Gava: Forza Italia in Veneto, ecco i motivi della crisi

Trevigiano, laureato in giurisprudenza, avvocato civilista, può vantare un buon curriculum professionali e di trascorsi politici, che hanno inizio nel Partito Liberare per poi proseguire in Forza Italia della quale è stato coordinatore regionale del Veneto dal 1996 al 1998. Nel 1994 ha risposto “sì” alla chiamata del partito di Berlusconi e vinte le elezioni regionali del 1995, Giancarlo Galan lo ha voluto come assessore della sua Giunta restando in regione fino al 2008 per poi passare in Parlamento.

Conosce a fondo la storia del partito azzurro con il quale non è mai stato tenero, al punto che nel 2011 è stato tra i protagonisti, insieme ad altri colleghi di partito del Nordest, della caduta del governo Berlusconi IV. Oggi, per Timermagazine analizza la disastrosa decadenza che Forza Italia sta vivendo anche in Veneto dove il partito non ha più consiglieri regionali né assessori. Ma offre anche prospettive per una “mission” seppure “impossible”.

di Fabio Gava

Sono entrato in Forza Italia nel 1995 perché me lo ha chiesto un vecchio amico che non vedevo da molto tempo, e precisamente dal maggio del 1986. Il nome di questo amico è un nome che adesso non molti farebbero volentieri, ma che io, per la mia storia personale e politica, non ho alcun problema a fare: Giancarlo Galan.
Giancarlo Galan è stato nel bene e nel male il padrone assoluto di Forza Italia del Veneto nei suoi anni d’oro, quello che decideva le liste e la linea. Il suo rapporto con il leader nazionale Silvio Berlusconi era diretto e non filtrato, e Galan in questo pensava di essere autosufficiente, soprattutto dopo il 16 aprile del 2000, quando sconfisse in modo nettissimo Massimo Cacciari per la presidenza della Regione Veneto.
Per chi conosceva il Veneto quella vittoria non fu proprio una sorpresa, ma lo fu per gli osservatori esterni, quelli catalogati tra i politicamente corretti, che non capivano come una star del livello mediatico e culturale dell’ex sindaco di Venezia potesse essere sconfitto da “uno come Galan”!
In quel periodo, però, a ben guardare c’erano già le cause remote della crisi odierna, anche se nessuno ci faceva caso perché comunque il vento in poppa era forte, molto forte.
Le cause remote a mio avviso sono soprattutto due: scarsa possibilità di dibattito interno e poca attenzione al cosiddetto territorio. Nella competizione con la Lega la scarsa attenzione al territorio ha pesato molto, tant’è che in quegli anni si è persa l’occasione di costruire una rete di amministratori più ampia e diffusa. La mancanza di un dibattito interno e di un radicamento territoriale riconosciuto ha finito col determinare un certo lassismo per cui in ogni realtà finivano con l’esserci due o anche tre Forza Italia, ognuna delle quali aveva almeno un “protettore” a livello regionale o nazionale. In altre parole si pensava che forse più facile governare il partito senza scontentare nessuno, esattamente il contrario di quanto ha fatto la Lega, che ha sempre invece avuto, da Umberto Bossi a Matteo Salvini, una linea di comando corta, forte e soprattutto riconosciuta.
Questa situazione aveva determinato una sorta di schizofrenia nei risultati elettorali di Forza Italia in Veneto, normalmente buoni a livello nazionale o regionale, ed invece, sia pure con qualche eccezione, abbastanza scadenti nelle elezioni locali, comunali e provinciali. Questo solco tra il livello nazionale e locale ha continuato ad ampliarsi nel tempo finendo poi con l’incidere inevitabilmente anche sui risultati regionali e poi nazionali. E’ evidente infatti che qualsiasi movimento politico, sia pure d’opinione come era Forza Italia, nel tempo va in difficoltà se non può contare su una rete di amministratori locali diffusa e distribuita. Dobbiamo del resto considerare che gli effetti, a mio avviso dannosi, dei cosiddetti social media sul consenso politico si sono cominciati a vedere in modo chiaro e preciso solo da pochi anni.
La crisi di Forza Italia si è poi aggravata per l’appannamento della figura di Silvio Berlusconi e, in Veneto, per le note vicende extra politiche di qualche anno fa. Nessuna vera iniziativa di rilancio è stata mai avviata dal coordinamento regionale per cercare di rilanciare l’immagine del partito. Del resto, se in politica ci si affida al proprio avvocato è abbastanza normale che questo pensi più agli interessi del proprio cliente piuttosto che agli interessi generali del movimento politico anche se capo del partito e cliente nel nostro caso coincidono.

Fabio Gava
Oggi la corazzata degli anni Novanta e Duemila è diventata una scialuppa. Chi è rimasto, lo fa perché non sa dove andare e spera ancora che qualcosa prima o poi succeda.
Penso comunque che tra il sovranismo leghista e il populismo grillino vi sia spazio per un movimento liberaldemocratico, che abbia però ben presenti alcuni temi forti e identitari. Non si può far concorrenza a Salvini sull’immigrazione e ai cinquestelle sull’assistenzialismo, per cui penso che ad esempio si dovrebbe lavorare una volta per tutte sulla riduzione della pressione fiscale: se fatto con criterio e soprattutto con credibilità potrebbe essere un driver importante.

Vedremo se a breve ci sarà anche un leader in grado di rappresentare quest’area politica.


 

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