Salvini ospite di Zaia: avanti con la Pedemontana il modello veneto funziona

di Giorgio Gasco*

Venezia blindata. Una maggiore concentrazione delle forze dell’ordine così da isolare Campo San Rocco, sul quale si affaccia la Scuola Grande “casa” del Tintoretto (“qui abbiamo la nostra Cappella Sistina” dice orgoglioso il governatore rivolto all’ospite che guarda il soffitto e le pareti). Si accede al campo solamente con il pass. Nell’ampio salone di ingresso del palazzo, un picchetto d’onore dei carabinieri con tanto di strumenti musicali. Gli invitati arrivano alla spicciolata: sottosegretari, parlamentari, consiglieri regionali (tutti di fede leghista), sindaci, rappresentanti sindacali, stellette in uniforme da cerimonia. Non si vede nessuno di Cinquestelle: lo avevano promesso. Alla fine, tocca a loro passare in rassegna il picchetto: Matteo Salvini, l’ospite, segretario della Lega, vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’Interno, e Luca Zaia, il padrone di casa, leghista e governatore del Veneto. Un cambio di sede all’ultima ora, causa il corposo elenco di invitati (300 almeno): da Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale del Veneto, al riparo sotto le volte del cinquecentesco palazzo.

PEDEMONTANA – La pianificata visita di Salvini a Venezia, è arrivata in un periodo politico molto caldo per i rapporti nel governo tra Lega e Cinquestelle. Un “matrimonio” sempre in bilico, nonostante le rassicurazioni reciproche, diventato burrascoso in occasione della tragedia di Genova che ha aperto la discussione sulle concessioni autostradali: da una parte il vicepremier pentastellato, Luigi Di Maio, che vorrebbe agire con l’accetta contro Autostrade per l’Italia (gruppo Benetton) procedendo alla statalizzazione “tout court” della viabilità a pagamento, e Matteo Salvini più pragmatico che propone come soluzione un bilanciamento tra pubblico e privato, dove il primo stringe i controlli sul secondo.

Il vicepremier lo ha ribadito durante la sua visita in Laguna, organizzata per firmare, in qualità di ministro dell’Interno, con il governatore, il nuovo “protocollo di legalità” per i lavori della Pedemontana veneta. Un’occasione che va oltre l’aspetto formale, assumendo valenza politica. Di Maio e Toninelli dicono no a tutto, dalla Tav, al Tap, alla Pedemontana, alle grandi navi in Laguna. Salvini ricorda che “noi siano stati eletti per reimpostare le politiche della crescita, non per fermare il Paese”. Dunque, bene la lotta alla intromissione della criminalità negli appalti, bene la semplificazione delle procedure per le opere pubbliche, bene la revisione del codice degli appalti “nato per semplificare la vita al cittadino, mentre si sta dimostrando un peso”. E sulla statalizzazione del sistema autostradale, o meglio sui rapporti tra Stato e concessionari, “ne stiamo parlando all’interno del governo”. Lui, Salvini la soluzione ce l’ha. Il presupposto è: il privato sa fare meglio; lo Stato deve meglio controllare. Un esempio esiste già, annota il ministro: basta esportare in tutta Italia l’equilibrato, l’efficiente e l’efficace modello veneto del Passante di Mestre. Chi ha orecchie ontenda.

Spiega il governatore Zaia: “Regione e Anas sono soci paritari nella Concessioni Autostradali Venete (Cav), che incassa i proventi dei pedaggi con l’obbligo di investirli a favore del territorio”. Un uovo di Colombo che funziona in Veneto e non si capisce perché non possa essere altrettanto nel resto d’Italia. Magari con una correzione che richiama proprio il modello Pedemontana, dimostrando, parole di Salvini, come è possibile ottenere “una competizione sana tra pubblico e privato, l’unica carta vincente”. Zaia: “La Pedemontana è la più grande opera pubblica in Italia: 94 chilometri, 14 caselli, 36 Comuni coinvolti. Il progetto nasce negli anni ’90, il progetto di cantiere è del 2002, l’appalto del 2006, il benestare all’avvio dei lavori nel 2011. Ci sono stati numerosi ricorsi, e dopo l’acquisizione della gestione da parte della Regione il controllo dei lavori avviene tramite un commissario, il vice Avvocato Generale dello Stato Marco Corsini”.

IMG-20180830-WA0022

La nuova superstrada prevede un investimento da 2 miliardi 258 miliardi di euro, di cui 614 di finanziamenti nazionali, 300 milioni regionali e il rimanente sborsato dalla Sis che fa capo alla famiglia di imprenditori piemontese Dogliani. Solo per gli espropri la spesa è stata di 330 milioni per oltre il 70% già concessi agli interessati. Al concessionario non vanno più i pedaggi come previsto in precedenza: i ricavi economici dei transiti saranno incamerati dalla Regione, la quale rimborserà al gestore un canone di 153 milioni all’anno sulla base di un flusso stimato in 24mila auto giornaliere (operazione contestata dal centrosinistra veneto, ndr.). “Se il transito sarà inferiore – assicura il presidente del Veneto – il canone verrà aggiornato. Il 50% dei fondi è già stato investito nell’opera: il primo tratto di 7 chilometri Breganze-Marostica, sarà aperto entro ottobre. Poi via via saranno aperti gli altri tratti fino al completamento dell’opera prevista per il 2020”. Interrompe Salvini: “Nel 2020 sarò all’inaugurazione e magari mi troverò i cantieri di un’altra opera pubblica che verrà inaugurata nel 2040… tanto ci saremo sempre noi”.

IMG-20180830-WA0020 (1)

LEGALITA’ – Il terzo documento si è reso necessario, ha spiegato Zaia, a seguito del cambio di rapporto con il consorzio Sis che prevede, appunto, la nomina di un commissario scelto dalla Regione. Quindi, nuova formula… nuovo protocollo di legalità al fine “di allinearci a quanto previsto dal ministero e dell’Autorità Anti Corruzione”. E non a caso, continua il governatore, “in questo nuovo accordo si parla di chiarezza, di banca dati e di scambio di informazioni”. Avviso ai naviganti: “Se un’azienda che ha avuto un appalto o un subappalto risultasse infiltrata dalla criminalità, allora quell’azienda se ne dovrà andare dai cantieri. Quando c’è una carriola di malta si pensa sempre alla corruzione, ma l’importante è essere rigorosi nell’applicazione delle leggi e mettere in rete la collaborazione con lo Stato”.

CHI HA FIRMATO IL PROTOCOLLO – Il nuovo documento sulla legalità per la Pedemontana è stato sottoscritto anche dai Prefetti di Treviso, Maria Rosa Laganà, e Vicenza, Umberto Guidato, dai rappresentanti degli Ispettorati del Lavoro delle due province, Roberto Parrella per Treviso e Francesco Bortolan per Vicenza, dal rappresentante della Società Superstrada Pedemontana Spa, Matterino Dogliani, e dalle organizzazioni sindacali (Cgil,Cisl,Uil) dei territori attraversati dall’arteria, rispettivamente Mauro Visentin, Marco Potente e Gianluca Quatrale per Cgil, Cisl e Uil Treviso; e Luca Russo, Lorenzo D’Amico, Pietro De Angelis per Cgil, Cisl e Uil Vicenza.

LE OPPOSIZIONI – Duro attacco da parte di Jacopo Berti (nella foto), consigliere regionale di Cinquestelle. Proprio lui aveva annunciato che avrebbe disertato l’appuntamento con Salvini, nonostante il suo partito sia al governo con la Lega. Ma è risaputo, in Veneto i rapporti tra le due componenti sono pessimi, peggio che a Roma. Per questo Berti aveva anche annunciato che avrebbe presentato un dossier con tutte le critiche sull’operato di Zaia quanto a infrastrutture. In attesa del documento, il pentastellato è tornato alla carica sul tema autostrade. “Vi ha fatto venire il voltastomaco sapere quanto guadagnano i Benetton dalle autostrade? Bene, preparatevi ad affrontare la dura realtà: chi gestirà la Pedemontana Veneta guadagnerà il doppio. Un utile del 47% garantito dai contratti stipulati con la Regione Veneto e senza alcun rischio imprenditoriale. Parliamo di 5,7 miliardi di euro, una cifra immorale”. Berti lancia fendenti: “Per i veneti la Pedemontana sarà due volte più costosa di qualsiasi autostrada italiana perché a fronte di un costo per il costruttore di due miliardi e mezzo di euro, dei quali un miliardo è già pagato dal socio pubblico, noi cittadini gliela pagheremo 12,1 miliardi di euro. È tutto nero su bianco, garantito da un bel contrattino che dà in concessione la Pedemontana a Sis per 39 anni. Un contratto che piazza sul capo del socio pubblico, ovvero la Regione – ossia i veneti, fino a prova contraria – tutti i rischi d’impresa che invece dovrebbe accollarsi il socio privato. Lo dice anche la Corte dei Conti”. Domanda e risposta in autonomia: “Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che Zaia sta facendo a Sis un favore addirittura doppio rispetto a quello che il Pd ha fatto ai Benetton con i contratti sulle autostrade. Con una semplice firma di Zaia i veneti si trovano obbligati, con i loro risparmi, a garantire un guadagno di 5 miliardi e mezzo di euro a Sis. Zaia è il garante di questo sistema, al quale noi ci opponiamo con tutte le nostre forze. Noi vogliamo le infrastrutture, ma le vogliamo a un prezzo equo e non certo a queste condizioni, che pongono un capestro sulla testa dei veneti per i prossimi decenni”. Il governodel cambiamento, invece, spiega il cinquestelle “sta combattendo, compatto e in modo deciso, le vergognose concessioni fatte dal Pd ad Autostrade. Qui siamo di fronte a un disastro due volte peggiore. Salvini a Venezia ha detto che vuole combattere questo genere di concessioni, ma evidentemente non ha capito il bagno di sangue nel quale la Regione sta gettando i veneti con la Pedemontana. Ho già avvertito il ministero delle infrastrutture (Luigi di Maio, ndr.) e io farò di tutto perché questo scempio sia fermato una volta per tutte”.

Cattura

“Garantire la legalità è sacrosanto e doveroso. Ma dopo la firma del nuovo protocollo, mi attendo che il governo metta anche il dito nella piaga di una concessione che nulla ha a che vedere con la favoletta raccontata”. Così Cristina Guarda, consigliere regionale del gruppo Alessandra Moretti Presidente. “Dopo le scelte dannose di Zaia nel 2013 e nel 2017 – aggiunre – la concessione della Pedemontana contiene un inaccettabile e squilibrato margine di vantaggio del privato a discapito dei cittadini veneti. Trasparenza e difesa dell’interesse pubblico non possono essere garantiti solo all’indomani di gravi sciagure come quella del ponte Morandi. Si proceda dunque ad una profonda revisione della concessione”. Per il consigliere di opposizione è “intollerabile che si presenti come esemplare un’opera costruita a singhiozzo, interrata in un territorio di ricarica di falda con varianti che evitano al privato l’onere della bonifica delle discariche interrate site sul tracciato originario. Per non parlare delle ombre sulla gestione dei lavori di costruzione che hanno già restituito un operaio morto, degli anni di ritardi negli indennizzi agli agricoltori espropriati e dei costi di costruzione raddoppiati. E senza contare le politiche irresponsabili di un governatore che firma per la legalità ma che nemmeno risponde alle osservazioni gravi fatte dall’Autorità Anticorruzione”.
La terza convenzione “è un pericoloso azzardo per le casse pubbliche” commentano i consiglieri del Partito Democratico. Secondo Claudio Sinigaglia e Andrea Zanoni il nuovo accordo “è un azzardo per le casse pubbliche e rischia di trasformarsi in pesante macigno per le generazioni future. Il ministro Salvini l’ha letta e avalla? È a conoscenza di tutti i dubbi espressi sia da Anac che Corte dei Conti?”. Domande alle quali Sinigaglia e Zanoni vorrebbero ottenere risposat dal ministro dell’Interno. E insistono: “Questa operazione può trasformarsi in un boomerang per la Regione. Zaia ha ribadito di aver chiesto un sacrificio al concessionario con la terza convenzione, visto che non incasserà i pedaggi. In realtà, oltre ad aver ottenuto un aumento del contributo pubblico, da 600 a 900 milioni, per costruire l’opera, il concessionario, grazie al canone di disponibilità, avrà entrate certe per 12,1 miliardi di euro in 39 anni. Il rischio di impresa, di cui doveva farsi carico, finisce invece sulle spalle della Regione, che si è impegnata ad erogare un canone annuo crescente, perché in teoria dovrebbe aumentare anche il traffico, per un’esposizione complessiva da brividi. Certo, in teoria, la Società Pedemontana Veneta avrebbe potuto incassare 18 miliardi dai pedaggi, ma è una cifra calcolata su flussi fin troppo ottimistici. Così, adesso, se il traffico dovesse essere inferiore alle aspettative, sarà la Regione a dover far quadrare i conti, scaricando un vero e proprio macigno sulle spalle delle future generazioni”. Quesito finale: “Qualcuno l’ha spiegato anche a Salvini?”.
SALVINI – Il leader leghista torna a Venezia come ministro in un momento ricco di polemiche. Una premessa: “Siamo al governo del Paese da tre mesi e mi sembrano 30 anni”. Un fiore all’occhiello, così lo definisce per dare più corpo alla firma del protocollo legalità: “La lotta alla criminalità è una priorità. In Veneto sono 352 i beni immobili e 25 le aziende sequestrate alla mafia. Andiamo avanti”.

salvini e Zaia 1

Capitolo autonomia. Qualche critica al silenzio che proviene dai Palazzi. Risposta del vicepremier: “Daremo seguito al plebiscito referendario deciso dai veneti. Da tempo sono al lavoro i massimi esperti della materia. Sul tavolo del governo c’è il dossier sull’autonomia presentato dal governatore Zaia, un progetto da suggerire alle altre regioni. Le tv nazionali non ne parlano? Concordo e dico, sono mezzi di informazione che operano in Italia e invece, quando le ascolto sembrano di un altro Paese, di un altro pianeta”.

Capitolo Venezia. “Tornerò in Laguna per affrontare i temi per la tutela straordinaria di questo gioiello”. Salvini guarda fisso negli occhi il sindaco Luigi Brugnaro, seduto in prima fila alla Scuola Grande di San Rocco, con il quale ha avuto un faccia a faccia durato una ventina di minuti. E lancia: “Straordinaria città, straordinari poteri”, al sindaco ovviamente. Cosa significa, ministro? “Culturalmente e politicamente sono favorevole a dare pieni poteri ai sindaci su più materie possibili perché se, ad esempio, su un dossier ci sono 4-5-6 istituzioni diverse che devono dare un parere sullo stesso argomento, non ne usciamo più. Penso al moto ondoso che affligge Venezia o alla sicurezza, è chiaro che i sindaci devono poter fare di più”.

Capitolo immigrazione. Ministro cosa sta preparando? E giu attacchi all’Unione Europea e al presidente francese. “Gli sbarchi rispetto all’anno scorso sono passati da 100mila a 19mila, sto lavorando per aumentare le espulsioni facendo quegli accordi che i miei predecessori non hanno fatto. In Europa dormono, o peggio sono complici per questo stiamo cercando alleanze dentro e fuori dall’Ue per eventuali nuovi arrivati. L’ultimo che può dare lezioni di bontà e generosità all’Italia e agli italiani è il signor Macron, visto che dall’anno scorso a oggi ha respinto quasi 50mila persone compresi donne e bambini ai confini con il nostro Paese”.

La Chiesa ha accolto alcuni profughi della nave Diciotti: “Sono contento di avere avviato questo percorso. Queste persone saranno economicamente a carico della Chiesa, una volta tanto non pagheranno i contribuenti italiani”.

Rispondi