I regoli, 5 grammi di piume per i piccoli re

di Carlotta Fassina*

Poco hanno in comune i due regoli di cui voglio parlare, se non il fatto di essere piccoli, in senso quantomeno relativo, e poco visibili perché nascosti in mezzo ad altro. Il primo Regolo è però una costellazione posta a sud-est di quella dello Scorpione e oscurata da astri più luminosi di lei; il secondo invece è un uccellino di 5 grammi di peso (il più piccolo uccello europeo) che si muove celato dagli aghi e dalle fronde delle conifere. L’ammasso stellare prende il nome da uno strumento di misura usato dai carpentieri, il quale, secondo il suo scopritore Nicolas Louis de Lacaille (era il 1751), avrebbe avuto la stessa forma della sequenza di stelle; il minuto e tondeggiante corpicino di piume, invece, può letteralmente coronarsi dell’appellativo di piccolo re: Regulus è il diminutivo latino che fa riferimento alla cresta dorata, più arancione nei maschi, che svetta come una corona sulla sommità del capo e che è bordata da due bande nere.

Abbandonando i dintorni della nebulosa della Via Lattea e la costellazione che spero di riuscire presto a vedere, alzo comunque gli occhi all’insù per cercare, nel mio giardino e nei parchi urbani, il piccolo re. È già arrivato, da diversi giorni, dalle foreste delle nostre montagne, del Nord e del Baltico. Me ne sono accorta soprattutto dai versolini acuti, dei “sriii”, che i gruppetti di regoli emettono per tenersi in contatto quando si muovono tra gli alberi, assieme alle cince, ai codibugnoli e ad altri insettivori. In qualche raro caso tra loro c’è anche il fiorrancino, congenere un pochino più massiccio del regolo, da cui differisce per il sopracciglio bianco. Sfugge facilmente alla vista il regolo, per via della sua abitudine a non stare mai fermo, a spostarsi anche a testa in giù, ispezionando minuziosamente e di continuo aghi e rametti alla perenne ricerca di piccoli ragni e insetti di cui si ciba. Per il resto sarebbe un uccellino confidente, difficile comunque da fotografare e osservare a lungo, se non quando è brutto tempo e si muove tra i cespugli e più in basso.

Quest’anno il suo arrivo mi procura una certa agitazione e mi dispiace che tra noi ci sia un insormontabile confine di specie, altrimenti gli chiederei dei suoi boschi, degli abeti del bellunese e del trentino, che lui deve aver visto a migliaia gettati a terra con la tromba d’aria di un mese fa. Dove sarà stato lui quando il vento era così forte da sparpagliare a terra come shangai i giganti verdi delle montagne? Vi avevo già raccontato dei super-sensi degli uccelli, della loro capacità di sentire i cambiamenti del tempo con i loro barometri interni, ma non sono in grado di immaginare cosa sia stato dei regoli e dei moltissimi altri uccellini sopresi dal cataclisma. Saranno vivi? I regoli che ho visto arrivare, qui nei giardini urbani, saranno proprio i sopravvissuti oppure altri più fortunati?

È sempre nelle foreste alpine, del Baltico e della Scandinavia, che il regolo costruisce il suo nidino sferico, appendendolo ai rami dei pini e degli abeti. La femmina depone dalle 6 alle 13 uova, due volte all’anno, con un successo riproduttivo però di solo 4 piccoli a coppia. Gli inverni rigidi e con successioni di giornate di tempo avverso costituiscono la principale minaccia alla sopravvivenza della specie.

Quando facevo recupero della fauna selvatica autorizzato, per conto della Lipu, mi arrivavano i regoli soprattutto per collisioni contro finestre o perché debilitati dal maltempo. Era allora necessario attivarsi affinché mangiassero di continuo cibi molto calorici, visto che i loro corpicini consumano le scorte energetiche molto in fretta. Non sembravano aver molta paura di me e, come loro abitudine, non stavano mai fermi, passandomi dalle mani, alle spalle, alla testa, a cercare chissà cosa con i loro occhi scuri e quasi tristi.

Vale davvero la pena cercarlo tra le fronde, questo piccolo re, e preparare per lui palline di grasso e pastoncino da insettivori nelle mangiatoie di casa; anche se meno comunemente di altre specie, potrebbe trovare utile la nostra offerta di cibo.

Foto di Giulio Piras


carlotta-fassina*Naturalista

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