Un test per svelare la relazione tra malattie neurologiche e abilità finanziarie. Al San Camillo la ricerca che in futuro potrà impattare sulla ludopatia

Abbattere le barriere tra mondo della scienza e realtà è uno dei passi per rendere la ricerca scientifica più vicina alle persone. Anche per questo motivo all’Irccs San Camillo si è deciso di studiare la relazione tra malattie neurologiche e la gestione del denaro. Quante volte sarà capitato di vedere un anziano aprire il portafoglio perché non in grado di affrontare un pagamento? Ecco, lo studio nato all’interno del progetto di ricerca della ricercatrice in neuroscienze Francesca Burgio, ha come oggetto proprio la valutazione
della capacità di gestire le proprie finanze. In Italia non esisteva ad oggi uno strumento adeguato che valutasse la competenza, complessa, di gestire il proprio denaro.

Per questo motivo si è deciso di strutturare un test che analizzi tale competenza a partire dalle abilità più basiche (riconoscimento e conteggio del denaro) fino allo studio di costrutti più complessi (riconoscimento di truffe e frodi finanziarie). «Si tratta di abilità che mettono in moto percorsi del cervello specifici e che possono compromettersi non solo in chi soffre di una specifica patologia neurologica, ma anche negli stati limite che caratterizzano le persone con iniziale decadimento cognitivo che si trovano a dover fronteggiare la maggior parte delle richieste della vita quotidiana», spiega Burgio.
Lo strumento ideato dalla giovane ricercatrice impatta anche nel mondo giudiziario, dato che può esser impiegato come strumento in ambito peritale e forense: «L’utilizzo di strumenti specifici ci consente di individuare i casi in cui sia necessario valutare la specifica competenza finanziaria di una persona. Ad esempio una
persona affetta da schizofrenia può incorrere in errori nel percepire una frode», continua la ricercatrice. Una delle scoperte emerse è il fatto che: «Nello stadio intermedio tra normalità e demenza, quando il paziente ha a che fare con compiti di natura finanziaria, piuttosto che reclutare aree dedicate si comporta con i soldi
chiamando in causa le aree sottocorticali (quelle che gestiscono i bisogni più viscerali, come il sesso o il cibo). Il comportamento si fa quindi più istintivo e impulsivo portando a scelte meno vantaggiose», spiega Burgio.
Attualmente al San Camillo è in creazione e sviluppo, grazie ad un gruppo di giovani ricercatori, un programmariabilitativo su questo tema. Le stesse scoperte potranno avere considerevoli impatti futuri anche sulla ludopatia e il gioco d’azzardo, perché: «Stiamo creando un pacchetto riabilitativo che regoli l’impulso legato ai soldi e alla compulsività, al fine di intervenire tempestivamente sul gioco d’azzardo, su problemi legati alla gestione di pensioni, frodi, manipolazioni e di tutela di pazienti a rischio e in compiti decisionali con ricaduta economica», conclude Burgio.
A commentare il quadro è la responsabile del servizio di neuropsicologia, il medico Francesca Meneghello: «Nei pazienti affetti da disturbi di memoria, la capacità di usare il denaro e di fare acquisti in modo efficiente è un dato clinico importante. Nell’ambito di questo progetto per la prima volta si valuta un aspetto funzionale cruciale alle esigenze quotidiane delle persone. La ricerca, qui, è strettamente collegata alla clinica».


 

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