Pedemontana, il commissario: ecco tutti i conti. M5S e Pd insistono: un favore ai privati

di Giorgio Gasco*

Niente da fare, Cinquestelle e Pd non hanno “feeling” con la procedura per la realizzazione della Pedemontana veneta. Era già noto, ma la firma congiunta del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e del governatore regionale Luca Zaia, del nuovo protocollo legalità per la realizzazione della superstrada, ha ridato fiato alle polemiche, che si sono ravvivate ieri al termine dell’audizione, voluta dal Pd, presso la commissione dell’assemblea regionale, del commissario alla Pedemontana, l’avvocato dello Stato Marco Corsini, e del direttore della struttura di progetto Elisabetta Pellegrini.

Il fronte dell’opposizione si è rafforzato e saldato, nonostante le posizioni politiche diverse tra pentastellati e dem. Con i primi, con toni molto aspri nei confronti del governatore, nonostante l’alleanza giallo-blu che regge l’esecutivo nazionale, e i secondi che non sono voluti essere da meno: entrambi ritengono che la riformulazione della convenzione tra Regione e Sis, società che sta realizzando l’opera, sia sbilanciata a vantaggio del privato “in termini economici – dicono – molto di più quelli di cui ha beneficiato finora Autostrade per l’Italia”.

corsini

In commissione, il commissario Corsini (nella foto sopra) ha nuovamente illustrato i contenuti del terzo atto convenzionale definito con Sis al momento del passaggio della titolarità del progetto dal privato alla parte pubblica. Ora, infatti, Sis non è più unica titolare ma diventa concessionario puro, poiché il costo dei lavori è stato suddiviso con la parte pubblica, in cambio del cosiddetto “canone di disponibilità, cioè i pedaggi che si incasseranno ai caselli andranno tutti alla Regione che a sua volta verserà un corrispettivo al concessionario, in base al flusso di traffico, che ha l’obbligo di investire per il mantenimento dell’arteria. Quindi, secondo Corsini, questo nuovo contratto ha portato ad un drastico taglio dei ricavi per Sis pari a 9 miliardi, che in cambio avrà la possibilità di gestire i 96 chilometri per 39 anni. Inoltre, secondo il commissario “non è fondato quanto si dice, cioè che il rendimento della gestione è del 33%, mentre si colloca ad un livello assai minore, all’8,9% come tasso interno di rendimento (TIR), e al 12,95% come Tir dell’equity”. Fatti due calcoli, Corsi ripete che “l’investimento netto per la realizzazione della superstrada è pari al costo delle opere, cioè 2 miliardi 258 milioni, al quale va aggiunta l’Iva e gli oneri finanziari durante la costruzione e varie riserve obbligatorie”. Alla fine, “l’investimento complessivo ammonta a 3,2 miliardi, in parte coperto dal contributo pubblico (dallo Stato 614 milioni), in parte dal finanziamento privato (Sis ha raccolto fondi sul mercato internazionale, ndr.)”.

Ricostruzione della vicenda che non convince affatto Cinquestelle del Veneto, mai tenero nei confronti della Lega regionale. “La relazione tecnica sulla Pedemontana conferma quello che denunciamo da giorni: Zaia è il garante di questo sistema, che porterà nelle tasche del costruttore guadagni indecenti dalla gestione dell’infrastruttura”. Usano l’accetta il capogruppo pentastellato e in Consiglio regionale, Manuel Brusco, e il consigliere Jacopo Berti, presenti all’audizione di Corsini. “I tecnici e la relazione del commissario – esordiscono i due – hanno confermato i guadagni netti per l’azionista: 5,5 miliardi, garantiti dalle tasse dei veneti (Zaia ha smentito la possibilità di “mettere le mani in tasca ai cittadini per pagare la superstrada”, ndr.). Una pugnalata al cuore per i veneti, per i prossimi 40 anni”. Per Brusco e Berti, però, esiste “una scappatoia” visto che i tecnici hanno riferito che il contratto è rivedibile sotto diversi aspetti, rispetto a quanto Zaia predica da sempre. Ancora una volta, il Governatore è stato contraddetto dai suoi stessi tecnici e colleghi”. Per i grillini ciò significa che “la volontà di mantenere questo assetto, eccessivamente favorevole al costruttore, è del tutto politica e porta una firma ben precisa: quella di Zaia, che è il garante di questo sistema nel quale i costruttori guadagnano miliardi e i cittadini devono garantire questo guadagno con le loro tasse”. Avvertimento finale: “L’11 settembre del 2020 l’opera dovrà essere consegnata, completa al 100 per cento, comprese le opere complementari. Se il giorno dopo la strada non sarà completamente utilizzabile, chiederemo immediatamente la rescissione del contratto”.

Di “ottimo affare per il concessionario, ma meno per le casse” parlano Stefano Fracasso, Claudio Sinigaglia e Andrea Zanoni, consiglieri regionali del Pd. E spiegano come secondo loro “appare evidente che la Superstrada Pedemontana è un buon affare per il concessionario, meno per le casse pubbliche”. Riferendosi alle 300 pagine che compongono la relazione comparativa dei tre contratti susseguitisi dal 2009 a oggi, illustrata da Corsini, anche i dem sottolineano “il grave il silenzio assoluto di Zaia che manda avanti i tecnici, quando invece dovrebbe spiegarci come ha fatto a firmare il contratto del 2013, che ha un’eredità pesantissima. Altro che lodarsi per la convenzione del 2017, per il concessionario è una pacchia: vedrà remunerato il proprio capitale del 12,9%, eppure i rischi che corre con il nuovo contratto sono notevolmente minori del passato: mette meno soldi di tasca propria (da 500 a 430 milioni), si trova con un contributo pubblico che cresce da 600 a 900 milioni e non avrà più la preoccupazione delle entrate da pedaggi, visto che questo rischio se lo accollerà la Regione. Per stare in piedi e non indebitarsi ulteriormente, dopo i 300 milioni del mutuo aggiuntivo, la Regione deve scommettere su previsioni di crescita di traffico incredibili: 142% in quarant’anni. E i cittadini? Avranno una strada tra le più care d’Italia, visto che fare un chilometro in Pedemontana costerà più del doppio rispetto per esempio alla Padova Brescia (0,16 euro/km contro 0,07 euro)”.

Per i tre del Pd “esiste un mistero stupefacente”. Spiegano: “Come è stato possibile passare dalle previsioni di traffico alla stipula di convenzione del 2009 e del 2013 che obbligano la Regione ad assicurare il ricavo di 17 miliardi nel 2009 e di 22 nel 2013 al concessionario”. A loro dire “questo sarebbe l’errore meno lieve, ma sempre errore che si ripercuote ora nella convenzione del 2017 che impone alla Regione di garantire un canone di disponibilità che fino al 2028 prevede di incassare meno dal pedaggio rispetto a quanto bisogna erogare al concessionario e a risarcirlo. Per un totale di 77 milioni in più da sborsare rispetto agli introiti. È il rischio di impresa, che però adesso è sulle spalle del concedente ovvero della Regione. Un modo di agire all’insegna dello ‘sperémo ben’…”.


gasco*Giornalista

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