Udine, omaggio ai 3 agenti uccisi da una bomba esplosa il 23 dicembre di 20 anni fa

di Lucio Leonardelli*

Era il 23 dicembre 1998 quando alle 5.45 Udine venne scossa da un boato proveniente da un negozio di Viale Ungheria: una bomba a mano M52 uccise tre poliziotti che giunsero sul posto in quanto chiamati dal titolare Paolo Albertini poichè dall’interno proveniva del fumo. L’ordigno esplose allorchè uno dei tre agenti tentò di staccarlo dalla serranda dov’era attaccato. Morirono Adriano Ruttar, 41 anni, di Drenchia,  Paolo Cragnolino, 33 anni, di Roveredo in Piano, e Giuseppe Guido Zannier, 34 anni, di Montegnacco di Cassacco, mentre rimasero feriti sia Albertini che un altro agente.

Le indagini successive si indirizzarono verso una organizzazione criminale di albanesi ma, nonostante le accuse, da allora i colpevoli non sono stati individuati e a tutt’oggi i tre agenti non hanno ancora avuto giustizia. Resta viva comunque la memoria di quanto accadde in quella triste circostanza che colpì in pieno cuore il capoluogo friulano.

A 20 anni di distanza, stamane a Udine, quel tragico 23 dicembre è stato commemorato con tre momenti significativi: prima sul luogo della strage, con la deposizione di fiori da parte dell’assessore regionale Barbara Zilli, presenti anche i consiglieri regionali Furio Honsell, Franco Iacop e Mariagrazia Santoro; poi nella chiesa della Beata Vergine del Carmine in Via Aquileia con la Santa Messa celebrata dall’Arcivescovo di Udine monsignor Andrea Bruno Mazzocato; infine – alla presenza del capo della Polizia, direttore generale della Pubblica sicurezza, prefetto Franco Gabrielli – con l’intitolazione dell’area verde di via Crispi in prossimità del tribunale e l’inaugurazione del monumento realizzato dall’artista friulano Roberto Milan.

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“La partecipazione di tante persone alle cerimonie che si tengono oggi – ha detto l’assessore regionale Barbara Zilli – dimostra quanto vivo nella comunità udinese, e non solo, sia il ricordo di questi tre servitori dello Stato che vent’anni fa vennero uccisi in un vile e tragico attentato. Accompagnato al ricordo però, persiste un inaccettabile senso di ingiustizia per l’impunità goduta in tutto questo tempo dai mandanti e dagli esecutori di quella strage”.

Sottolineando come la memoria dei tre agenti coinvolga l’intera collettività regionale, l’assessore ha ringraziato l’impegno quotidiano delle forze dell’ordine in quanto “declinato al nostro futuro, poiché va anche a vantaggio delle nuove generazioni, che sui valori ispirati al rispetto della legge costruiranno la loro vita”.

“Un principio questo – ha continuato Zilli – che deve partire dalle istituzioni e dalle scuole, affinché i nostri giovani trovino, di fronte alle avversità e ai momenti di pericolo, la forza di rimanere coesi all’interno della propria comunità, così come lo sono stati gli uomini e le donne della Polizia di Udine in quei drammatici momenti di vent’anni fa”.

Salutando il Capo della Polizia e direttore generale della Pubblica sicurezza, Franco Gabrielli, intervenuto anch’egli alla cerimonia, l’assessore ha richiamato l’importanza del senso del dovere che ogni cittadino deve sentire nei confronti dell’idea di Stato “che, con lo scoprimento di questo monumento, assume simbolicamente un’impronta non solo formale, ma sostanziale nella vita di ognuno di noi”.

“A vent’anni di distanza – ha detto a sua volta il presidente del consiglio regionale  – ricordare ha un significato amaro  perchè non sono stati ancora trovati gli autori della strage. Questo dà un senso di smarrimento. Ma la vicinanza della cittadinanza ai familiari degli agenti che persero la vita e alla Polizia di Stato testimonia che in questa città e in Friuli Venezia Giulia i valori del rispetto, dell’onestà, della convivenza civile sono ancora molto forti e presenti.

 

L’auspicio che rinnoviamo – ha aggiunto Zanin –  è che si possa dare una spiegazione a quella tragedia e un nome ai colpevoli: lo dobbiamo ai familiari e al senso civile di una città come Udine che è Medaglia d’Oro alla Resistenza ed ha in sè forti i valori della democrazia. Quell’attentato rappresenta una ferita alla democrazia: trovare una risposta significa restituire a questi tre eroi silenziosi, ai loro familiari e alla città un senso di giustizia fondamentale, senza il quale si rischia che venga meno quella convivenza civile necessaria per poter progredire”.

“Il Friuli Venezia Giulia è certamente una regione che ha in sé gli anticorpi democratici per poter combattere la criminalità ma – ha affermato il presidente del Consiglio, ricordando, peraltro, le recenti indagini che hanno interessato anche il Friuli Venezia Giulia per la presenza di figure legate al clan dei Casalesi – non bisogna abbassare la guardia e occorre che oltre alle Forze dell’ordine, che svolgono in maniera splendida il loro lavoro, si crei una solidarietà tra tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia per tenere alti i valori della democrazia, della convivenza, dell’onestà e della giustizia, e alzare una diga straordinaria nei confronti di chi vuole penetrare il nostro tessuto sociale con i germi della criminalità.”

Dal canto suo, Mariagrazia Santoro, consigliere regionale Pd e già assessore comunale a Udine e poi nella giunta Serracchiani, ha sottolineato che “i sono troppi misteri e c’è troppo sangue sparso nella nostra terra, che ancora attendono verità e giustizia. Il Friuli non si rassegna all’impunitae chiede sia fatta piena chiarezza sulle morti di venti anni fa, come quelle dei tre poliziotti uccisi a Udine, su quelle più recenti, come quella di Giulio Regeni mentre resta ancora scandalosa la latitanza di Cesare Battisti”.


IMG-20180515-WA0026*Giornalista

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