FVG. Immigrazione, no alla riduzione dei corsi e dei percorsi di integrazione

di Lucio Leonardelli*

Ridurre i fondi ai percorsi di integrazione significa correre il rischio di avere i migranti in giro per la città senza nulla da fare. E’ il pensiero espresso dai prefetti di Trieste, Annapola Porzio, Gorizia, Massimo Marchesiello, Pordenone, Maria Rosaria Maiorino, e Udine, Angelo Ciuni, durante le audizioni della VI Commissione del Consiglio Fvg per approvare le modifiche al programma annuale immigrazione 2018 proposte dalla Giunta regionale.

La decisione di tagliare i fondi per i corsi, in particolare quelli di italiano, “porta all’emarginazione dove accadono le forme di captazione da parte della criminalità” ha detto la prefetta Porzio, le cui parole sono state condivise dagli altri prefetti.

“Il documento che ci è stato sottoposto – dice Porzio – è pieno di scelte politiche, non saremo certo noi che possiamo influire su queste scelte, possiamo però dare spunti di riflessione”. Porzio, ha inoltre segnalato che, “completato l’iter di richiesta asilo, se non vi è stato percorso di alfabetizzazione sono comunque a carico della società e servizi sociali”.

“Le forme di integrazione – ha detto a sua volta il Prefetto di Gorizia Massimo Marchesiello – attraverso attività di volontariato hanno contribuito a ridurre il clima di diffidenza ed ostilità nei confronti dei migranti”  ricordando che “attualmente nell’isontino ci sono 600 persone con la conversione del Cara da Cie a Cpr vi sarà una riduzione”.

Il Prefetto di Udine, Angelo Ciuni, ha invece segnalato che “lasciare le persone senza aiuti manderebbe in depressione anche chi vive nel suo territorio”. I corsi hanno anche la funzione di “comprendere la loro voglia o meno di restare sul territorio. A Udine c’è un impegno ad esempio con Confartigianato che sta dando riscontri importanti. Servono nuovi progetti per arricchire il territorio creando anche professionalità che potrebbero essere utili”, ha concluso Ciuni.

“Il sistema di accoglienza diffusa a Pordenone – ha poi spiegato il Prefetto Maria Rosaria Maiorino – funziona nei comuni che hanno deciso di aderirvi. Gli eventi vanno gestiti visto che i migranti rimarranno sul territorio da uno a due anni”.

Secondo Maiorino, occorre evitare che i migranti “girino e vaghino per le vie dei paesi e delle città”, suggerendo che potrebbero essere impiegati nei “lavori socialmente utili che sono apprezzati anche dalla società, dimostrando così ai residenti che queste persone si danno da fare per provvedere al loro sostentamento. Il taglio dei fondi porterebbe alla soppressione di progetti che hanno risvolti positivi sul territorio” perché impiegano laureati e ricercatori.

Durante i lavori della Commissione l’assessore regionale con delega alla Sicurezza, Pierpaolo Roberti è  intervenuto sottolineando però che “nella delibera non c’è nessuna soppressione di corsi, anzi c’è il potenziamento dell’azione relativamente a quelli di lingua italiana che vengono implementati e prevedono un allargamento su temi di legalità”
Per Roberti, tuttavia, “rimane il problema della frequenza non obbligatoria che andrebbe inserita. Nel documento presentato da questa Giunta, e al vaglio della commissione, vengono tagliati i micro ed i macro progetti locali, utilizzati ad esempio per far lo sfalcio dell’erba. Nel corso dell’audizione non abbiamo avuto nessun riscontro sulla reale utilità di queste iniziative”.

“Mi sento poi in imbarazzo – ha aggiunto Roberti – a dover sentire nell’aula del Consiglio regionale che il contribuente e l’ente pubblico, attraverso la Regione, debbano spendere dei soldi per trovare una occupazione a persone che non sanno cosa fare e rischiano di andare a spacciare. Questi soggetti non devono avere un contributo, ma devono essere rimandati nel loro paese se rischiano di diventare spacciatori”.

“Quando eravamo noi a dire che la direzione del governo sulla gestione dei migranti non era quella giusta, ovviamente sbagliavamo. Peccato che ora, di fatto, lo dicano anche i prefetti. A questo punto o nessuno capisce nulla e ha ragione solo la Giunta Fedriga, oppure c’è qualcosa che non va. Ed è qui che finisce la propaganda e inizia la responsabilità di gestire una questione che non si risolve né con parole eclatanti, né con gli spot”.
Così ha invece dichiarato la consigliera regionale del Pd Chiara Da Giau commentando le odierne audizioni dei prefetti che, a suo avviso, “ hanno messo tragicamente in luce la profonda distanza tra la propaganda dell’assessore Roberti e della Giunta Fedriga e la realtà, la consistente differenza tra chi agisce avendo come unico obiettivo il proprio consenso finalizzato al potere e chi opera con dedizione e competenza per dare vera soluzione ai problemi del territorio e della comunità”.
“A partire dagli interventi dei quattro prefetti – ha continuato l’esponente Pd – per proseguire con le testimonianze di chi conosce davvero la realtà degli stranieri, richiedenti asilo ma non solo, è apparso chiaro che l’azione della Giunta sul piano immigrazione risponde a un approccio ideologico che Roberti ha confermato con il grave tentativo di sconfessare anche gli stessi prefetti, sostenendo che “hanno espresso opinioni e non hanno portato dati””.


IMG-20180515-WA0026-1*Giornalista

 

Rispondi