Questioni di cuore. La morte di Roosevelt e l’inizio degli studi sul “rischio cardiovascolare”

di Stefano Chiaramonte*

Negli anni 50 si riteneva che l’aterosclerosi, intesa come restringimento del calibro delle arterie ed occlusione del lume dei vasi da parte di placche, facesse parte dei fenomeni di invecchiamento e che fosse comunemente diffuso con il progredire dell’età. Analogamente, l’innalzamento della pressione arteriosa ed elevati livelli del colesterolo nel plasma erano considerati come normali conseguenze del processo di invecchiamento e non veniva prescritto alcun trattamento.

Negli anni successivi si è realizzato un ampliamento considerevole nelle conoscenze relative alla patologia cardiovascolare e nel conseguente approccio diagnostico e terapeutico,  passando da un’impostazione culturale basata su convinzioni personali a quella che oggi è definita la Medicina basata sulle evidenze.

La storia prende inizio tanti anni fa.

Nel 1932, F.D.Roosevelt, candidato alla Presidenza degli Stati Uniti, rese pubbliche le informazioni riguardanti il suo stato di salute compreso i valori di pressione di 140/100 mmHg, per i quali non faceva alcuna terapia.

Questo problema era diffusamente sottostimato al punto che, dopo l’elezione a Presidente, scelse come Medico Personale uno specialista ORL ritenendo che cefalea e sinusite avrebbero potuto costituire un problema importante per le sue funzioni presidenziali.

Negli anni dal 1935 al 1941 il Presidente Roosevelt presentò un progressivo incremento dei valori di pressione fino a  188/105 mmHg.

Nonostante l’aumento della pressione il suo Medico Personale insisteva che il Presidente era in buona salute e che la sua pressione era normale per l’età (“no more than normal for a man of his age.”) ma il deterioramento delle condizioni cliniche di Roosevelt era evidente ed anche Wiston Churchill, in occasione di una visita nel maggio 1943, lo descrisse nei suoi diari come “molto affaticato”.

Nel marzo 1944, durante la pianificazione dello sbarco in Normandia, la figlia chiese un secondo consulto ed il Presidente fu ricoverato al Bethesda Naval Hospital dove il Cardiologo descrive: grave mancanza di respiro, versamento addominale, colorito cianotico, pressione 186/108 ed ingrandimento del cuore e pone diagnosi di “ipertensione con cardiopatia ipertensiva ed insufficienza cardiaca”.

In quel periodo l’unico farmaco disponibile era la digitale che il Presidente, dopo un primo rifiuto, iniziò ad assumere con lieve miglioramento dei sintomi clinici e dell’ingrandimento del cuore. Tuttavia, un mese dopo, il Presidente ebbe una crisi ipertensiva a 240/130 mmHg  che risultò non rispondere ad un tentativo di terapia con tranquillanti.

Nel Febbraio 1945 Roosevelt partecipò alla Conferenza di Yalta assieme a Churchill e Stalin. In quell’occasione il Medico Personale di Churchill scrisse che Roosevelt appariva un uomo molto malato, con una prognosi  infausta ( “I give him only a few months to live“…) ma nessuno se ne rendeva conto (“ His daughter thinks he is not really ill, and his doctor backs her up.”)

Come previsto, il Presidente Roosevelt morì due mesi più tardi, il 12 aprile 1945, all’età di 63 anni a causa di una emorragia cerebrale con una pressione di 300/190 mmHg.

Il 16 giugno 1948 il Presidente Harry Truman emanò il National Heart Act per fondare il National Heart Institute e stanziò 500.000 dollari per 20 anni per effettuare un’indagine epidemiologica per identificare i fattori o le caratteristiche che causano la malattia cardiovascolare studiando il suo sviluppo su un lungo periodo di tempo in una larga popolazione di soggetti che non ha mai presentato segni o sintomi di tale patologia.

Nel budget iniziale 94.350 dollari erano destinati alle spese per arredi di ufficio compreso l’acquisto dei posacenere per i membri dello staff fumatori (!!)

Nasce così il FRAMINGHAM HEART STUDY

Lo studio parte il 11 ottobre 1948. Inizialmente vengono arruolati 5209 soggetti (fra 30 e 62 anni) abitanti nella cittadina di Framingham nello stato del Massachussett che vengono sottoposti ad approfonditi esami (laboratorio, visita, intervista), ripetuti ogni due anni. Nel 1971 viene arruolata la seconda generazione (5124 soggetti) e nel 2002 la terza generazione (5114 soggetti).

Nel 1971, esaurito il finanziamento pubblico iniziale, lo studio è proseguito grazie ad un nuovo finanziamento sostenuto dal Presidente Nixon.

In quegli anni la pratica medica era indirizzata esclusivamente alla cura del soggetto malato piuttosto che alla prevenzione della malattia e questo era conseguente al bagaglio di conoscenze ad ai modelli formativi dei giovani medici.  Ancora negli anni ’70 il testo di riferimento “Harrison’s Principles of Internal Medicine” recitava che la pressione diastolica era il parametro principale e che la sistolica non aveva alcun valore (“systolic pressure was considered innocuous”).

Dopo più di vent’anni dall’inizio del Framingham Hearth Study appare finalmente evidente che molte delle opinioni comunemente accettate dalla comunità scientifica riguardo l’ipertensione ed i suoi effetti sono prive di fondamento ed è possibile identificare quei soggetti che hanno maggiori probabilità di sviluppare in futuro un evento cardiovascolare. Il termine fattore di rischio viene coniato sulla base dei risultati emersi dallo studio e progressivamente viene fatta luce su quelli che ora sono noti come i fattori di rischio cardiovascolare, cioè tutte quelle caratteristiche derivanti da abitudini e stili di vita, fattori ambientali e biologici che, se presenti in un soggetto, predicono la probabilità di ammalare in un certo periodo di tempo.

Fattori di rischio cardiovascolare

Non modificabili Modificabili
Età

Sesso

Familiarità

Storia pregressa

Fumo

Ipertensione

Dislipidemia

Diabete

Sovrappeso ed obesità

Sedentarietà

Scarso consumo di frutta e verdura

Infiammazione

Consumo di alcool

Fattori psico – sociali

 

Nelle prossime settimane dedicheremo un approfondimento a ciascuno di essi. Seguiteci!


IMG_7430*Nefrologo – Coordinatore del Programma di Prevenzione del Rischio cardiovascolare – Casa di Cura Villa Berica – Vicenza

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