Dal ministro Lezzi (M5S) affondo contro l’autonomia. Il Pd: veneti presi in giro

di Giorgio Gasco *

“Sento Luca tutte le settimane, abbiamo preso un impegno, appena arriva la proposta in Consiglio dei ministri firmiamo”. Non poteva essere più avvolgente la rassicurazione di Matteo Salvini, giovedì scorso a Venezia per firmare, in qualità di ministro dell’Interno, il nuovo protocollo legalità per la realizzazione della Pedemontana veneta. Il presidente della Regione, governatore Luca Zaia guardava il “suo” ministro, nonché segretario nazionale, e annuiva, certo che la presenza di un governo sostenuto dalla Lega possa essere di aiuto per dare seguito al plebiscitario referendum del 2017 con il quale il Veneto chiede maggiore autonomia dallo Stato, con più competenze, trasferimento di personale e soprattutto di risorse finanziarie. In fondo, già il precedente esecutivo a guida centrodestra (Gentiloni premier) ha iniziato le trattative lasciando in eredità un accordo che è compito degli attuali inquilini di Palazzo Chigi portare a termine, cosa già avviata con l’attuale ministro per gli Affari Regionali, Erika Stefani, vicentina e leghista doc..

Con Salvini, la Lega del Veneto non ha bisogno di agire come un ariete per aprire le porte dell’autonomia. L’ostacolo è l’altro coinquilino di Palazzo, Cinquestelle. Non passa giorno che uno dica una cosa e subito l’altro alza un muro. Soprattutto in Veneto dove padani e pentastellati non vanno affatto d’amore e d’accordo.

Roger_De_Menech_daticameraRoger De Menech

In questo continuo caos, si inserisce una presa di posizione, l’ultima in ordine di tempo, della grillina Barbara Lezzi proprio sull’autonomia del Veneto e delle altre regioni che già hanno iniziato il cammino seguendo il tracciato aperto dal governatore Zaia. Secondo il Sole 24 Ore, al ministro del Sud non tornano i conti ipotizzati per la fine del cammino dell’autonomia. Il tutto parte dai Lep, i livelli essenziali delle prestazioni sociali definiti nel 2009 con la legge Calderoli. Oggi, i Lep vengono garantiti dalla fiscalità proveniente dalle Regioni, le quali, poi, ricevono i fondi, in base a canoni fissati, per applicare i livelli essenziali. Se Veneto, Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Campania hanno già avviato o lo faranno molto presto, un dialogo con il governo per avere maggiore autonomia, nelle casse statali, è la preoccupazione di Barbara Lezzi riportata dal quotidiano economico, verrebbero a mancare i fondi necessari per aiutare le Regioni meno ricche, proprio quelle del Sud. Infatti, è il ragionamento del ministero per il Sud, l’impianto per l’autonomia presentato dal Veneto con la richiesta di 23 materie, e che sta facendo breccia nelle altre Regioni, prevede una delega al governo per attuare la riforma regionalista, e soprattutto prevede di garantire l’esercizio delle nuove competenze attraverso la compartecipazione al gettito fiscale, cioè delle tasse pagate dai residenti, che andrebbero a Roma solamente in minima parte mentre la quota più consistente rimarrebbe a disposizione del territorio regionale. La quantità di compartecipazione andrebbe, prima,determinata in base alla spesa storica dello Stato nella regione, poi facendo riferimento ai costi standard (da tempo chiesti dal governatore del Veneto) basati sul numero di residenti, sulle caratteristiche del territorio, sui tributi pagati in rapporto ai valori nazionali. Quindi, secondo la Lezzi, fare riferimento alla capacità fiscale senza prima aver stabilito i Lep, sarebbe un passaggio rischioso per la tenuta del sistema.

CatturaAlessandro Bisato

Baruffe quotidiane Lega-Cinquestelle che tornano utili al Pd per rimarcare le critiche al governo e riproporre quelle avanzate in occasione del referendum veneto, non sull’istituzione democratica per coinvolgere i cittadini, quanto sul quesito proposto. «Uno strumento per mettere in difficoltà il governo Gentiloni. Né più, né meno di una farsa è stata l’autonomia per la Lega ex Nord. Uno strumento di barbarie politica costato 20 milioni usciti dalle tasche dei veneti per offrire una rampa di lancio a Salvini” attacca duro Alessandro Bisato, segretario del Pd del Veneto. Per il quale , “oggi il sacrificio tocca alle richieste di maggiore autonomia fatte dal alcune regioni, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna”. Infatti, secondo il responsabile dei dem, le prese di posizione del ministro del Sud, Barbara Lezzi “che intende frenare le richieste di autonomia regionali, rivelano quanto i veneti siano stati presi in giro e doppiamente defraudati: da un lato con un referendum il cui rendiconto finale deve essere ancora presentato, ma sappiamo già aggirarsi intorno ai 20 milioni di euro; dall’altro nel merito della questione. Perché la richiesta di autonomia non era la ricerca di una risposta alla domanda di servizi con standard europei, ma semplicemente uno strumento della scalata al potere della Lega. Ora che quel potere è stato ottenuto, l’argomento non interessa più a nessuno”. Aspetto preoccupante per Bisato: “I veneti rimangono ostaggio di una coalizione governativa che predica maggiore spesa pubblica (vedremo quanto produttiva) con le tasse raccolte dai cittadini e dalle imprese del Nord”. Per il dem resta la convinzione “che la gestione diretta di alcune materie e quindi in autonomia rispetto alle politiche nazionali consentirebbe al Veneto di tenere il passo delle regioni più avanzate d’Europa”.

Di “annunci trionfanti, in primo luogo quelli leghisti” parla Roger De Menech, coordinatore dei deputati dem del Veneto. Il parlamentare bellunese invita il governo a riferire alla prima commissione di Montecitorio (“nelle prossime ore presenterò una richiesta formale”) per fare il punto della situazione dopo le dichiarazione del ministro Lezzi. De Meceh annota “l’ennesima frattura tra le due forze politiche al governo. Dopo le questioni sui migranti e sulle infrastrutture, man mano che ci avviciniamo all’autunno e quindi alla Legge di Bilancio, vengono allo scoperto le differenze sostanziali tra Lega e Movimento 5 Stelle. Il partito di Salvini è pronto a utilizzare in modo strumentale qualsiasi argomento pur di mantenere le mani sul potere, come appunto l’autonomia regionale sbandierata per alzare la pressione sui governi del Pd. Ma guai a farla diventare un progetto reale, perché subito i Cinquestelle arrivano a battere cassa per avere più soldi per il Sud”. Per il deputato bellunese è “estremamente fuorviante” riproporre, dopo 30 anni, la questione del rapporto tra centro e periferia “come uno scontro tra regioni ricche e regioni povere senza porsi il tema della produzione e della ricchezza. Fuorviante perché “non si considera quanto il mondo sia cambiato nel frattempo e non sembra si vogliano trovare soluzioni”. Spiega il dem: “In questi decenni e anche dopo la terribile crisi economica che ha colpito l’Occidente dal 2008, bisognerebbe aver capito che non è possibile distribuire la ricchezza che non c’è. Il Mezzoggiorno ha potenzialità enormi di crescita economica, ma anziché incentivarle, questo governo preferisce finanziare l’assistenzialismo lasciandolo a carico delle aree più produttive del Paese». Attacco frontale a Di Maio & C: “E’ utile ricordare il paradosso vissuto da chi si è schierato contro il referendum istituzionale del 4 dicembre per difendere la Costituzione e oggi solleva questioni sui possibili effetti dell’autonomia differenziata tra le Regioni prevista proprio dalla Costituzione”.

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Con Salvini, la Lega del Veneto non ha bisogno di agire come un ariete per aprire le porte dell’autonomia. L’ostacolo è l’altro coinquilino di Palazzo, Cinquestelle. Non passa giorno che uno dica una cosa e subito l’altro alza un muro. Soprattutto in Veneto dove padani e pentastellati non vanno affatto d’amore e d’accordo.

In questo continuo caos, si inserisce una presa di posizione, l’ultima in ordine di tempo, della grillina Barbara Lezzi proprio sull’autonomia del Veneto e delle altre regioni che già hanno iniziato il cammino seguendo il tracciato aperto dal governatore Zaia. Secondo il Sole 24 Ore, al ministro del Sud non tornano i conti ipotizzati per la fine del cammino dell’autonomia. Il tutto parte dai Lep, i livelli essenziali delle prestazioni sociali definiti nel 2009 con la legge Calderoli. Oggi, i Lep vengono garantiti dalla fiscalità proveniente dalle Regioni, le quali, poi, ricevono i fondi, in base a canoni fissati, per applicare i livelli essenziali. Se Veneto, Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Campania hanno già avviato o lo faranno molto presto, un dialogo con il governo per avere maggiore autonomia, nelle casse statali, è la preoccupazione di Barbara Lezzi riportata dal quotidiano economico, verrebbero a mancare i fondi necessari per aiutare le Regioni meno ricche, proprio quelle del Sud. Infatti, è il ragionamento del ministero per il Sud, l’impianto per l’autonomia presentato dal Veneto con la richiesta di 23 materie, e che sta facendo breccia nelle altre Regioni, prevede una delega al governo per attuare la riforma regionalista, e soprattutto prevede di garantire l’esercizio delle nuove competenze attraverso la compartecipazione al gettito fiscale, cioè delle tasse pagate dai residenti, che andrebbero a Roma solamente in minima parte mentre la quota più consistente rimarrebbe a disposizione del territorio regionale. La quantità di compartecipazione andrebbe, prima,determinata in base alla spesa storica dello Stato nella regione, poi facendo riferimento ai costi standard (da tempo chiesti dal governatore del Veneto) basati sul numero di residenti, sulle caratteristiche del territorio, sui tributi pagati in rapporto ai valori nazionali. Quindi, secondo la Lezzi, fare riferimento alla capacità fiscale senza prima aver stabilito i Lep, sarebbe un passaggio rischioso per la tenuta del sistema.

Baruffe quotidiane Lega-Cinquestelle che tornano utili al Pd per rimarcare le critiche al governo e riproporre quelle avanzate in occasione del referendum veneto, non sull’istituzione democratica per coinvolgere i cittadini, quanto sul quesito proposto. «Uno strumento per mettere in difficoltà il governo Gentiloni. Né più, né meno di una farsa è stata l’autonomia per la Lega ex Nord. Uno strumento di barbarie politica costato 20 milioni usciti dalle tasche dei veneti per offrire una rampa di lancio a Salvini” attacca duro Alessandro Bisato, segretario del Pd del Veneto. Per il quale , “oggi il sacrificio tocca alle richieste di maggiore autonomia fatte dal alcune regioni, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna”. Infatti, secondo il responsabile dei dem, le prese di posizione del ministro del Sud, Barbara Lezzi “che intende frenare le richieste di autonomia regionali, rivelano quanto i veneti siano stati presi in giro e doppiamente defraudati: da un lato con un referendum il cui rendiconto finale deve essere ancora presentato, ma sappiamo già aggirarsi intorno ai 20 milioni di euro; dall’altro nel merito della questione. Perché la richiesta di autonomia non era la ricerca di una risposta alla domanda di servizi con standard europei, ma semplicemente uno strumento della scalata al potere della Lega. Ora che quel potere è stato ottenuto, l’argomento non interessa più a nessuno”. Aspetto preoccupante per Bisato: “I veneti rimangono ostaggio di una coalizione governativa che predica maggiore spesa pubblica (vedremo quanto produttiva) con le tasse raccolte dai cittadini e dalle imprese del Nord”. Per il dem resta la convinzione “che la gestione diretta di alcune materie e quindi in autonomia rispetto alle politiche nazionali consentirebbe al Veneto di tenere il passo delle regioni più avanzate d’Europa”.

Di “annunci trionfanti, in primo luogo quelli leghisti” parla Roger De Menech, coordinatore dei deputati dem del Veneto. Il parlamentare bellunese invita il governo a riferire alla prima commissione di Montecitorio (“nelle prossime ore presenterò una richiesta formale”) per fare il punto della situazione dopo le dichiarazione del ministro Lezzi. De Meceh annota “l’ennesima frattura tra le due forze politiche al governo. Dopo le questioni sui migranti e sulle infrastrutture, man mano che ci avviciniamo all’autunno e quindi alla Legge di Bilancio, vengono allo scoperto le differenze sostanziali tra Lega e Movimento 5 Stelle. Il partito di Salvini è pronto a utilizzare in modo strumentale qualsiasi argomento pur di mantenere le mani sul potere, come appunto l’autonomia regionale sbandierata per alzare la pressione sui governi del Pd. Ma guai a farla diventare un progetto reale, perché subito i Cinquestelle arrivano a battere cassa per avere più soldi per il Sud”. Per il deputato bellunese è “estremamente fuorviante” riproporre, dopo 30 anni, la questione del rapporto tra centro e periferia “come uno scontro tra regioni ricche e regioni povere senza porsi il tema della produzione e della ricchezza. Fuorviante perché “non si considera quanto il mondo sia cambiato nel frattempo e non sembra si vogliano trovare soluzioni”. Spiega il dem: “In questi decenni e anche dopo la terribile crisi economica che ha colpito l’Occidente dal 2008, bisognerebbe aver capito che non è possibile distribuire la ricchezza che non c’è. Il Mezzoggiorno ha potenzialità enormi di crescita economica, ma anziché incentivarle, questo governo preferisce finanziare l’assistenzialismo lasciandolo a carico delle aree più produttive del Paese». Attacco frontale a Di Maio & C: “E’ utile ricordare il paradosso vissuto da chi si è schierato contro il referendum istituzionale del 4 dicembre per difendere la Costituzione e oggi solleva questioni sui possibili effetti dell’autonomia differenziata tra le Regioni prevista proprio dalla Costituzione”.


gasco.jpg*Giornalista

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