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Zaia e l’autonomia: cari cittadini del Sud vi scrivo…

di Giorgio Gasco*

Post su facebook. Il governatore del Veneto sembra quasi non sapere più a quale santo votarsi per fare capire al mondo intero che la maggiore autonomia per il Veneto non è il diavolo per nessuno e “non è la morte per il Sud” anzi “è una grande opportunità” anche per chi abitata nel Mezzogiorno d’Italia. Luca Zaia è preoccupato nonostante il sostegno di metà governo, quello verde, mentre l’altra metà, il giallo, continua a mettere i bastoni tra le ruote nonostante adesso, e ripetiamo adesso, stia arrivando qualche parola, e ripetiamo qualche parola, di accondiscendenza da parte dei ministri grillini di Sanità, Istruzione e Trasporti.

Loro, forti di consensi ottenuti proprio al Sud alle elezioni del marzo scorso a colpi di promesse (centrodestra e centrosinistra le definiscono assistenziali) fermamente contrari a cedere competenze ad una parte dell’impero.

Dopo vari rinvi ora sembra che il dialogo tra Roma e Venezia stia procedendo. Alla fine dello scorso anno si sono sprecate le date nelle quali definire il dialogo tra le parti dopo il referendum dell’ottobre 2017 che ha visto due milioni e mezzo di veneti e tre milioni di lombardi dire sì ad una maggiore autonomia per le rispettive regioni con l’attribuzione di 23 competenze come previsto dalla Costituzione riformata nel 2001 dall’allora governo di centrosinistra. Le promesse per la firma del testo sull’autonomia venivano periodicamente aggiornate con il calendario, fino all’apoteosi negli ultimi giorni prima di Natale quando durante una conferenza stampa il premier Giuseppe Conte affiancato dai ministri leghisti Matteo Salvini (Interno) e Erika Stefani (vicentina, Affari Regionali), annunciava che il Consiglio dei ministri ha concordato il cronoprogramma per arrivare all’accordo con Veneto, Lombaria ed Emilia Romagna dando appuntamento al 15 gennaio per la chiusura del lavoro legislativo e di consultazione con i ministeri e al 15 febbraio per la presentazione del testo definitivo da sottoscrivere con i governatori e poi spedire al Parlamento per l’approvazione che deve avvenire con maggioranza qualificata in doppia lettura. Il 15 gennaio è ormai passato e gli approfondimenti richiesti a gran voce dai ministri di Cinquestelle, conditi di minacce da parte leghista di fare saltare il contratto di governo,continuano nella speranza che venga almeno rispettato il termine del 15 febbraio.

Nel frattempo Luca Zaia non intendete perdere altro tempo e ha iniziato a martellare il ferro caldo anche sui social con post della serie “vi parlo con il cor in man” sperando che questo possa mettere in guardia la parte gialla del governo soprattutto in vista delle elezioni europee di maggio. Questa volta il leghista tenta di sfondare il fronte del Sud, dove, nel marzo 2018 è stata piantata la bandierina pentastellata e dove, non a caso, Salvini, padre-padrone del Carroccio, sta diventando sempre più di casa con raid elettorali martellanti proprio per rovinare i sonni ai “gialli”.
PREMESSA – Il governatore del Veneto inizia la sua lettera aperta al Mezzogiorno raccontando di aver letto “di parlamentari che organizzano riunioni contro l’autonomia. E rimango allibito da quanto sta accadendo”. Quindi una “modesta, piccola riflessione tutta rivolta ai cittadini del Sud dell’Italia”, che inizia con una sottolineatura politicamente avvolgente e con similitudini sociali con la parte settentrionale del Paese. “L’eroica gente del nostro Sud è una foresta che cresce, quotidianamente – scrive Zaia – ma che non ha mai avuto diritto di parola. Fateci caso: c’è sempre qualcuno che, in continuazione, sigilla il coperchio sopra questa pentola in positiva ebollizione e, con inquietante puntualità, indica la strada sbagliata da percorrere. È indubbio che il Sud sia uscito dalla Seconda Guerra Mondiale ferito quanto il Nord, devastato, con una massiccia emigrazione (ricordo che in molte zone del Sud America il Veneto è di fatto la seconda lingua, se non la prima, e che tanti sindaci e governatori amministrano zone del mondo come i figli migliori del Sud), senza infrastrutture, con le città distrutte”.

LA DIFFERENZA – Il Secondo Conflitto, spiega il leghista, “rappresenta – anche se drammatico – un punto di partenza comune, ma resta innegabile che in questi decenni si sia venuta producendo una divaricazione profonda. Alcuni territori, quelli del Nord, sono economicamente decollati; quelli del Sud, non si sono, invece, mai affrancati, come sarebbe stato giusto e legittimo attendersi, visto il loro potenziale umano e ambientale. Basti pensare al fatto che il Veneto è la prima regione turistica d’Italia: 70 milioni di presenze, 17 miliardi di fatturato. I mari e i panorami del Sud non meriterebbero forse altrettanto? Qualcosa quindi è accaduto. O, per meglio dire, NON è accaduto al Sud”. Per lui è evidente che “anche senza un’autonomia del Nord, in questi decenni il Mezzogiorno non ha portato a casa nulla in termini di sviluppo. E non mi si venga a dire che abbia avuto meno opportunità del Nord, in termini di cospicui investimenti sul fronte infrastrutturale, dei fondi comunitari, degli aiuti di Stato (quando erano possibili), delle agevolazioni fiscali e quant’altro”.

FILO DOPPIO – Premettendo di non volere fare “il processo al passato”, il presidente del Veneto affronta la questione in modo attuale e propositivo: “Questa autonomia, richiesta da Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, che viene dipinta ai cittadini come la morte del Sud è, invece, una grande opportunità per loro. E anche per noi. Nord e Sud sono, infatti, legati a filo doppio, come dimostra l’azione politica del mio segretario, Matteo Salvini, che va proprio in questa direzione”. E spiega, forse rivolto ai “gialli” pentastellati, come “nel contesto di uno Stato federale, non esiste che una comunità sia lasciata andare allo sbando a tutto vantaggio di un’altra. La verità (suggerisco ai cittadini del Sud di osservare bene la realtà dei fatti) è che l’autonomia fa paura a molti amministratori del Sud, perché essa è una vera assunzione di responsabilità. E questo fattore fondamentale per la corretta gestione delle risorse pubbliche che, troppo spesso, vediamo sprecate senza alcun vantaggio per i cittadini, è proprio ciò che crea forti timori in determinati ceti politici e amministrativi”.

LA PROVOCAZIONE – Alle “spaventatissime istituzioni del Mezzogiorno” Zaia dice che “non potete continuare a vendere ai vostri cittadini soltanto la suggestione che l’autonomia li farà morire. Se sostenete questo, per coerenza, dovete andare dai vostri elettori e dire qual è l’alternativa. Perché, e qui mi rivolgo sempre ai cittadini del Sud, chi racconta nelle istituzioni, nelle piazze, in Parlamento, che l’autonomia è un baratro per il Mezzogiorno, dice qualcosa di contrario alla Costituzione vigente”. E parte la provocazione finale: “Quei parlamentari e amministratori del Sud che si dicono fieramente contro l’autonomia, per coerenza dovrebbero chiarire qual è la loro idea di Costituzione e perché non si stanno attrezzando a scrivere nero su bianco una proposta di modifica della Carta costituzionale. È l’unica strada possibile e percorribile. E, magari, scopriremmo che questa modifica pretende a chiare lettere il ritorno allo stato centrale. Quel centralismo che, non mi stanco di ripetere, è centrifugo e quindi disgrega le nazioni, mentre il federalismo è centripeto, le unisce. D’altronde, senza essere raffinati e autorevoli centri studi econometrici, è sufficiente dare un occhio alle economie, al PIL, allo sviluppo industriale e sociale delle nazioni a modello federaliste e confrontarlo con i modelli falliti delle nazioni a modello centralista, per capire dove sta la ragione”.


gasco*Giornalista

 

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