Da gennaio 2019 Anas entra in Veneto Strade Ipotesi di fusione con Cav

di Giorgio Gasco*

All’inizio del prossimo anno, Anas entrerà ufficialmente in Veneto Strade acquisendo il 51% della società che in regione gestisce oltre 2000 chilometri di viabilità ordinaria. La decisione della partecipazione era già stata presa nel febbraio scorso, e i tecnici stanno ancora lavorando per completare la documentazione necessaria per il passaggio della maggioranza dalla Regione Veneto all’azienda nazionale.

Con questa operazione Anas rafforza la sua presenza in Veneto, essendo già socia paritaria con la Regione di Cav, Concessioni autostradali Veneto, la spa che dal 2009 gestisce sia il Passante di Mestre che le tratte autostradali già in concessione alla Società delle Autostrade di Venezia e Padova, cioè il tratto della A4 tra Padova e Mestre, il raccordo per l’aeroporto Marco Polo e, soprattutto, la Tangenziale Ovest di Mestre.

“A oggi – spiega Silvano Vernizzi direttore generale e amministratore delegato di Veneto Strade – la composizione societaria vede la Regione con il 76%, dopo l’acquisizione delle quote cedute dalle province di Verona, Vicenza, Rovigo (7,14% ciascuna) e quelle vendute dalle quattro società autostradali che operano in regione, cioé Autostrade per l’Italia, Autostrade Serenissima, Autovie Venete e A4 Holding che detenevano ognuna il 5%, insieme alla Città Metropolitana di Venezia e alle province di Padova e Treviso con il 7,1% ciascuna, e la provincia di Belluno con il 2%. A progetto completato, gli azionisti della nuova Veneto Strade saranno Anas, con il 51%, e la Regione Veneto insieme alle province di Belluno, Padova, Treviso e Venezia che insieme raggiungeranno il 49% complessivo. Successivamente il numero di soci potrebbe cambiare ancora, poiché la Regione potrebbe incamerare il pacchetto azionario ora nel portafoglio delle province di Padova, Treviso e Venezia. Se così sarà, degli enti locali presenti in Concessioni Autostradali Veneto resterebbe solo la provincia di Belluno con il 2%. Alla fine del cammino, il capitale sociale della rinnovata Veneto Strade raddoppierebbe, arrivando a poco oltre 10 milioni di euro”.

Dopo 17 anni Anas rimette così piede direttamente in Veneto. Il passaggio delle strade statali a Veneto Strade risale al 2001, quando l’azienda statale si liberò di circa 2000 chilometri di strade lasciandone la gestione alla società veneta appositamente creata. Ora, l’orientamento è cambiato soprattutto con l’operazione Cav realizzata con l’obiettivo di una sinergia tra la Regione e l’Anas nella gestione del Passante di Mestre.

Intanto continua la “mission” di Veneto Strade che è quella di occuparsi della manutenzione della rete stradale su cui ha competenza e della realizzazione di nuova strade regionali. “Già prima della tragedia di Genova – ricorda Vernizzi – la Regione aveva stanziato 15 milioni da utilizzare, fino al 2020, per l’attività della società. Dopo il crollo del ponte Morandi, sono stati inseriti in bilancio altri 5 milioni dedicati al monitoraggio dei ponti (20 in tutto, di cui 12 in provincia di Belluno e 8 in pianura) e altri 3-5 milioni per il controllo delle gallerie di nostra competenza”. L’intervento più consistente riguarda il ponte sull’Adige in comune di Legnago sulla strada regione 10 e che prevede una spesa di 5 milioni”. Quanto all’attività ordinaria, Veneto Strade sta completando la tangenziale di Agordo (costo previsto 18 milioni) e definendo, con Anas, la progettazione di una galleria in località Lamon per un costo di 20 milioni. Senza dimenticare la manutenzione costante di tutta la rete.

In Veneto, dunque, è già operativo un modello basato sulla collaborazione tra soggetti pubblici che si impegnano a reinvestire totalmente sul territorio gli utili derivati dai pedaggi, garantendo un controllo reciproco sulla rispettiva attività. In pratica, un sistema gestionale di cui oggi si sta discutendo a livello nazionale, e anche polemizzando, dopo la tragedia per il crollo del ponte di Genova. Il governatore regionale Luca Zaia non ha nascosto l’idea di creare in Veneto un polo autostradale unico, eliminando i quattro gestori che oggiAggiungi un appuntamento per oggi si occupano di tratte a pagamento che insistono in regione. E questo potrebbe avvenire proprio attraverso la Cav. Salgono, infatti, le voci che accreditano l’ipotesi di una possibile fusione con Veneto Strade, operazione che sarebbe in linea con gli orientamenti del governo a doppia guida Lega-M5S. Nonostante l’accordo siglato da Zaia e dall’amministratore delegato di Anas, Gianni Vittorio Armani, per definire il cambio dell’azionariato di Veneto Strade, non preveda l’aggregazione tra le due società, si potrebbe procedere ugualmente ma sarebbe necessaria una legge da approvare in Parlamento che assegni alla Cav, oltre al ruolo di concessionario anche quello di “realizzatore di lavori” come stabilito dal codice degli appalti.

Questo disegno prevederebbe l’esclusione di tutte le attuali concessionarie a favore di un nuovo soggetto che privilegi l’identità territoriale in sinergia con la parte pubblica nazionale. Quindi, non è un caso che l’Anas abbia deciso di mettere cappello in Veneto. Una scelta che rientrerebbe nel quadro normativo che il governo sta realizzando in contrasto con la società Autostrade del gruppo Benetton. Però, in Veneto come altrove, cancellare la concessione ad un soggetto privato non è poi così semplice. Intanto, l’esclusione non concordata comporterebbe una immediata replica del concessionario disposto a portare lo Stato in giudizio fino alle più alte Corti nazionali e internazionali. In secondo luogo, sembra impossibile che il governo possa nominare un commissario assegnandoli poteri straordinaria di revoca delle concessioni, motivandoli per necessità a seguito di catastrofi naturali, poiché la tragedia di Genova non è stata causata dallo scatenarsi di eventi naturali. Inoltre, è impossibile che l’Unione Europea non faccia sentire la sua voce invocando il rispetto delle direttive continentali, soprattutto se il governo decidesse di affidare in forma diretta i lavori per la realizzazione di un nuovo ponte senza bandire alcuna gara internazionale di appalto per individuare il costruttore.


gasco*Giornalista

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