La nuova Ue. Questa Europa è quella che vogliamo ?

di Gianlorenzo Martini *
A leggere i titoli dei quotidiani e soprattutto ascoltando dibattiti e approfondimenti (o presunti tali) propinati dai media, si scopre improvvisamente che esiste la UE con personaggi un po’ “grigi” chiamati Commissari e organismi dalla definizione un po’ strana : Consiglio, in primis.

Una architettura complessa (ma chi comanda chi e cosa ?), che irrita i fan di chi vorrebbe che a casa propria (nella nostra ancora bella Italia, per esempio) si potesse decidere e fare a buon diritto quello che si vuole e che, al contrario, fa ancora sperare chi si augura che si raddrizzino le storture, come una ancora che tenga a una deriva inesorabile.
Una immagine della nostra Unione Europea (per gli Amici UE) quindi piuttosto strana, se si pensa che poco più di 60 anni fa (25 marzo 1957) proprio a Roma, sei Paesi e il nostro in testa l’hanno fatto nascere.
Anche al più fideista e forse sono ancora tra quelli, non può sicuramente piacere come l’evoluzione di quei giorni storici lasci molte lacune e zone d’ombra: l’allora MEC, poi CEE  e solo dal ’92 con il Trattato di Maastricht Unione Europea / UE, hanno “tradito” lo spirito originario ? In realtà no, se si pensa che a Roma si gettarono le basi di un accordo economico (soprattutto per la libera circolazione delle merci tra i Paesi aderenti), sì invece se si considerano tutte le aspirazioni politiche legate a quegli accordi.
Ed ecco il punto : aspirazioni politiche.
Ma chi deve dare l’impulso politico che traduca i bisogni e le speranze dei cittadini europei, se vogliamo che si sentano tali ?
Non può essere la Commissione Europea (CE) che ne è il motore vitale solo se le viene dato il carburante giusto (mandato forte e risorse finanziarie): i due protagonisti sono invece il Parlamento Europeo (PE) e il Consiglio , di cui il primo con mandato democratico forte (lo eleggiamo ogni 5 anni e lo faremo la prossima primavera del 2019) e il secondo in modo indiretto in quanto composto dai Leader dei Paesi aderenti , Presidente o Premier a seconda della forma costituzionale, e quindi comunque scelti dai cittadini.
Dove sta il problema secondo mio parere ? Nella qualità politica delle persone.
Ecco perché è fondamentale pensarci bene prima di mettere la scheda con una preferenza (meglio sempre metterla!) per il PE tra pochissimi mesi e augurarci che i Signori cui abbiamo delegato di governarci, abbiano una visione politica non per il domani ma per almeno un decennio avanti.
Io non vedo ormai da troppi anni una politica all’altezza della situazione, ma sarà bene cominciare a rifletterci seriamente : dopo il nuovo PE , ci sarà una nuova CE che rispetterà gli umori politici del risultato elettorale e a scacchiera cambieranno anche le leadership di molti Paesi Membri e quindi la composizione del Consiglio. Questa è l’architettura della nostra Europa : cerchiamo di correggerla (e ce ne è da fare) ma senza delegittimarla, perché dopo c’è il baratro.
Io ci credo e per fortuna abbiamo tanti ottimi giovani che non vogliono essere trascinati dalla follia distruttiva di alcuni.
(1 segue)

Martini* uno che l’Europa la conosce e la ama (autocitazione)

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