Associazione Nazionale Musei Scientifici a congresso per 3 giorni

di Carlotta Fassina*

Dal 24 al 26 ottobre 2018 a Vicenza, presso il Museo naturalistico e archeologico di Vicenza, si svolge il XXVIII Congresso dell’ANMS, Associazione Nazionale Musei Scientifici. Se non fosse per una straordinaria ricorrenza che ha fatto sì che la scelta cadesse proprio su Vicenza, sembrerebbe un evento specialistico e non d’interesse generale.

Invece nel 1868, 150 anni fa, presso la scenografica cornice del Teatro Olimpico, si svolse il Terzo Congresso dei Naturalisti, un appuntamento che si volle portare proprio a Vicenza per festeggiare l’avvenuta unificazione italiana e la fine della dominazione austriaca nonché il clima effervescente che contornava la città e il Veneto dal punto di vista della ricerca naturalistica.

Erano gli anni in cui i “naturalisti” erano persone poliedriche, spesso rampolli di famiglie di spicco, impegnate anche nell’agricoltura o nell’industria (in cui Vicenza eccelleva) e certamente in diversi campi del sapere scientifico. Vicenza era un crocevia di ricerche sul campo che spaziavano dalla geologia alla botanica dei Colli Euganei e delle Prealpi vicentine, alle discipline che s’insegnavano all’Università di Padova, alla climatologia e alla ricerca paleontologica nei magnifici e famosi siti del vicentino e del veronese.

Molto più che oggi, i naturalisti erano tenuti in considerazione dalle amministrazioni pubbliche e dalla cittadinanza, come dimostra la straordinaria accoglienza riservata ai partecipanti al congresso di allora, che furono ospitati nelle ville e nei palazzi cittadini di famiglie illustri come i Da Schio, i Thiene, i Lampertico, i Lioy, i Piovene, i Pasini.

L’elenco dei partecipanti annovera studiosi di grande fama, provenienti da tutta Italia a presentare i loro studi o ad ascoltare le ricerche altrui. Difficile riportare qualche nome illustre senza trascurarne qualche altro. Tra gli studiosi più noti vi erano l’ornitologo padovano Ettore Arrigoni conte Oddo, il biologo Giovanni Canestrini, il direttore del Museo di Storia Naturale di Milano Emilio Cornalia, il criminologo Cesare Lombroso, il geologo Giovanni Omboni, il climatologo e ideatore del dirigibile Italia Almerigo Da Schio, il micologo e prefetto dell’Orto Botanico di Padova Pierandrea Saccardo, lo scienziato, e allora deputato e ministro, Quintino Sella e il geologo Antonio Stoppani. A presenziare la riunione fu l’eclettico vicentino Paolo Lioy che durante le sedute riuscì a far acclamare Charles Darwin come membro onorario della società dei naturalisti italiani in un tempo in cui la Chiesa e alcuni studiosi contestavano duramente i suoi studi.

Il Congresso inoltre previde un’escursione naturalistica nel sito fossilifero del torrente Chiavon e quindi presso la collezione di fossili di Villa Piovene a Lonedo dove erano conservate le grandiose palme fossili del Chiavon. Una lapide marmorea è ancora oggi presente all’ingresso del Museo dei fossili a ricordare l’avvenimento.

Seguì poi l’escursione sui Colli Berici e alla villa Pasini di Arcugnano.

Riferire degli interventi e dei contributi di tutti i partecipanti è impossibile, se l’argomento è d’interesse conviene cercare gli atti del Congresso nella ricca biblioteca digitale di archive.org.

Ci concediamo qui di soffermarci su appena due curiosità.

L’ornitologo padovano Ettore Arrigoni degli Oddi riferì del pericolo rappresentato per gli uccelli selvatici dalla nuova legge sulla caccia che si era fermata in Parlamento nell’estate, in attesa di votazione. Il deputato Mussi aveva chiesto proprio ai Naturalisti un’opinione. Della legge, a giudizio dell’ornitologo e certamente della scrivente, non si poteva tollerare l’uso “di qualunque ordigno di qualsiasi genere” per la cattura degli uccelli, compresi archetti, trappole, tagliole e gabbie a scatto e inoltre qualsiasi forma di caccia in periodo vietato cosiccché cessasse “la concessione per la caccia agli uccelli migratori, che non può che generare continui abusi”. Chiede invece una legge per la protezione degli uccelli insettivori.

Il criminologo Cesare Lombroso non si concentrò sulle caratteristiche fisiche che avrebbero permesso di distinguere un criminale da un uomo comune, bensì sulla statura, la forma del cranio, il colore dei capelli ecc. presenti negli Italiani. IL suo memoriale considerava l’esame di 1000 soldati dell’esercito italiano, di età compresa tra i 20 e i 25 anni. Il peso medio risultava allora di 62,9 kg e l’altezza di 1,64 cm. Oggi la media per gli uomini è di 74,1 kg (dati Codacons) per 1,75 cm di altezza. Anche Lombroso credeva che fattori di tipo ambientale ed economico-sociali potessero condizionare la statura.

Tra gli altri argomenti trattati vi furono quelli zoologici, botanici, geologici, archeologici, etnografici, chimici, fisici ecc.

Particolarmente meritoria fu la fiducia riposta nei “naturalisti” intesi come uomini di scienza cui si aggiunse la speranza del vicentino Paolo Lioy di un’istruzione scolastica sempre più accurata e diffusa e che potesse estendersi anche alle donne. Per le naturaliste invece, al Congresso e nella vita pubblica, fu necessario aspettare ancora molto tempo.


carlotta-fassina*Naturalista

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