Gli Stati generali del verde pubblico a Padova per la cultura e la crescita del verde urbano

di Carlotta Fassina*

Quella del verde urbano è, oppure no, un’esigenza politica nazionale? È questa la domanda che ha dato, di fatto, l’avvio ai lavori degli Stati generali del verde pubblico tenutosi a Padova il 22 novembre presso l’appropriata cornice dell’Orto Botanico. Si tratta di uno dei 4 eventi italiani (assieme a quelli di Roma, Napoli, Venezia) organizzati per la Festa degli alberi del 21 novembre.

L’appuntamento degli stati generali è calendarizzato dal 2015 allo scopo di rafforzare la cultura del verde e dare ampio adempimento alla legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”

A formulare la domanda sul valore politico del verde è stato Massimiliano Atelli, presidente del Comitato verde pubblico del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che ha coordinato gli interventi dei numerosi relatori presenti, assieme all’Assessore Chiara Gallani del Comune di Padova.

La risposta alla domanda dovrebbe ormai poter essere sì, nel senso che servirebbe un impegno politico a qualsiasi livello, visti i numerosi benefici del patrimonio verde delle città e la necessità del suo incremento, anche ai fini della mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento da polveri sottili. Atelli ha aggiunto che anche i sindaci uscenti dovrebbero notificare il bilancio tra alberi piantati e alberi abbattuti durante la loro amministrazione e che la gestione del verde dovrebbe essere presente nel loro programma elettorale.

L’inquinamento atmosferico è un grosso problema per città come Torino e Padova, i cui assessori al verde e all’ambiente, rispettivamente Alberto Unia e Chiara Gallani, hanno presentato, nel corso della mattinata, i loro piani per il potenziamento del verde pubblico. Nel 2017 ci sono state ben 102 giornate di sforamento dei limiti previsti per le polveri sottili, a Padova, come racconta la Gallani che crede molto al progetto di messa a dimora di 10.000 nuovi alberi e di creazione di piccole foreste urbane in zone dismesse come quella di Ponte Vigodarzere.

Il professore Carlo Signorelli, past president della Società di Igiene e Medicina Preventiva (Siti), ha affrontato il tema dell’attività fisica all’aperto, così importante per un popolo italiano sempre più sedentario, ma che che nei momenti di picchi da smog perde la sua funzione salutare. Ecco allora che è importante la presenza del verde per l’assorbimento e la mitigazione degli inquinanti, oltre che per la socializzazione, la riduzione dello stress e l’aumento del benessere complessivo.

Alberi, prati e arbusti in città hanno una valenza ecosistemica importante, molto più alta se sono ben tenuti, se composti in prevalenza da specie autoctone diversificate e se dispongono di uno spazio adeguato. A questo stesso risultato sono convenuti i due relatori Marco Dinetti, responsabile di ecologia urbana della Lipu, e il professore Carlo Blasi, ecologo vegetale e Direttore del CIRBISES dell’Università La Sapienza.

Il verde insomma non ha solo una valenza estetica, come attestano i numerosi atlanti ornitologici e di altri gruppi animali realizzati nelle città italiane. È proprio da quelli che bisogna partire, dice la Lipu, per la programmazione e l’implemento delle vocazioni del verde nelle varie zone urbane. Ora che ci sono così tanti autorevoli testi e regolamenti sul verde pubblico dobbiamo passare più concretamente ai fatti, in modo che le potature non siano più mutilazioni come molti casi ancora dimostrano,  che le rive dei corsi d’acqua non vengano trasformate in tabula rasa, che la gestione del verde sia fatta nei tempi giusti (al di fuori del periodo riproduttivo degli uccelli) e da professionalità riconosciute.

“Piantare foreste, non alberi” è lo slogan utilizzato da Prof. Carlo Blasi per il suo intervento, ed è questo l’obiettivo fondamentale cui tendere.


carlotta-fassina*Naturalista

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