Il reportage, i ghiacciai visti dall’alto. Per i giganti il 2018 sarà un altro anno di crisi

di Franco Secchieri*

Con un sorvolo del 16 Agosto ho iniziato la stagione dei controlli e dei rilievi sui ghiacciai di cui mi occupo, in particolare di quelli della regione dolomitica. Si è trattato di un primo appuntamento effettuato in anticipo rispetto alle consuete date degli anni precedenti, anche perché il mutevole quanto imprevedibile andamento delle condizioni meteo-climatiche ed ambientali che possono favorire od ostacolare le osservazioni, costringe a prendere delle precauzioni sulla tempistica. Le condizioni di visibilità per questo tipo di azioni sono state finora alquanto difficili e problematiche. Infatti anche questo primo volo su parte dell’area dolomitica è stato ostacolato dalla presenza di cumuli che a volte hanno completamente chiuso la visuale su determinati versanti. Comunque anche se le condizioni di osservabilità non erano tra le migliori, si è potuto formulare una prima stima sulle condizioni del glacialismo dolomitico.

Ritengo opportuno ricordare come l’osservazione aerea con l’effettuazione di foto di prossimità o stereo prospettiche sia utile anche per poter tenere sotto controllo un’area vasta in tempi molto ristretti, rispetto ai sopralluoghi terrestri o ricorrendo anche al sempre più diffuso utilizzo dei droni.

Purtroppo quanto osservato ha subito cancellato le pur flebili speranze per una annata favorevole; una speranza che era nata dopo un inverno abbastanza nevoso, se pure non certamente in maniera eccezionale.

Perché l’importanza di una analisi globale del fenomeno glaciale della regione dolomitica? Personalmente ho sempre sostenuto l’importanza di una valutazione circa le condizioni delle masse gelate delle Dolomiti, e non solo per la fama di queste montagne dovuta alla ineguagliabile bellezza delle cime, ma anche perché si tratta di un’area geograficamente, climaticamente e orograficamente ben delineata tanto da potersi considerare un vero e proprio laboratorio climatico – ambientale. A causa delle ridotte dimensioni delle masse gelate e della loro piccola estensione, il glacialismo dolomitico non può comunque essere considerato un elemento paesaggistico determinante, ma è pur sempre un aspetto peculiare che caratterizza molti dei gruppi montuosi (si pensi ad esempio alla Marmolada). **

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L’osservazione del comportamento delle masse glaciali fornisce delle importanti indicazioni sui cambiamenti climatici, non solo attuali, ma anche del passato. Infatti questi luoghi sono caratterizzati anche da morfologie (specie di tipo morenico) che costituiscono indubbie e chiare testimonianze dell’evoluzione climatica, anche storica e recente. Non c’è dubbio come non serva sottolineare l’importanza di osservare e seguire gli effetti dei cambiamenti climatici anche in questi luoghi, solo all’apparenza lontani ma che in realtà portano ad impatti non indifferenti anche nel nostro vivere quotidiano: si pensi ad esempio al problema dalle portate dei fiumi e della disponibilità della risorsa idrica.

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Vediamo, in sostanza, quali sono i parametri che forniscono una prima, immediata indicazione, se pure di massima, su quello che si può definire un bilancio di massa glaciale per un’area montuosa. Il primo riguarda la quantità di neve, caduta nella passata stagione invernale, che rimane sulla superficie del ghiacciaio. Infatti è proprio dal semplice confronto tra la quantità di neve che cade in inverno e quella che rimane alla fine dell’estate che si ricava il bilancio glaciologico. Quando, per un lungo periodo di anni, gli accumuli sono positivi, i ghiacciai (e i glacionevati) aumentano. Al contrario i bilanci negativi testimoniano della perdita crescente della massa gelata e questo è quello che si sta verificando vistosamente in questi ultimi anni, con i ghiacciai che si stanno inesorabilmente riducendosi, e non solo sulle Dolomiti.

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Tornando a quello che ho potuto osservare durante la prima ricognizione aerea di questi giorni, l’impressione è stata, come dicevo, veramente scoraggiante. Sui grandi ghiacciai, dalla Marmolada all’Antelao al Sorapis, la neve vecchia che ancora rimaneva era veramente poca, specie considerando che siamo in pieno Agosto, cioè nel mezzo della stagione di ablazione. Le aree ricoperte dalla neve invernale costituiscono quello che si definisce bacino di accumulo o collettore che, per un ghiacciaio in ottima salute dovrebbe essere pari almeno al 60 % dell’intera superficie. Per tutti i ghiacciai osservati, invece, la sua estensione era già ridotta a meno della metà; per i ghiacciai e glacionevati più piccoli, addirittura in qualche caso non vi era più traccia di neve o nevato.

A meno di cambiamenti del quadro meteo climatico stagionale, magari con nevicate estive fuori stagione (evento non impossibile), direi che ci stiamo avviando ad una situazione veramente difficile per i nostri ghiacciai, con tutte le conseguenze ambientali del caso, comprese le riserve di acqua dolce nei bacini montani.

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Una parola definitiva comunque la si potrà dire solo a fine Settembre se, come ci si augura, per quel periodo potrà finire questa rapida agonia dei ghiacciai, con la deposizione del primo manto nevoso per l’annata 2018/2019.

Didascalie :

Foto apertura:  il ghiacciaio della Marmolada. Evidente la frammentazione in atto dell’intera massa del ghiacciaio e la limitata estensione del manto nevoso residuo. Scomparsa quasi completamente la calotta gelata di Punta Penìa (a destra).

foto 1: Gruppo del Monte Cristallo, versante Nord, con il Ghiacciaio del Cristallo e quello del Popena. Del primo (Cristallo) rimane solo una placca di ghiaccio con ancora tracce di neve residua al contorno superiore. Il ghiacciaio del Popena è ormai estinto e si è trasformato in un rock glacier.

Foto 2 : Il Gruppo del Sorapis con il grande circo centrale dove ormai i due ghiacciai (Orientale e Centrale) sono praticamente scomparsi, col ghiaccio residuo ormai nascosto dal detrito morenico. Rimangono solo alcune placche di neve residua invernale ai piedi delle pareti. Al centro il caratteristico laghetto del Sorapis.

Foto 3 : Seppure nascosto dai cumuli, si intravede il Ghiacciaio principale della Marmolada con la traccia della parte superiore della pista da sci su cui rimane ancora il nevato, consolidatosi grazie alla gestione della pista stessa.

Foto 4: In basso a destra i piccoli glacionevati ai piedi della parete settentrionale del Gran Vernel, alimentati grazie alle valanghe. Proprio per questo queste piccole masse gelate hanno subito poche variazioni rispetto agli anni precedenti.

Foto 5 : il piccolo ma agile aereo dell’Aereo club di Belluno, utilizzato per i sorvoli.

(Tutte le foto sono di Franco Secchieri)

**E’ opportuno ricordare che è stato realizzato – per conto della Regione Veneto – il Catasto aggiornato dei siti glaciogeni delle Dolomiti, nel quale sono stati individuati e censiti ben 85 soggetti, luoghi ove sono (ma per qualcuno bisogna già dire erano) presenti masse gelate, di diverse dimensioni e forma.


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