In 3 anni 1500 registrazioni con la Meg. L’Irccs è l’unica struttura ad usare la Magnetoencefalografia per la riabilitazione

Tempo di bilanci per il San Camillo. A metà 2018 sono infatti 450 le persone che
hanno usufruito degli esami svolti dalla Meg (magnetoencefalografia) dalla sua attivazione, nell’aprile 2015. E ognuna delle persone ha effettuato mediamente tre registrazioni, per un totale di oltre 1500. Un dato particolarmente significativo poiché in Italia l’Irccs San Camillo è l’unica struttura ad utilizzare l’apparecchiatura per scopi clinici neuroriabilitativi.

E non solo, dato che la Meg è presente solo in altre due strutture su tutto il territorio italiano per quanto riguarda la clinica. Altre due apparecchiature di questo tipo sono invece utilizzate esclusivamente per scopi di ricerca scientifica. Quello della Meg è un valore aggiunto e quasi esclusivo sul territorio italiano, che conferisce
ancor più lustro all’istituto veneziano. Non a caso, avvalersi della sofisticata apparecchiatura e riuscire ad erogare un numero così elevato di prestazioni è un fattore di cui tutto l’Irccs è orgoglioso, come afferma il direttore generale Francesco Pietrobon: «Poter contare su apparecchiature così all’avanguardia,
come questa ed altre, fa del San Camillo un centro specializzato in grado di offrire un servizio unico nel panorama italiano e assai raro a livello europeo».
A spiegare nel dettaglio il funzionamento della Meg è il direttore di dipartimento Francesco Piccione, che opera assieme allo staff quasi tutto under40 (Giorgio Arcara, Giovanni Pellegrino, Luca Weis, Pierpaolo Busan, Emanuela Formaggio, Marianna Cavinato, Silvia di Tomasso, Ilaria Mancuso, Elisabetta Tonini). «La Meg ci permette di vedere il funzionamento del cervello, quali aree si attivano durante i processi motori e cognitivi, cosa succede nel cervello quando si effettuano azioni come un calcolo o leggere una parola. Inoltre, ci consente di osservare la funzionalità cerebrale in diretta monitorando l’attività elettrica neuronale». L’esame, che non è invasivo, si affronta ponendo la testa in un “casco” al cui interno sono posizionati quasi trecento sensori e, data la complessità dell’utilizzo,
lo staff del San Camillo ha avuto l’opportunità di sviluppare le proprie competenze in Canada, dove le potenzialità della Meg sono sfruttate appieno.
L’apparecchio, spiega Piccione, consente di: «Esser utilizzato per la cura dell’epilessia grazie all’individuazione del focolaio epilettico, permettendo al chirurgo di asportare la zona interessata e risolvere i casi della malattia che non rispondono correttamente alle cure mediche. Ma anche la neurochirurgia, dato che la macchina consente di mappare correttamente le aree del cervello distinguendo quelle sane dalle malate, evitando di interferire con aree eloquenti (responsabili di attività cruciali
come il movimento o il linguaggio)».
L’Irccs San Camillo opera in queste applicazioni in collaborazione con la neurochirurgia di Padova e Milano, ma è l’unica struttura in Italia ad avvalersi delle funzionalità applicabili alla neuroriabilitazione.
«Con la Meg possiamo sapere se un paziente con ictus, quindi con area danneggiata,
abbia zone residue ancora funzionali e riattivabili. Se lo sono, allora diventano la base su cui partire con un lavoro dedicato per il recupero. Avere uno strumento che mappa l’attività cerebrale e individua le zone da usare è come aver trovato l’acqua su Marte, sappiamo che c’è qualcosa che possiamo fare», ha proseguito Piccione.
Un impatto notevole anche per la ricerca scientifica, come spiega sempre il medico: «Grazie alla Meg si è superato il concetto topografico di cervello e ora si può ragionare per circuiti e aree collegate tra loro in una rete. Ad esempio, nel caso di uno stato vegetativo, non si sa se i pazienti abbiano circuiti funzionanti o no, ma con questo apparecchio si capisce se ci siano margini di recupero. È una macchina bellissima che ci permetterà, oltre agli interessi immediati della prognosi e le attuali metodiche,
anche di capire meglio come funzionino il cervello e le connessioni cerebrali».
L’Irccs San Camillo L’istituto di ricovero e cura a carattere scientifico San Camillo è un ospedale di eccellenza dove le cure sono ad alta specialità e la ricerca clinica e traslazionale si effettuano nel campo biomedico. In Veneto, gli Irccs sono soltanto tre. L’ospedale è specializzato nel campo della neuroriabilitazione motoria, della comunicazione e del comportamento. Si curano patologie come Ictus, Parkinson, lesioni
midollari, malattie rare e demenze. Il personale di assistenza è composto da 200 persone oltre ai ricercatori. Per quanto riguarda i posti letto, ce ne sono 100 adibiti al ricovero ordinario e 15 per i “fuori regione” che soddisfano circa 650 ricoveri all’anno. All’anno si erogano circa 20mila prestazioni ambulatoriali in convenzione e 7500 non in convenzione. L’ospedale si compone di servizi come neurologia, fisiatria, cardiologia, ortopedia, urologia, fisioterapia, neurofisiopatologia, neuropsicologia, diagnostica per immagini e doppler vascolare. Attualmente esistono cinque linee di ricerca
focalizzate sull’aspetto riabilitativo e innovativo, si utilizzano infatti strumenti come la realtà virtuale, la telemedicina e la Brain-Computer-Interface. Tra le variabili che rendono il San Camillo un’eccellenza a livello nazionale ci sono la Magnetoencefalografia (MEG), utilizzata per scopi medici solo nella struttura lidense e all’Irccs Besta di Milano in tutta Italia, il Gait Trainer & Analysis, la riabilitazione effettuata attraverso un sistema di realtà virtuale e la Risonanza Magnetica 3.0 T.
L’Irccs si propone anche di favorire lo sviluppo dei pazienti attraverso riabilitazione equestre, attività di vela, attività sportiva paralimpica e la disponibilità di una spiaggia privata, oltre che di un giardino pensato appositamente per i degenti.


 

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