Autonomia, un anno dal referendum Zaia e Stefani: avanti. Salvini: presto il sì del governo

di Giorgio Gasco*

Delusione, seppure minima? “No, in fondo il nostro cronometro è stato avviato il 6 ottobre”. Eppure qualche preoccupazione esiste. “Alcuni colleghi hanno chiesto degli approfondimenti (leggasi Cinquestelle, ndr.) ma è normale poiché anche la Costituzione indica solamente i principi e non certo elenca i tecnicismi necessari in questo genere di cose”. E evidente che il primo interlocutore, Luca Zaia, governatore del Veneto, si aspettava qualcosa di più dalla visita del secondo soggetto, Erika Stefani, vicentina, anche lei leghista, ministro per gli Affari Regionali.

E cioè che l’esponente di governo portasse con sé a Venezia il decreto del Consiglio di ministri, firmato dal premier Giuseppe Conte. L’occasione sarebbe stata propizia: proprio un anno fa, il 22 ottobre 2017, due milioni 328mila elettori veneti furono chiamati al referendum consuntivo e il 98,1% di loro disse “sì” al quesito voluto dalla Lega iniziando, di fatto, la “madre di tutte le battaglie” (definizione del presidente regionale) con lo Stato.

La Stefani, però, non aveva nella sua valigetta il decreto, ma partecipando alla conferenza stampa organizzata da Zaia, nella sede della Giunta Regionale, in occasione del primo anniversario della consultazione popolare, ha confermato che l’autonomia è un denominatore comune del governo, non fosse altro perché è inserita nel contratto siglato tra Carroccio e pentastellati. Se poi tra questi ultimi, qualche ministro vuole saperne di più “perché, forse, parlando di autonomia, non ha capito che non si tratta di una bandierina politica da piantare, bensì di un argomento tecnico molto complesso e che interessa tutto il Paese e non solo il Veneto e la Lega”, allora, dice la leghista, qualche settimana in più per spiegare a tutti di cosa si tratta, non sarà poi la fine del mondo. Anche perché, e qui getta acqua sul fuoco delle polemiche lanciando il cuore oltre l’ostacolo, e in ultima istanza appellandosi anche al buon senso di tutti, “sono certa che i Cinquestelle rispetteranno la volontà dei cittadini di Lombardia e Veneto che si sono espressi attraverso un referendum, strumento di democrazia partecipata nel quale anche loro credono fortemente”. Certo, però, e il governatore lo ricorda al “suo” ministro, “noi (il Veneto, ndr.) siamo già ai tempi supplementari”, come a dire che tutto quello che la Regione doveva fare, lo ha fatto, quindi “l’autonomia s’ha da fare”. Quanto ai tempi di attesa per il timbro governativo, Zaia fa di necessità virtù e concede un po’ di ritardo, assolvendo la Stefani la quale, ricorda il governatore, ha consegnato al premier, a tempo di record, il dossier veneto sull’autonomia il 6 ottobre e da quel giorno “è scattato il nostro conta-giorni”.

SALVINI – Se qualche perplessità può persistere anche dopo le rassicurazioni del ministro per gli Affari Regionali (“cambierei la dizione in ministro per l’autonomia”, chiosa il governatore), ci pensa Matteo Salvini a rimettere il convoglio in carreggiata appena dopo l’incontro di Venezia tra governatore e ministro.Ricordando che l’autonomia regionale “è prevista dal contratto di governo”, che si tratta “di un passo avanti nel nome dell’efficienza, del risparmio, della trasparenza, del taglio agli sprechi, del merito, della politica a chilometro zero”, e che “sia noi sia i Cinquestelle siamo sensibili agli sprechi”, il vicepremier annuncia che l‘accordo con le due regioni del Nord a trazione leghista, andrà all’approvazione del governo in una delle prossime riunioni. Aggiunge il leader padano: “Ho sentito Luca Zaia questa mattina e sentirò Attilio Fontana (governatore della Lombardia, ndr.). Conto che i dossier arrivino in uno dei prossimi Consigli dei ministri, sicuramente i provvedimenti attuativi sull’autonomia di Veneto e la Lombardia, e mi auguro anche quello dell’Emilia-Romagna. L’importante è che si parta e si posi la prima pietra». Annotazione sull’anniversario del referendum: “Il 22 ottobre è un bel giorno”.

Stando ai discorsi dell’anniversario, tutto dovrebbe andare verso la decisione finale, con l’attribuzione al Veneto dell’autonomia, della competenza su 23 materie già contemplate nell’articolo 117 della Costituzione riformata nel 2001 su imput dell’allora governo di centrosinistra. In diciassette anni nulla è stato fatto, fino allo scorso anno quando Veneto e Lombardia, ieri come oggi a guida leghista, hanno deciso di affidarsi agli strumenti costituzionali previsti. Tra questi, ovviamente il referendum. Diversamente ha fatto l’Emilia Romagna, retta dal centrosinistra, che ha preferito la via diretta della trattativa con l’esecutivo Gentiloni. Chiara la scelta delle prime due regioni: appellarsi agli elettori è stato il valore aggiunto, che ha dato più peso all’iniziativa nei confronti dello Stato,svincolandola da colorazioni politiche tanto che Pd e parte dei pentastellati hanno sostenuto il referendum seppure con motivazioni diverse dai proponenti leghisti.

LE TAPPE – Per la conferenza stampa in occasione dell’anniversario della consultazione popolare, Zaia ha “precettato” tutti gli assessori, schierati nelle prime fila, e gli esperti costituzionalisti e fiscalisti scelti dal governatore per fare parte della cosiddetta delegazione trattante: Mario Bertolissi, professore ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università di Padova; Andrea Ambrosi, professore ordinario di Diritto costituzionale regionale presso l’Università dPadova; Giancarlo Pola, già professore ordinario nonché preside della Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara; Dario Stevanato, professore ordinario di Diritto tributariodell‘Università di Trieste; Andrea Giovanardi, professore associato di Diritto tributario all‘Università di Trento; Ludovico Mazzarolli, professore ordinario di Diritto pubblico, all’Università dUdine; l’avvocato Mario Caramel, segretario della Giunta regionale; l’avvocato Ezio Zanon, coordinatore dell’Avvocatura regionale; Maurizio Gasparin, direttore dell’Area Programmazione e Sviluppo strategico della RegioneA quest’ultimo è toccato ripercorrere le tappe che hanno portato al referendum per l’autonomia e quelle successive fino all’intesa con l’attuale governo.

Tutto ha avuto inizio nel 2014 con la legge regionale numero 15 con la quale l’assemblea veneta ha approvato lo svolgimento del referendum consuntivo. L’anno successivo, la Corte Costituzionale, contrariamente agli orientamenti fino ad allora espressi, ha bocciato la richiesta di illegittimità avanzata dal governo proprio nella parte relativa al referendum sull’acquisizione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Il giorno dopo il responso delle urne, cioé il 23 ottobre 2017, la Giunta regionale ha dato attuazione della legge del 2014, approvando un decreto legge poi trasformato dal Consiglio regionale in proposta di legge di iniziativa statale, e un secondo decreto per istituire la consulta del Veneto per l’autonomia. Un mese dopo, l’assemblea regionale da il via libera alla proposta di legge statale, composta da 66 articoli, in pratica la base e l’oggetto del programma di negoziati con il governo, dando ampio mandato al governatore di negoziare l’autonomia “nell’interesse del Veneto” su 23 materie, quelle previste dalla Costituzione nel secondo e terzo comma dell’articolo 117. Parallelamente, sono stati chiamati a dire la loro tutte le categorie imprenditoriali e sociali che operano in regione che sono entrate a fare parte della Consulta del Veneto per l’Autonomia.

Ufficialmente, il negoziato con il governo è iniziato il primo dicembre 2017, poco più di un mese dopo il referendum, con l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni. Al tavolo si sono ritrovati il governatore Zaia e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Gianclaudio Bressa. Superate le iniziali diffidenze, soprattutto di Palazzo Chigi, il Veneto ha accettato di limitare inizialmente il negoziato su cinque materie: tutela del lavoro, istruzione, tutela della salute, tutela e valorizzazione dell’ambiente e dell’ecosistema, rapporti internazionali e con la Ue. Il 28 febbraio scorso, si è arrivati all’accordo preliminare indicato come “passo di importanza strategica nel percorso verso l’autonomia”. Dopo la pausa elettorale e le difficili trattative per comporre il nuovo governo gialloverde, il 12 giugno si sono riavviati i negoziati Veneto-Stato. Un mese dopo, Zaia ha spedito alla neo ministra “di casa” Erika Stefani la proposta di una legge delega di iniziativa del governo per attuare l’articolo 116 della Costituzione; il 18 luglio primo incontro ufficiale, tutto in salsa veneta, tra governatore e ministro. Durante l’estate, sono diventati operativi i tavoli tecnici su sei materie: ambiente, istruzione, lavoro, salute, alimentazione, protezione civile.

Ora il testo dell’intesa è in attesa della firma da parte del premier e subito dopo il documento dovrà passare alle Camere che dovranno esprimersi a maggioranza assoluta, dando così corpo aalla cosiddetta legge rinforzata.

Resta ancora da definire quali saranno le forme di finanziamento dell’applicazione dell’autonomia. La proposta del Veneto punta direttamente a mantenere in regione i 9/10 del gettito fiscale, come avviene nella regione speciale del Trentino Alto Adige. Su questo punto lo scontro con l’attuale opposizione di governo è molto aspro. Il ministro Stefani ha ricordato che inizialmente le risorse per gestire le materie trasferite da Roma a Venezia verranno assegnate in base alla spesa storica per poi stabilizzarsi sui costi standard.

Questo punto nodale per l’autonomia regionale peserà notevolmente su quello che sarà l’esito del passaggio parlamentare, anche se Erika Stefani ricorda ai colleghi pentastellati del governo che ormai la strada verso l’autonomia è segnata, e se il cammino dovesse rallentare ci sono “appuntamenti come questo organizzato in occasione dell’anniversario del referendum” che saranno un memento per chi, magari, continua ad anteporre le bandierine di partito alle richieste degli elettori.


gasco.jpg*Giornalista

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