Cuore protetto? Occhio al colesterolo

di Stefano Chiaramonte*

Il termine dislipidemia indica genericamente un’alterazione della concentrazione dei lipidi nel sangue che può interessare una sola o più frazioni contemporaneamente: aumento del colesterolo totale, del Colesterolo-LDL, dei Trigliceridi, delle Lipoproteine, delle Apolipoproteine o diminuzione del Colesterolo-HDL.

Fra tutte, Col-LDL, Col-HDL e Trigliceridi sono i parametri che si correlano maggiormente con lo sviluppo delle malattie cardiovascolari.

Numerosi e consolidati studi epidemiologici hanno documentato in maniera inequivocabile che vi è una relazione continua e progressiva fra i livelli ematici dei lipidi e lo sviluppo della patologia cardiovascolare e della mortalità relativa. Le definizioni “continua e progressiva” rafforzano il concetto che la percentuale di eventi patologici aumenta di pari passo con l’aumento dei livelli ematici dei lipidi.

Le stesse fonti forniscono anche la dimostrazione contraria che riducendo la concentrazione, in particolare di colesterolo-LDL, si riducono gli episodi di patologia cardiovascolare sia nei pazienti definiti sani sia in quelli che avevano già avuto problemi di questo tipo.

Le anomalie del metabolismo dei lipidi hanno talvolta una distribuzione familiare, su base genetica, e sono dovute a mutazioni genetiche singole o multiple che determinano un’eccessiva produzione o difettosa eliminazione di alcuni componenti. Queste sono definite dislipidemie primitive. Purtroppo queste situazioni vengono ereditate, si manifestano già in giovane età, bisogna prenderne atto come di un compagno di viaggio scomodo e pericoloso e bisogna combatterle cronicamente.

Esistono però molte altre cause di dislipidemia, definite secondarie, sulle quali bisogna fare informazione e prevenzione prima che terapia.

Nei paesi più sviluppati la causa più importante è rappresentata da uno stile di vita sedentario associato a un eccessivo apporto dietetico di grassi saturi, colesterolo e grassi trans (quelli utilizzati in molti cibi preconfezionati).

Possiamo dire che la dislipidemia è il rovescio della medaglia della condizione di benessere e del miglioramento delle condizioni di vita degli ultimi decenni. Come dire…si stava meglio quando si stava peggio!!  Anche l’Impero Romano ha iniziato il suo declino fino a disgregarsi nel momento in cui aveva finalmente raggiunto una condizione tranquilla, opulenta, senza guerre o privazioni. Questo non ci può ne’ consolare ne’ giustificare!

. Altre cause secondarie frequenti comprendono

  • L’abuso di alcool
  • La nefropatia cronica
  • L’ipotiroidismo
  • La cirrosi ed altre malattie colestatiche del fegato
  • L’uso o l’abuso di alcuni farmaci, tra cui i tiazidici, i beta-bloccanti, i retinoidi, i nuovi antivirali, la ciclosporina, il tacrolimus, gli estro-progestinici e gli steroidi
  • Il diabete: questa è una causa secondaria particolarmente significativa, perché i soggetti affetti tendono ad avere un’associazione trigliceridi elevati, alti livelli di LDL e bassi livelli di HDL con un rischio amplificato di sviluppo di patologia cardiovascolare.
  • Il fumo di sigaretta

La dislipidemia viene diagnosticata misurando i livelli dei principali lipidi nel sangue.  Colesterolo totale, trigliceridi e colesterolo HDL vengono misurati direttamente. I valori di colesterolo LDL vengono invece calcolati con metodo indiretto. Vi sono pazienti affetti da malattia cardiovascolare conclamata con livelli normali o quasi dei lipidi plasmatici nei quali è opportuno dosare alche le Lipoproteine ed i marcatori dell’infiammazione.

Lo screening universale usando un profilo lipidico a digiuno (colesterolo totale, trigliceridi, colesterolo HDL e colesterolo LDL calcolato) dovrebbe essere fatto in tutti i bambini tra 9 e 11 anni (o all’età di 2 anni, se i bambini hanno una storia familiare di iperlipidemia grave o coronaropatia precoce). Gli adulti dovrebbero essere valutati di base all’età di 20 anni e poi ogni 5 anni. La misurazione dei lipidi deve essere accompagnata da una valutazione degli altri fattori di rischio cardiovascolare. Non è stata ancora stabilita un’età precisa dopo la quale i pazienti non necessitano più dello screening, ma i dati dimostrano che è bene proseguirlo oltre gli 80 anni, specialmente in presenza di malattia cardiovascolare aterosclerotica.

Resta comunque ben chiaro che la dislipidemia è un nemico subdolo, multiforme che non deve mai essere sottovalutato e nei cui confronti è opportuno mettere in atto una serie di contromisure di prevenzione. Ne parleremo nelle prossime puntare. Seguiteci.


IMG_7430*Nefrologo – Coordinatore del Programma di prevenzione  del Rischio Cardiovascolare – Casa di Cura Villa Berica di Vicenza

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