“Giù le mani dalla Marmolada” Veneto contro Trentino. Ma il Pd diserta l’assemblea convocata a tremila metri

di Giorgio Gasco*

Immancabile la foto di gruppo con bandiere del Veneto tenute nelle mani. Nulla sarebbe diverso dal solito, ma lo scatto è stato fatto a 2.950 metri di altezza, un centinaio di metri al di sotto di Punta Serauta. I consiglieri regionali, non tutti per la verità vista la diserzione di quelli del Pd e di Leu, si sono imbacuccati con giacconi invernali per fari immortalare sulla regina delle Dolomiti, proprio sulla terrazza del museo della Grande Guerra.

Poi la deposizione di una corona di allora al cippo dedicato ai caduti. Un luogo evocativo, non scelto a caso, per difendere, come allora, un confine che da questa parte, in Veneto, deve resta immodificabile come definito nel 2002 dagli allora presidenti regionali Giancarlo Galan e Lorenzo Dellai. Al di là, in Trentino Alto Adige, ci provano a spostare la linea ad allargarsi, alla chetichella.

Oggetto del contendere: il ghiacciaio della Marmolada e un futuro sempre più turistico, con tanto di nuovi impianti sciistici. Loro, i consiglieri veneti di centrodestra, guidati dal governatore Luca Zaia e del presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti, ci credono tanto che hanno approvato una mozione che da mandato alla Giunta regionale di difendere gli attuali confini. Per gli altri, invece, i democratici, si è trattato di “una passerella”. Poi ci sono quelli di Cinquestelle, anche loro hanno preso la funivia per Punta Serauta, ma alla fine hanno preferito non esprimersi.

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Perché una spedizione dell’assemblea del Veneto a quasi tremila metri? Lo slogan è: “Giù le mani dal ghiacciaio della Marmolada”. Spiega Zaia: “Purtroppo oggisiamo qui a celebrare la storia di un paese in malora. Dopo 45 anni di cause e scartoffie per un presunto problema che non dovrebbe esistere, l’ufficio complicazione affari semplici ha colpito di nuovo. Ricorriamo convinti delle nostre buone ragioni contro una rideterminazione di confini da parte dell’Agenzia del Territorio che disattende anche il famoso Decreto Pertini del 1982 e il solenne Protocollo d’Intesa siglato nel 2002 tra Regione Veneto, Provincia Autonoma di Trento e i Comuni interessati”. Così, dopo 100 anni, si rialzano le difesa, non più militare ma a suo di “scartoffie”, della parte veneta del ghiacciaio, la cui competenza è stata trasferita in buona parte al comune di Canazei a danno dell’amministrazione di Rocca Pietore, con un atto amministrativo dell’Agenzia del Territorio.

Il governatore leghista parte all’attacco: “E’ singolare come questa Agenzia sia intervenuta modificando i confini mentre è ancora pendente al Tar il nostro ricorso contro la decisione presa da Canazei nel gennaio 2017 di disconoscere il protocollo del 2002”. Ma perché si è tornati lancia in resta a parlare dei patrii confini, riprendendo un conflitto legale pluridecennale e che sembrava archiviato? Il leghista la spiegazione ce l’ha: “Della Marmolada non è fregato niente a nessuno finchè non sono arrivati gli impianti e le piste, e solo dopo è cominciato il valzer di carte e scartoffie. Sono un inguaribile ottimista e spero si possa aprire una nuova fase di dialogo con gli amici trentini, come fu nel 2002. Certo è che, se si tratta di una questione di business, un accordo non si troverà mai, se invece ragioniamo di storia e identità, lo si trova subito. La partita non è chiusa, e la mozione in discussione oggi, che mi auguro sia votata all’unanimità, non è aria fritta, ma l’avvio della difesa dei diritti dei veneti e dei bellunesi”.

Le “trincee” sono dunque tornate in funzione, senza cannoni né mortai. Ma il fronte è molto più ampio, perché coinvolge il futuro moderno della montagna con il suo sviluppo economico che stenta a concretizzarsi e porta solamente a continue rivendicazioni, accuse e anche migrazioni di comuni verso le regioni speciali confinanti. Per questo il leghista ha rivendicato alla sua Giunta la massima attenzione alle necessità delle terre alte. E ricorda: “Alcuni sembrano non accorgersene, ma se oggi si parla di montagna è per il nostro impegno”. Domande ironiche: “Qualcuno ha mai sentito palare di mondiali di Sci a Cortina 2021? Della candidatura alle Olimpiadi 2026? Dell’elettrificazione ferroviaria? Del Treno delle Dolomiti?. Nei fatti, non a parole, per noi la montagna è sinonimo ed elemento di promozione e di identità”.

Fatte le dovute introduzioni, i consiglieri regionali hanno fatto quello per cui sono stati chiamati a così alta quota: in 32 voti su 35 hanno detto sì ad una mozione, la numero 397, con la quale si rivendica al Veneto la titolarità del ghiacciaio e impegna la Giunta regionale a procedere in questo senso.

CHI C’ERA – Ai lavori del Consiglio regionale erano presenti i gruppi consiliari di Lega, gruppo Zaia Presidente, Forza Italia, Fratelli d’Italia, SiamoVeneto, Centro Destra – Autonomia Veneto, Veneti Uniti, Veneto Cuore Autonomo, il Movimento 5 Stelle (non hanno partecipato al voto), i consiglieri Stefano Valdegamberi (Gruppo Misto) e Franco Ferrari (Alessandra Moretti Presidente). Il presidente del gruppo Misto, Piero Ruzzante (Liberi e Uguali) non ha partecipato alla seduta tenendo una conferenza stampa alla partenza della funivia per Punta Serauta. Assenti i rappresentanti del Pd, la consigliera Cristina Guarda (Alessandra Moretti Presidente).

PARTITO DEMOCRATICO – Il capogruppo Stefano Fracasso: “Che senso ha riunire un Consiglio a tremila metri per approvare un documento che invita la Giunta a mandare una lettera ai parlamentari? Oggi non è stata presa nessuna decisione che migliora la qualità della vita dei bellunesi. È un voto assolutamente inutile”. Il dem considera l’appuntamento “una passerella inutile”, una modo per “illudere le persone quando per anni non si sono mai affrontati in modo serio i problemi della montagna”. E se Zaia rivendica l’impegno della sua squadra di governo, Fracesso ricorda “che per i Mondiali di sci a Cortina è stato il Governo Gentiloni a stanziare 300 milioni, per l’elettrificazione ferroviaria della tratta Feltre-Belluno-Vittorio Veneto il ministro delle Infrastrutture Delrio ha messo 110 milioni”. Segue la provocazione indirizzata al governatore: “Ci dica per le Olimpiadi 2026 quante risorse garantirà il governo Lega-Cinquestelle ammesso che poi si facciano sul serio”. Il dem chiede a “questi signori che governano il Veneto da decenni, quali provvedimenti hanno preso o vogliono prendere per migliorare la quotidianità di chi vive in montagna”. La sua sintesi in tre parole dell’appuntamento in quote: “Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere. Proprio le cose che i veneti non sopportano”

Rincara il consigliere Graziano Azzalin. “Una passerella fine a se stessa, dove per regolamento i singoli consiglieri nemmeno potevano intervenire visto che la parola era limitata a un solo rappresentante per gruppo. Che senso ha andare sulla Marmolada per votare una mozione che non cambia niente in merito, visto che la Giunta ha già fatto ricorso?”. Per il collega Andrea Zanoni si è trattato di “aria fritta, non abbiamo potuto votare un documento per la montagna perché non era neanche possibile emendare il testo della maggioranza senza accordo del presentatore”.

CINQUESTELLE – “La montagna veneta non si difende con le passerelle e con mozioni inutili, ma con interventi precisi e mirati che possano ridare slancio a un territorio fatto di persone e tradizioni, e non di confini”. A dirlo sono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle che, pur partecipando alla seduta dell’assemblea veneta, non hanno partecipato al voto. “Abbiamo deciso di esserci – spiegano i pentastellati – perché si è trattato del momento in cui i rappresentanti dei cittadini si incontrano per discutere e trasformare in azioni legislative alle richieste dei veneti. Però, votare una mozione del tutto inutile è un’altra cosa”. Spiegano che la loro speranza era quella di salire in Marmolada, “che rappresenta tutta la montagna veneta, per discutere dei problemi veri di questo territorio. Ci sarebbe piaciuto poter parlare delle azioni concrete da mettere sul piatto per risolvere la piaga dello spopolamento, che rischia di cancellare secoli di storia e tradizioni. Avevamo intenzione di parlare di scuola, di artigianato, di economia e della difficile situazione in cui la montagna veneta si viene a trovare quando deve affrontare la concorrenza di confinanti a statuto speciale. L’avevamo chiesto ai colleghi della maggioranza e ci hanno detto di no. Condividiamo la preoccupazione di chi si troverà senza un pezzo così importante del proprio territorio, ma questa passerella non è il sistema più adatto per risolvere un problema simile. Con questa mozione non si risolvono i problemi dei veneti e della montagna, è stata sprecata una grande occasione”.

LA STORIA – La questione relativa ai confini amministrativi sul massiccio della Marmolada costituisce una lunga e controversa vicenda iniziata nel 1911 e che ha portato, il 13 maggio 2002, i legali rappresentanti della Provincia Autonoma di Trento, della Regione Veneto, della Provincia di Belluno, del Comune di Canazei e del Comune di Rocca Pietore, a sottoscrivere un Protocollo d’Intesa relativo alla valorizzazione della Marmolada e all’individuazione dei confini. Il Protocollo, in particolare, sancisce che la definizione dei confini della Marmolada consentirebbe alle comunità interessate di avviare progetti comuni di rilancio della montagna. La stessa Provincia Autonoma di Trento ha confermato, con delibera di Giunta provinciale n. 990 del 10 maggio 2002, dal titolo “Approvazione dello schema di Protocollo d’Intesa e relativa cartografia”, la volontà del territorio trentino di aderire all’accordo raggiunto. Ma il 24 maggio 2018, un atto amministrativo dell’Agenzia delle Entrate – sezione Agenzia del Territorio di Roma – ha stabilito quale sia il confine catastale lungo il massiccio della Marmolada, facendo ricadere l’intero ghiacciaio all’interno del territorio della Provincia Autonoma di Trento, basandosi su una delibera del Consiglio comunale di Canazei, contro la quale è pendente un ricorso al TAR del Lazio da parte della Regione del Veneto e del comune di Rocca Pietore.

Secondo il Veneto, il parere dell’Agenzia del Territorio si configura come un atto unilaterale che non considera adeguatamente né le esigenze dei due territori, né, soprattutto, la volontà manifestata dagli organi politici, nell’allora 2002 e sancita con il citato atto d’intesa. La definizione dei confini tra i due comuni, ovvero tra le due Regioni, rappresenta un elemento decisivo sia in relazione alla risoluzione di quest’annosa controversia sia perché questione preliminare rispetto a qualsiasi iniziativa di rilancio, sviluppo economico e valorizzazione turistica di quest’area montana.


gasco*Giornalista

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