Conte-Salvini-Stefani: sì all’autonomia, il 16 febbraio Zaia venga a firmare

di Giorgio Gasco*

Autonomia per il Veneto, il governo giallo-verde mantiene la promessa e dice sì. E va oltre: il 16 febbraio 2019 i governatori Luca Zaia, Attilio Fontana (Lombardia) e Stefano Bonaccini (Emilia Romagna) potranno andare a Roma e firmare l’accordo. A dirlo è lo stesso premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, affiancato dal duo leghista Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, Erika Stefani, il ministro per gli Affari Regionali.

Si chiude positivamente la partita iniziata il 22 ottobre 2017 quando Veneto e Lombardia votarono il referendum consultivo sulla autonomia regionale. Quel giorno 2 milioni 300mila veneti e poco più di un milione di lombardi risposero positivamente al quesito presentato da Zaia e Fontana aprendo di fatto un compatto fronte con il governo e iniziare quella che il governatore del Veneto ha definito “la madre di tutte le battaglie” da combattere con l’unica arma del consenso popolare. Una partita solitaria l’ha giocata l’Emilia Romagna che ha preferito evitare la consultazione popolare puntando sulla trattativa diretta con Roma. Quanto al Veneto, poche settimane dopo il voto, il consiglio regionale approva dei progetti di legge contenenti la proposta concreta, con elencate le 23 competenze (previste dalla Costituzione) da gestire in proprio e non più in modo “concorrente” con lo Stato, le modalità giuridiche per come arrivare a tagliare il traguardo e con l’impegno, per i futuri governi, di prevedere un “tagliando” a dieci anni dalla attribuzione della responsabilità. Insomma, un pacchetto completo sul quale si richiedeva il parere del governo. Seguono i primi contatti con il governo Gentiloni, con il quale nel febbraio scorso si sancisce una pre-intesa. Seguirono le elezioni politiche, lo stallo per comporre una nuova maggiorana e alla fine ingresso a Palazzo Chigi dell’accoppiata Lega-Cinquestelle.

IMG-20181221-WA0034

 

LO SCONTRO – Nel frattempo, il governatore Zaia ha tenuta calda la “minestra” facendo continuamente affinare un nuovo testo del pacchetto autonomia e ha poi consegnato alla neo ministra per gli Affari Regionali, quella Erika Stefani, giovane avvocato, vicentina e non ultimo leghista convinta. La quale, studia le carte, si confronta con i tecnici del ministero e del Veneto e il 2 ottobre consegna la pratica al premier Conte. Iniziano i distinguo dei ministri Cinquestelle (Sanità, Ambiente, Giustizia Lavoro e Sviluppo Economico e, pare anche il leghista all’Istruzione), si rincorrono le voci su pesanti dissidi all’interno della compagine governativa. Interviene Stefani, poi Salvini a promettere che di lì a poco il governo dirà sì. Si aggiunge il premier che promette, assicura, ricorda, come Salvini, che l’autonomia fa parte del contratto di governo. Ma intanto il tempo passa e in Veneto si morde il freno. Il governatore Zaia butta acqua sul fuoco: una settimana in più non cambia la sostanza, a Roma è già deciso che l’autonomia ci verrà riconosciuta. Ma passa altro tempo. Nuovi interventi rassicurativi dei leghisti di governo. La Stefani si infuria e tira fendenti contro i colleghi pentastellati: dobbiamo approvare. In fine Salvini lancia l’ultimatum: o si approva l’autonomia, o governo a casa. Zaia sicuro: arriverà nei giorni prima di Natale.

CONSIGLIO DEI MINISTRI – Mai profezia fu più azzeccata: Zaia gioca facile, ha il filo diretto con Salvini. E se nel tradizionale appuntamento con l’informazione veneta in occasione del Natale, il governatore resta sul vago (“oggi spero di ricevere buone notizie dal Consiglio dei ministri, ringrazio la brava e efficientissima Erika Stefani, e non perché è veneta e leghista”), in cuor suo sapeva che sei ore dopo sarebbe arrivato qualcosa di concreto. Certo, non quello che si pensava, cioé la firma del premier per conto di tutto il Consiglio dei ministri, ma almeno una presa d’atto e magari una scadenza a breve entro la quale chiudere il confronto con il governo e consegnare il tutto al parere di Camera e Senato che dovranno esprimersi a maggioranza qualificata.

Infatti così è stato. Conte, Salvini e Stefani durante la conferenza stampa post Consiglio dei ministri, sotto uno schermo con la scritta “Autonomia differenziata delle regioni”, hanno fermato il boccino. Il premier: “Abbiamo fatto un passaggio qualificante anche in senso politico, qualificante del nostro programma di governo, abbiamo avviato il percorso per riconoscere l’autonomia a Veneto, Lombardia e Emilia Romagna che lo hanno chiesto da mesi..”. Appunto mesi, signor premier. “… è un percorso tecnico articolato (resistenze pentastellate ndr.) ma non siamo rimasti con le mani in mano perché la ministra Stefani ha già avviato da tempo un’istruttoria per approfondire le singole materie con i vari ministeri. E oggi in Consiglio dei ministri abbiamo delineato anche un percorso cronologico: a metà gennaio completeremo l’istruttoria delle varie materie che ora sono di competenza concorrente tra Stato e Regioni, quindi ci sarà una fase finale in cui valuteremo le richieste in modo tecnico, giuridico e politico; dal 15 febbraio 2019 sarò pronto ad incontrare i governatori e sottoscrivere l’intesa”. Dopodiché il tutto sarà nelle mani del Parlamento.

Da parte sua il ministro Stefani, conferma la novità del percorso: “E’ una strada nuova che porterà ad un nuovo rapporto Stato-Regioni. Le materie sono concorrenti, in cui le Regioni già legiferano in quota parte e che potranno ottenere la piena titolarità”. Ecco perché il percorso non è facile”. E i finanziamenti? “Il trasferimento dei fondi deve per forza avvenire in base al costo storico, cioè in base a quello che lo Stato già impiega trasferisce alla singola regione. L’obiettivo è arrivare ai costi standard, cioé spendere quello che è giusto, abolendo gli sprechi”. Il risultato? “Le Regioni avranno onori e oneri con la responsabilità delle loro azioni sulle 234 materie, al contrario Giunte e consiglieri regionali se ne devono andare a casa”. Quindi l’annuncio: “Oltre a Veneto, Emilia Romagna e Lombardia hanno fatto richiesta anche Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria e Marche”. L’autonomia si allarga. “Ovvio, l’autonomia è una opportunità per tutte le regioni, nessuna esclusa”.

La chiusura spetta a Salvini: “Ringrazio Erika Stefani e Giuseppe Conte, un’altra scadenza rispettata dopo cinque mesi di intenso lavoro tecnico. Abbiamo fissato una data, il 15 gennaio, entro la quale ci impegniamo a completare il lavoro di competenza statale, quindi con l’assenso di tutti i ministeri con alcuni dei quali (Autonomie, Interno, Agricoltura, Pubblica Istruzione) c’è già l’accordo. Così, per il 15 febbraio, giorno dopo San Valentino, avremo la proposta dello Stato. Infine, dal 16 febbraio, se le Regioni diranno sì, i governatori potranno firmare l’intesa”. Forse manca ancora qualche ministro all’appello. Infine l’auspicio: “Mi auguro che altre Regioni seguiranno la strada dell’autonomia, penso alla Puglia il cui presidente più volte ha espresso questa volontà. Unire il Paese nel rispetto delle diversità è parte dell’accordo di governo” .

PALAZZO BALBI – Il 21 dicembre, primo giorno d’inverno, pochi giorni al Natale. Una giornata divenuta storica alle 18 del pomeriggio dopo la conferenza stampa a Palazzo Chigi. Prima, all’inizio del tradizionale incontro con il mondo dell’informazione del Veneto in occasione del Natale, il governatore era stato un po’ abbottonato parlando del progetti di autonomia per il Veneto. Tradizionale schieramento, Zaia al microfono, dietro di lui nove assessori schierati, il decimo, Luca Coletto non c’è perché ha iniziato la sua avventura al governo nazionale come sottosegretario al ministero della Salute: al suo posto, così si dice, nessuna new entry ma l’assegnazione della delega all’altra leghista Manuela Lanzarin che diventerebbe super-assessore avendo già la responsabilità del Sociale.

“Spero che oggi il Consiglio dei ministri dia il via libera al bel progetto di autonomia che abbiamo affidato all’efficiente ministro Stefani” ha esordito il leghista. Poi il ricordo di tutte le tappe percorse dal 23 ottobre 2017, giorno dopo il successo del referendum. Zaia si è poi focalizzato sul bilancio dell’anno che si sta per chiudere tra luci e ombre. Ma è il tema dell’autonomia che ritorna in primo piano nel tardo pomeriggio. “Mai regalo di Natale più bello i Veneti avrebbero potuto trovare sotto l’albero. E’ anche per me sarà probabilmente il Natale più bello della mia vita”. Soddisfazione e commozione. E il “messaggio” a chi definiva il progetto “un’utopia, una folle idea, una cosa irrealizzabile” che invece “sta diventando realtà”. Zaia ricorda come “per la prima vola nella storia della Repubblica entra nel Consiglio dei ministri il progetto per l’autonomia del Veneto, viene analizzato e addirittura viene annunciata dal premier, dal vicepremier Salvini e dal ministro degli affari regionali Stefani una road map per l’intesa sull’autonomia da qui al 15 febbraio, indicata come data ultima per la firma. E’ una giornata stupenda, sorridente”. Scontati i ringraziamenti “a Conte, a tutti i ministri della coalizione per questo ulteriore slancio nei confronti del popolo veneto. C’è davvero da giubilare pensando che da qui ai prossimi due mesi la partita sarà chiusa e l’autonomia sarà realtà. Ciò su cui tanti hanno chiacchierato, discusso diventerà nelle nostre mani una certezza di buone pratiche amministrative e di autodeterminazione delle scelte dei cittadini”. Quindi nessuna frenata perché, quasi sillaba il governatore, “a questo punto siamo pronti al confronto, abbiamo già un progetto definito, discusso col ministro Stefani. Siamo pronti ad assumerci ogni responsabilità perché, come non mi sono mai stancato di dire in tanti anni, autonomia significa precisa assunzione di responsabilità, fatte salve la solidarietà e la sussidiarietà nazionali”. Per lui, il percorso avviato da questo governo “consente ad un esecutivo che ha soltanto sei mesi di vita di scrivere già una vera epocale pagina di storia per aver abbandonato l’idea borbonica di Stato centralista e aver scelto la modernità di uno Stato federalista. Trovano finalmente compiuta realizzazione le parole e gli atti dei Padri costituenti che nel ’48 scrissero la Carta fondamentale della Repubblica, con parole autenticamente federaliste, che furono poi sbugiardati e travisati dai successori. Col risultato che lo Stato centralista non è riuscito a produrre altro che mala gestio, cattive pratiche, sprechi. Si apre un percorso verso la virtuosità. Mi ripeto con le parole di Einaudi che mi sono care: ad ognuno sia data l’autonomia che gli spetta. Un sogno finalmente si realizza”.

BILANCIO E 2019 – “Il prossimo sarà l’anno dell’Autonomia, delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, del grande lavoro per la rinascita della montagna travolta dal tornado di fine ottobre, del rilancio della candidatura delle Colline del Prosecco a Patrimonio Universale dell’Unesco, dell’avanzamento della Superstrada Pedemontana Veneta e di altre opere pubbliche necessarie al Veneto e ai Veneti, dell’inizio del cammino della nuova riforma della sanità delineata con l’approvazione del Piano Socio Sanitario 2019-2023”. Sono questi i principali temi affrontati da Zaia durante l’incontro di fine anno con il mondo dell’informazione del Veneto.

Autonomia a parte, il leghista ha ricordato che “il 2018 si è concluso con la tragedia dei danni del maltempo, che abbiamo già quantificato in un miliardo 769 milioni di euro, ma l’anno che sta per arrivare dovrà essere quello della rinascita della nostra montagna. In questa partita il Governo c’è, e i finanziamenti hanno cominciato ad arrivare e continueranno a farlo nel prossimo biennio. Poi c’è la grande gara di solidarietà di cittadini e imprese, non ancora finita, che ha già portato altri aiuti per quasi 3 milioni di euro. Anche grazie all’attenzione che ci hanno dedicato i media regionali, capaci di portare all’attenzione nazionale una tragedia che rischiava di rimanere relegata ai margini, tutti si sono resi conto di cosa sia successo nelle vallate, al punto che le Regioni che avrebbero potuto beneficiare dei proventi dell’sms solidale, hanno deciso con grande sensibilità di lasciare tutto al Veneto”.

Della rinascita della Montagna fa parte anche la grande partita della candidatura di Milano-Cortina a ospitare le olimpiadi invernali del 2026. “Dobbiamo continuare a fare squadra – ha esortato Zaia – con la stessa convinzione e intensità che ci ha portato avanti fino al successo della presentazione al Cio a Tokio, perché l’avversaria, Stoccolma, è molto forte. Se riusciremo a vincere questo insidioso slalom speciale, potremo davvero parlare di rinascita della montagna veneta”.

Ottimismo e convinzione anche sulla partita delle opere pubbliche: “La Superstrada Pedemontana è già realizzata per il 56% e, quando sarà terminata, cambierà l’intero modo di pensare la mobilità del Veneto, con un impatto positivo su una realtà che produce il Pil più forte d’Italia, e sulla vita quotidiana e gli spostamenti anche delle popolazioni che risiedono lungo l’itinerario. Sono anche in arrivo importanti novità sul fronte ferroviario. In generale siamo assolutamente favorevoli a proseguire nella realizzazione di opere pubbliche progettate per il bene del territorio, dell’economia e dei cittadini, che ci hanno votato anche per vederle realizzate”.

E il prossimo anno? “Può segnare una svolta anche per la candidatura Unesco delle Colline del Prosecco. Abbiamo un Comitato scientifico di elevata caratura internazionale; il dossier è stato ricalibrato al meglio negli ultimi mesi e sta per essere stampato e ufficializzato. Sia chiaro che non stiamo parlando di vino, ma di un paesaggio unico e di una straordinaria cultura che merita la valorizzazione Unesco”.

Zaia ha infine citato alcuni “record” della sua amministrazione come auspicio per il futuro da rendere ancora migliore: “Non dimentichiamo che abbiamo saputo utilizzare il 100% dei fondi europei a nostra disposizione, che l’agricoltura del Veneto è risultata il settore miglior pagatore d’Italia, che la nostra sanità è stata promossa dal ministero della Salute per aver saputo erogare al 100% i Livelli Essenziali di Assistenza, tutte quelle cure che dovrebbero essere garantite in tutta Italia sulla base della Costituzione”.

(Foto Margherita Gasco)


gasco*Giornalista

Rispondi