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La neve di Natale, che però non c’è

di Franco Secchieri*

Nel Marzo di quest’anno, proprio nelle pagine di questo giornale, mi ero chiesto se la neve caduta nello scorso inverno avrebbe supplito al grave deficit idrico per le nostre montagne ed i ghiacciai in particolare. La realtà dell’estate passata ha dimostrato purtroppo il contrario e la situazione attuale sembrerebbe addirittura peggiorata.

Questo inverno ha portato, fino ad ora, ben poca neve sulle montagne venete, dalle Prealpi alle Dolomiti lasciando un paesaggio inconsueto tanto che in queste ultime giornate serene di fine Dicembre, quando la nebbia lo consente, la mancanza del manto nevoso la si può notare persino dalla pianura guardando la cerchia dei monti con imbiancate solo le cime più elevate.

Nelle fasce altimetriche più alte, la bianca coperta sotto la quale stanno dormendo i ghiacciai risulta ancora troppo leggera, non tanto per ripararli dal freddo, ma per difenderli dal caldo quando arriverà la prossima estate che, speriamo, non sia ancora tremendamente simile alle precedenti, sia per le elevate temperature che per la siccità.

2 Altopiano di Asiago 30.12.2018

Pare ormai un fatto scontato che i mutamenti climatici in atto si stiano manifestando sempre più intensamente sull’intero nostro territorio, anche per il carattere spesso anomalo di taluni eventi meteorologici come quelli verificatisi nel mese di Novembre, specialmente sull’altipiano di Asiago e sull’Agordino. Oltre a questi episodi dalla eccezionale intensità, la scienza ufficiale ci mostra come si stiano affermando delle dinamiche climatiche che portano ad effetti ben più prolungati con conseguenze negative anche nel lungo periodo. Una di queste la si può facilmente riscontrare in questa stagione natalizia a causa della scarsità di neve in montagna e di piogge in pianura. L’aspetto peggiore è comunque l’assenza della neve a tutte le quote che potrebbe portare nella prossima estate ad una possibile crisi idrica, specialmente per quanto riguarda la pianura, non solo per quanto riguarda la scarsità delle portate dei fiumi e dei torrenti che potrebbe verificarsi già dalla primavera, ma anche per quello delle falde acquifere così abbondanti nel sottosuolo a partire dalla fascia pedemontana. A tale proposito vale la pena di ricordare il carattere di eccezionalità della riduzione delle portate nei corsi d’acqua nella primavera del 2017, quando nell’Adige era venuto allo scoperto il letto nella zona del rodigino, provocando problemi non indifferenti per l’agricoltura.

3 nebbie verso la pianura

Tornando alla montagna, fortunatamente per gli operatori turistici, grazie al buon funzionamento degli impianti per la neve programmata, in molti comprensori la stagione turistica invernale si è salvata. Tuttavia la visione delle piste innevate che scendono tra i boschi ed i prati ancora verdi disegna certamente un paesaggio inconsueto ed innaturale. Ma anche la riserva d’acqua per l’innevamento artificiale non è infinita e la mancanza di precipitazioni potrebbe mettere in crisi il sistema.

La presenza della neve invernale alle diverse quote costituisce una riserva strategica in quanto con l’aumentare delle temperature primaverili si mette in moto il volano del ciclo idrologico che restituisce gradatamente l’acqua immagazzinata in forma solida, alimentando anche d’estate torrenti e fiumi. E se è fino alle quote medio alte che l’intero manto nevoso si consuma per fusione, nelle fasce più elevate delle montagne, nei luoghi morfologicamente idonei, la neve permane trasformandosi nel tempo in nevato e quindi in ghiaccio. Così si sono formati i ghiacciai, anche quelli dolomitici evidentemente, che negli ultimi decenni hanno subito un graduale ridimensionamento. Molti di essi, quelli più piccoli (compresi anche i glacionevati) sono ormai scomparsi o stanno per esserlo. Anche le masse gelate di maggiori dimensioni, compreso il più rappresentativo di tutti, il ghiacciaio della Marmolada, si stanno riducendo in maniera impressionante.

4 Ghiacciaio Marmolada 2018

Chissà se questa nuova situazione che potrebbe venirsi a creare contribuirà a risolvere la diatriba tra Veneto e Trentino su questa montagna.

La Regione Veneto prima ed il sottoscritto poi, in particolare negli ultimi tre anni, ha tenuto sotto controllo l’evoluzione delle masse gelate dolomitiche. Cosa che più in generale, per l’intero arco alpino, sta facendo il Comitato Glaciologico Italiano, attraverso campagne glaciologiche che consentono di valutare qualitativamente e quantitativamente l’evoluzione dell’aspetto più appariscente della criosfera: i ghiacciai appunto. Soprattutto le immagini raccolte negli anni serviranno a testimoniare un evento che i futuri climatologi potranno esaminare con particolare attenzione, anche per meglio conoscere le cause che determinano i cambiamenti del clima.

Insomma seguire l’evoluzione della neve e dei ghiacciai costituisce un motivo di interesse non solo paesaggistico, ma per la stessa scienza dell’atmosfera oltre che creare un importante patrimonio iconografico.

Alla fine della campagna di indagine glaciologica 2018, ho azzardato una ipotesi poco tranquillizzante per il futuro dei ghiacciai, valutando che se dovesse continuare questa tendenza di cambiamento del clima, alcuni ghiacciai come quello della Marmolada potrebbero scomparire in poche decine di anni. La speranza è che la situazione attuale possa cambiare e che torni abbondante la neve che rappresenta un sicuro investimento ambientale per il futuro di noi tutti, e non solo per lo sci ed il turismo invernale. Purtroppo le previsioni, anche a livello scientifico, sembrano affermare il contrario.

Rimane la possibilità che il tempo meteorologico ed il clima facciano, come sempre hanno fatto, di testa propria ignorando tutti i danni che l’uomo sta facendo all’ambiente, a cominciare dall’inquinamento dell’atmosfera. Certo che a guardare le lunghe colonne di auto che invadono in questi giorni le autostrade verso le diverse località turistiche non fornisce l’impressione che questa del cambiamento climatico sia una preoccupazione veramente sentita da tutti.

FOTO :

  1. La straordinaria magra del fiume Adige nei pressi di Rovigo nell’Aprile del 2017
  2. L’altopiano di Asiago, con vista verso Le Melette il 30 Dicembre 2018
  3. Un significativa immagine delle condizioni di stabilità dell’atmosfera col fenomeno della inversione termica (e delle nebbie) : la pianura con i colle Berici ed Euganei che emergono dalle nebbie
  4. Il Ghiacciaio della Marmolada da un rilievo aereo dell’estate 2018

 

Tutte le foto sono dell’autore


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