Veneto Strade in campo nel martoriato Bellunese. Sullo sfondo la “grana” Anas

di Giorgio Gasco*

Interventi per ripristinare la viabilità del Bellunese devastato dall’uragano che ha cambiato il volto delle Dolomiti. Dubbi sul futuro della società che, a ragione, è stata definita come il primo esempio di federalismo in Italia, seppure parziale, quando nel 2001 milleottocento chilometri di strade, fino ad allora gestiti dall’Anas. sono stati regionalizzati. Veneto Strade è impegnata su questi due fronti, per nulla facili da superare.

Silvano Vernizzi, partiamo dalla notizia dell’ultima ora: le dimissioni dell’amministratore delegato di Anas, Gianni Armani, con l’azzerramento dei vertici. Questa grana può ostacolare l’ingresso dell’azienda statale in Veneto Strade?

“Credo e spero di no”, risponde l’ad di Veneto Strade.

A Roma lo scontro è duro: Armani ha deciso di lasciare perché il governo Lega-Cinquestelle si oppone alle “nozze” tra Anas e Fs.

“Mi auguro che il futuro gruppo dirigente mantenga la linea prospettata assieme alla Regione Veneto, anche perché si tratta di un’operazione molto strutturata sia dal punto di vista finanziario che da quello operativo. Quindi non mi aspetto sorprese. Però, nella vita tutto può accadere…”.

Cosa prevede l’operazione Veneto Strade-Anas?

“A tutt’oggi, Veneto Strade vede la Regione detenere il 76% delle azioni, le Province di Padova e Treviso e la Città Metropolitana di Venezia il 7,14% ciascuna, la Provincia di Belluno il 2%. Dal primo gennaio prossimo il board vedrebbe l’Anas con il 51%, i quattro enti locali con immutate percentuali e il restante 36% alla Regione”.

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Di fatto ci sarebbe un ritorno al passato.

“Nel 2001, all’allora nuova società Veneto Strade venne assegnata la gestione di 1800 chilometri di strade ex statali con relative competenze anche sulle strade provinciali grazie all’accordo con le amministrazioni locali. Con il decaduto Cda si era stabilito il ritorno all’Anas della gestione di circa 900 chilometri”.

Una operazione con l’evidente obiettivo di rispolverare l’abbinata pubblico-privato, ora voluta con forza dal governo giallo-verde dopo la tragedia di Genova. Ma anche come conseguenza obbligata vista la presenza dell’Anas al 50% nella Cav, Concessioni Autostradali Venete che gestisce il Passante e la Padova-Venezia.

Vernizzi, l’ingresso di Anas in Veneto Strade porterebbe soldi freschi?

“Sì, attraverso l’aumento di capitale che passerebbe da 5 a 10 milioni”.

Cosa potrebbe succedere ora con lo stallo all’azienda di Stato?

“Il 22 novembre prossimo è in programma la conferenza unificata Stato-Regione per dare un parere sul decreto che riclassifica parte della rete stradale che ritornerà allo Stato. Se ci sarà l’assenso, il decreto del Consiglio dei ministri potrà iniziare l’iter burocratico che prevede il passaggio nelle competenti commissioni di Camera e Senato, quindi arrivare sul tavolo del premier per la firma e la successiva emanazione”.

Però?

“Se prima del 22 novembre verrà nominato il nuovo consiglio di amministrazione, con relativa indicazione di amministratore delegato e presidente, aspetteremo di capire se l’Anas confermerà o meno l’accordo per entrare nell’azionariato di Veneto Strade. Al contrario, se tutto avverrà dopo la conferenza Stato-Regione, allora le cose potrebbero complicarsi e difficilmente l’operazione potrà scattare dall’1 gennaio 2019, come previsto”

E veniamo alla disastrosa situazione nel Bellunese.

“Nell’intera area, Veneto Strade ha la responsabilità di 900 chilometri di strade, suddivise in 220 chilometri con la denominazione regionale e il resto definite provinciali. In pratica, il 60% di tutte le arterie di montagna attive nel Bellunese, il resto è a carico di Anas e Comuni”.

Quali sono i punti più critici del dopo alluvione?

“Il problema più consistente sono le frane: sulla regionale 203 Agordina in località Le Campe; sulla strada per Tommaso Agordino; alcuni smottamenti in Val di Zoldo sulla strada per passo Duran; un importante movimento di terra sulla Misurina-Dobbiaco, chiusa al transito, dove stiamo lavorando per superare il fronte di terra così da ripristinare la viabilità; una infinità di strade con alberi da rimuovere”.

Cifra dei danni che riguardano Veneto Strade.

“Dai 120 ai 130 milioni, valori per ora valutati a spanne. Credo, purtroppo, che la cifra sia destinata ad aumentare dopo i sopralluoghi che ho fatto. Le assicuro che in alcuni tratti il maltempo ha causato danni enormi. Ci sono strade completamente crollate. Noi stiamo assicurando il transito perché non possiamo bloccare la vita di migliaia di persone, sulla ricostruzione ci vorrà del tempo e uno sforzo economico notevole”.

Cifra disponibile?

“Siamo in attesa. In una recentissima comunicazione, la Protezione Civile regionale oltre ad invitarci a fare, in tempi rapidi, un bilancio dei danni su strade di nostra competenza e su quelle comuni se richiesto dai sindaci, ci fa sapere la copertura delle spese verrà dal fondo nazionale della Protezione civile”.

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E dalla Regione?

“Sicuramente si provvederà con uno stanziamento con il bilancio di previsione 2019”.

La parte più consistente dei fondi deve venire dallo Stato?

“Direi di si, qui c’è stato un fenomeno ambientale eccezionale, quindi servono risorse e provvedimenti eccezionali che gli enti locali a partire dalla Regione non hanno. Su questo mi sembra che il presidente Zaia sia stato molto chiaro”.

A questo punto, qual è la situazione nel Bellunese?

“Decisamente migliorata rispetto ai giorni scorsi, anche se non abbiamo superato tutte le criticità. Il 92% delle strade in nostra gestione sono percorribili grazie al lavoro incredibile fatto dai nostri operatori che hanno lavorato senza sosta per superare l’emergenza”

Milioni di alberi si sono abbattuti sulle strade.

“In questi giorni, percorrendo le strade regionali e quelle provinciali ho visto una situazione apocalittica: sul versante dei fiumi la strada era crollata, su quello delle montagne c’erano alberi venuti giù. Oltre ai pali della luce, ai cartelli stradali…”

Si va verso la stagione invernale e per quest’area iniziano le attività, sono garantite o c’è il rischio che salti tutto?

“Come le ho detto, al momento il 92 per cento delle nostre strade sono percorribili, stiamo lavorando anche sul restante 8%. Dunque non salta niente. Certo che con l’arrivo delle nevicate è più difficile intervenire ma in un certo senso la neve dovrebbe fare da “blocco” in molte situazioni. Il problema lo avremo con il disgelo”.

In che senso?

“Quando inizierà a sciogliersi tutto c’è il forte rischio che venga giù altra terra. Quindi dobbiamo prepararci a fronteggiare questa futura emergenza. Lo prevediamo e dunque lavoreremo per cercare rimedi. Ecco che le risorse finanziarie sono importanti, anzi fondamentali. Perché ci sarà da mettere in campo personale, mezzi e tutto quello che servirà per garantire il transito ma soprattutto la sicurezza di chi in quelle zone ci vive e lavora. Il mio pensiero va a loro”.

Durante l’ondata di maltempo come vi siete organizzati?

“Avevamo le previsioni del tempo che ci avevano messo all’erta. Quindi tutti i dipendenti della società erano mobilitati e tutti i mezzi erano stati messi a disposizione per fronteggiare l’ondata di maltempo. Poi, com’è immaginabile, in queste situazioni non c’è mai una certezza. L’ondata di maltempo con il vento che soffiava a quasi 200 chilometri all’ora è stata più forte delle aspettative. E l’intensità della pioggia era incredibile, al punto che, dopo il primo giorno, non si poteva transitare sul 48% delle strade di nostra competenza. I nostri dipendenti sono stati molto bravi e ancora oggi sono lì ad operare senza sosta”.

Avete creato una struttura particolare?

“Un ufficio dedicato ai comuni colpiti per dare risposte e sostegno sicuri. In queste situazione, alla popolazione, ai cittadini colpiti, alle amministrazioni interessate bisogna dare risposte certe e veloci”.


gasco*Giornalista

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