Finest, approvato il bilancio: punto di riferimento per le imprese del NordEst nell’area balcanica e sovietica e del Mediterraneo

di Lucio Leonardelli*

Chiude con un utile netto superiore a poco più di 660 mila euro il bilancio d’esercizio 2017/2018 della Finest SpA, società nata con legge statale nel 1991, l’allora “legge per le aree di confine”, con lo scopo di agevolare lo sviluppo delle attività economiche e della cooperazione internazionale nei paesi dell’est Europa.

Attualmente la Finest – partecipata dalla finanziaria del Fvg Friulia, dalla Regione Veneto, dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Simest e da alcune banche – è referente del Ministero per lo Sviluppo Economico ed è operativa in 44 paesi, compresi tra l’Europa Centrale e Orientale, Balcani, Russia e Paesi CSI e Paesi del Mediterraneo.

Negli anni la SpA si è evoluta fino ad acquisire modalità operative, rapidità di risposta ai mercati e visione imprenditoriale tipici di un equity partner. Finest infatti non si limita alla semplice iniezione di capitale e finanza ma, diventando socio di minoranza per l’intera durata del progetto, partecipa attivamente alla definizione del business plan, fornisce consulenza manageriale, contribuisce all’architettura finanziaria dell’investimento. Non da ultimo, quale partner finanziario istituzionale, certifica l’impresa agli occhi degli stake holders globali, aumentandone credibilità e competitività.

Con queste modalità, Finest ha investito solo negli ultimi 7 anni circa 80 mln di euro tra equity e finanziamenti diretti esteri a favore di imprese friulane, venete e trentine, configurandosi così come punto di riferimento per l’internazionalizzazione italiana nei paesi di attività operativa.

Il bilancio, che presenta un segno più su tutte le principali voci rendicontate, è stato approvato stamane nel corso dell’assemblea dei soci e, come sottolineato dal presidente Mauro del Savio, “ è perfettamente in linea con gli obiettivi che la società si era data in quanto abbiamo mantenuto livelli di investimento significativi ed efficaci per lo sviluppo delle nostre imprese, partecipando ai loro progetti di internazionalizzazione in qualità di soci, finanziatori e advisor tecnici. “

“ Oggi – ha aggiunto – possiamo vantare un portafoglio di investimenti solido e senza sostanziali svalutazioni, che ci ha consentito di generare un utile d’esercizio positivo, seppur contenuto, coerente con la nostra missione di servizio di pubblica utilità per il territorio”.

Gli investimenti effettuati dalla Società nell’esercizio ammontano a 16 milioni di euro a favore di 15 nuovi progetti internazionali promossi da imprese del triveneto. Il portafoglio netto in gestione al 30/06/18 ammonta a 83 milioni di euro, impegnati prevalentemente su progetti localizzati nell’Europa Centro Orientale e Balcanica, ma anche per quote crescenti su Russia e Paesi MED, tra cui Spagna, Turchia ed Egitto.

Tra i settori di investimento di maggior traino nell’esercizio si contendono il podio plastica e agroalimentare (27%), seguite dal calzaturiero (17%), legno/mobile (14%) e tessile (5%). Per ciò che riguarda i Paesi di investimento, l’Europa centro-orientale e balcanica conserva saldamente il primato come area di maggiore interesse, attirando quasi l’80% del totale investito: la Polonia in particolare è il primo Paese di investimento dell’anno, seguita dalla Serbia. In terza posizione la Russia, salita al 14% del totale investito e in assoluto il mercato che ha riscontrato maggiore interesse nelle imprese. Interessanti anche le performance verso i Paesi Med, in particolare Turchia ed Egitto.

“La complessità dei progetti e i processi messi in atto denotano una grande maturazione del nostro tessuto produttivo negli ultimi anni – ha sottolinea del Savio -; la maggior parte dei progetti hanno riguardato complesse operazioni di Merger&Aquisition internazionali (42%), anche con Offerte Pubbliche di Acquisto per Società quotate in borsa.

Dal punto di vista del processo la maggior parte delle aziende ha scelto il “Make where you sell” (56%), ovvero la produzione in loco destinata al mercato di sbocco; il 44% si classifica come sviluppo della “Catena del valore”, che porta alla costituzione di vere e proprie multinazionali mentre è interessante rilevare che non ci sono state operazioni di tipo “follower”, che spesso si configurano più come necessità che scelta strategica, per seguire un cliente/fornitore sui suoi mercati di riferimento”.

“Il nostro territorio sembra quindi finalmente uscito dalla lunga crisi economica. Chi ha resistito ora ha le carte in regola per competere a livello internazionale, anche in quelle aree geografiche più promettenti ma ancora poco battute dalle imprese nordestine. Ci auguriamo – ha concluso –  di poterle seguire e sostenere nelle loro sfide in modo più completo e flessibile in futuro, anche grazie agli ormai necessari adeguamenti di natura legislativa che auspichiamo di ottenere”.


IMG-20180515-WA0026   *Giornalista

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