un effetto domino per le alleanze su cui si basano i governi di Liguria. Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche”. Anzi, al contrario, “noi siamo coerenti – sillaba il vicepresidente azzurro – e manteniamo fede al patto ci centrodestra”. Però, Forza Italia non rinuncerà mai a sottolineare cosa la separa, profondamente, da Cinquestelle. E confida “che la Lega lasci quanto presto questo governo dove non c’è accordo su nulla”. Per replicare a chi, e sono in molti anche dentro il partito, lancia accuse al riguardo dell’appiattimento sulla politica di Salvini, Tajani annuncia anche un nuovo corso politico per il partito. Ripetendo la fedeltà al centrodestra, “dobbiamo, però, allargare i nostri confini: tra noi e Cinquestelle (la nuova sinistra) c’è un vasto territorio in cui riposizionarsi”. Annotazione polemica di Brunetta: “Prima delle elezioni Salvini voleva andare dal notaio per certificare il patto di oveno, temendo che noi l’avremo disatteso al momento di formare il nuovo governo. Poi ci ha ripensato. A questo punto (il deputato azzurro sorride, ndr) sarebbe stato meglio andare dal notaio…”. Chi vuole intendere, intenda.

Il pensiero del vicepresidente di Forza Italia va a tutto il mondo civico e dell’associazionismo, al quale offrire una sorta di federazione con Forza Italia sulla scia di quando fatto con l’Udc (presente all’appuntamento Antonio De Poli, presidente nazionale del partito centrista). Una federazione, dove ciascuno resta autonomo ma concorre agli ideali fondativi del centrodestra europeo. Questa componente, unita al coinvolgimento del mondo produttivo disilluso per quanto sta facendo il governo, potrebbe essere la nuova creatura politica, l’Altra Italia, annunciata da Berlusconi? Tajani taglia corto, rigettando l’ipotesti di un nuovo partito, quanto piuttosto il progetto di mettere tutti insieme per mettere alla prova il rilancio di Forza Italia già con le elezioni europee del prossimo anno.

Ultima novità l’annuncio del ritorno alle stagioni congressuali. Appuntamenti per decenni cancellati dal vocabolario azzurro. “Tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo – annuncia Tajani – faremo i congressi comunali e provinciali con l’elezione dei rispettivi coordinatori”. Si torna al coinvolgimento della base e degli amministratori, commentano soddisfatti alcuni forzisti in sala. A quando i congressi regionali? In Veneto è richiesto a gran voce. Passa un forzista doc: credo non si farà, la scelta del coordinatore regionale è compito esclusivo del grande capo. Berlusconi, si intende. Vedremo se sarà così.


gasco*Giornalista

Rispondi