Veneto. Alta Velocità, asse Lega-Pd per il sì. M5S: è una mangeria

di Giorgio Gasco*

Lega e Cinquestelle non si “acchiappano”. A Roma sono al governo insieme, ma in Veneto restano su fronti diversi. Una ennesima dimostrazione di incompatibilità, si è avuta in Consiglio regionale dove Carroccio e Pd hanno fatto passare una mozione, presentata da un consigliere leghista, che impegna la Giunta, guidata da Luca Zaia, a farsi parte diligente nei confronti dell’esecutivo nazionale affinché venga assicurato il completamento dei lavori dell’Alta Velocità.

Basta un acronimo di tre lettere, TAV, a fare rizzare i capelli dei pentastellati oppositori del treno ad alta velocità a tutte le latitudini del Paese, da Chiomonte a Trieste. E per loro poco conta che i coinquilini di Palazzo Chigi la pensino diversamente: qui in Veneto il supertreno non deve passare. Risultato: grillini all’angolo.

La pianificazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Brescia-Verona è stata divisa in due lotti per un costo complessivo di 2 miliardi e 499 milioni di euro per 43 chilometri. In particolare verrà costruita la nuova linea ad alta velocità nel tratto che va da Mazzano (Brescia) a Verona. Strategica è però anche la realizzazione del restante tratto che da Verona arriverà a Padova.

La regola dei numeri (maggioranza) ha stabilito, con 32 voti favorevoli, 4 contrari (i consiglieri Cinquestelle) e 2 astenuti, che la mozione n. 385, di cui è prima firmataria la capogruppo della lista Zaia Presidente, Silvia Rizzotto, vada approvata con la precisazione che “il potenziamento, lo sviluppo della rete ferroviaria e la realizzazione della rete dell’Alta Velocità/Alta Capacità Ferroviaria (Tav) sono assolutamente importanti per lo sviluppo della mobilità e delle comunicazioni, per la crescita economica e produttiva dell’Italia e, in particolare, della Val Padana, che da sola produce circa il 70% del Pil nazionale”. E’ “improcrastinabile” realizzare il progetto “anche alla luce del fatto – scrive la Rizzotto nel documento – che i lavori di ammodernamento della linea oggi esistente non sono sufficienti a soddisfare il volume di merci che viaggia nell’area”. Per essere chiari: “Rinunciando a quest’opera, si opterebbe quindi per una scelta di favorire il traffico autostradale, con tutte le conseguenze in termini di maggior inquinamento che ne deriverebbero”. Infine, la chiamata ad alzare il muro contro il “no” grillino coinvolgendo le Regioni Piemonte (a guida Pd), Lombardia e Friuli-Venezia Giulia (entrambe a maggioranza leghista), allo scopo di sensibilizzare analoghe iniziative, nell’ambito della propria autonomia regolamentare, con lo scopo di sostenere la realizzazione dell’Alta Velocità nei territori di rispettiva competenza.

La collaborazione Lega-Pd, in questo caso, ha raggiunto l’apoteosi quando i consiglieri democratici hanno deciso di ritirare la loro mozione proprio perché quella della Lega ha previsto l’impegno della Giunta a confermare le decisioni già prese, in modo da assicurare, “senza ulteriori ritardi”, il proseguimento dell’iter per l’ammodernamento della rette ferroviaria e per il quadruplicamento, con caratteristiche di alta velocità/alta capacità, della tratta Verona-Padova, “soprattutto nell’interesse delle esigenze dei pendolari”. Insomma, il Veneto “non intende perdere alcun treno – parole dei leghisti – e dopo l’approvazione di questa mozione chiediamo al ministro Toninelli (Cinquestelle, ndr.) quanto ancora dovremo ancora aspettare per ottenere cioè una intera Regione chiede a gran voce”.

Insiste il Pd con il capogruppo Stefano Fracasso: “E’ stata conferma la scelta del Veneto rispetto all’Alta capacità, compreso il nodo di Vicenza. È un investimento imprescindibile per il territorio”. Per il democratico il quadruplicamento nel tratto Verona-Padova è indispensabile per porre fine alla saturazione della linea che comporta ritardi frequenti sui treni regionali soprattutto fino a Vicenza. Dunque, “fermare l’Alta capacità significherebbe condannare lavoratori e studenti di quell’area a un disservizio perenne”. Puntualizzazione: “Registriamo che i Cinquestelle continuano a iscriversi al partito del no e dei ritardi, a fronte di un progetto che è stato a lungo discusso e condiviso con le comunità locali, comprese le compensazioni”.

Ancora un “avvertimento” al ministro dei Trasporti arriva da Nicola Finco, capogruppo padano: “Deve uscire dai blog e portare avanti il progetto della Tav, soprattutto nel tratto del Nordest. Ha dichiarato più volte che bisogna valutare bene il rapporto tra costi e benefici, e su questo siamo d’accordo. Ma consigliamo a Toninelli di venire sul territorio, parlare con le categorie economiche e gli amministratori, perché oggi la Tav è un’esigenza”.

Accuse che sembrano scorrere come l’acqua piovana sull’impermeabile indossato dai consiglieri di Cinquestelle, che, a loro volta vanno al contrattacco senza arretrare: “Lega e Pd vogliono portare avanti la più grande mangiatoia degli ultimi anni: la Tav, così come è concepita e strutturata, va contro agli interessi del territorio e dei viaggiatori e abbraccia invece interessi economici che con il futuro del Veneto non hanno niente da spartire”. Per loro l’iniziativa della inusuale maggioranza “va contro agli interessi del Veneto e dei cittadini, spingendo sempre più avanti interessi economici legati a quella che potrebbe trasformarsi in una delle più grandi ‘mangiatoie’ degli ultimi anni”. Dati alla mano, la loro dimostrazione parte dal costo dell’opera compreso, dicono, “tra i 70 e i 100 milioni di euro al chilometro, ovvero dieci volte di più rispetto ai costi europei”. E per avere cosa? Risposta: “Una linea progettata 30 anni fa, che a fronte di una manciata di minuti risparmiati sull’intera tratta regionale ci costerà una valanga di soldi in più”. Considerazione pentastellata: “Chi propone di portare avanti il progetto promosso da Rfi semplicemente non vuole vedere realizzata in tempi brevi l’opera di ammodernamento della rete esistente, che porterebbe invece molti benefici. Prima di tutto aggiornare il corridoio ferroviario padano comporterebbe grandi risparmi e l’abbattimento dei tempi di realizzazione dell’opera. Di recente il Friuli Venezia Giulia ha appoggiato il quadruplicamento in sede della Venezia-Trieste. Intervento è simile a quello che vogliamo apportare sulla Tavveneta”. Morale grillina: “Se davvero vogliamo risolvere i problemi dei pendolari allora si riveda il progetto”. Precisazione post scriptum: “Noi non siamo contro le grandi opere, non ci stancheremo mai di dirlo, siamo contro quelle che definiamo ‘mangiatoie’ come rischiano di essere opere come la Tav e vogliamo progetti moderni, come quelli che vengono realizzati in Europa in questo periodo. Con gli stessi soldi della Tav potremmo avere un progetto in grado di affrontare i prossimi 30 anni, invece ci troviamo con un dinosauro che impedirà qualsiasi altra operazione per chissà quanto tempo”.

Appuntamento alla prossima puntata.


gasco*Giornalista

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