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Pinot bianco, un intrigante altoatesino

di Michela Berto*

Trovare un vino semplice, dal gusto pieno ma non invadente, con una buona freschezza e di facile beva , non è facile, queste caratteristiche le trovo nel pinot bianco, vino che negli ultimi anni è stato un po’ dimenticato ma che ritengo molto buono e interessante, soddisfa appieno il palato dopo aver gustato dei piatti a base di pesci o crostacei, è senza dubbio da consigliare.
Ha un  colore giallo paglierino, se è di annata con riflessi verdognoli,  dai profumi di mela, pera , pesca bianca e limone, fresco e raffinato,  sostenuto da una spiccata acidità risulta di una bevibilità molto intrigante,  leggermente amarognolo sul finale è un vino per tutti i giorni, un pinot bianco da portare sulle nostre tavole è prodotto dal “Podere Provinciale Cantine Laimburg”, che nasce verso il 1975 e fa parte dell’ononimo Centro di Sperimentazione di Agraria e Forestale Altoatesina a Ora/ Vadena  in provincia di Bolzano, è una azienda modello e nasce con lo scopo di  riuscire a valorizzare le uve autoctone del posto.
Negli ultimi 15anni la loro ricerca si è incentrata nell’applicare le zone  microclimatiche e il sottosuolo più adatto alla varietà dei circa 50 ettari di vitigni coltivati su terreni e altitudini diverse, con allevamento a pergola o ha spalliera  tra i 200 e i 750 metri s.l.m. avendo la massima attenzione ad ogni fase dello sviluppo del frutto in un habitat ecologico più idoneo, cercando di riinserire la uve del territorio come il moscato giallo, il kerner, il lagrein , muller thurgau, ecc. la loro produzione si aggira attorno alle 90 mila bottiglie che si suddividono in due linee, “  Vini del Podere “, vini di annata dal gusto tipicamente varietale, vinificati in acciaio con un piccolo passaggio in botte, mentre la “Sezione Maniero” esprime al meglio le peculiarità del vigneto con maturazione in botti di rovere.

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Nel 1994 sei cantine altoatesine hanno costituito un gruppo “Tirolensis Ars Vini”, queste aziende vinicole gestite dai propri titolari si trovano tra Merano e Bolzano, il loro scopo è ritrovarsi durante l’anno  in più occasioni per degustare i loro vini e conferire il simbolo del “ Drago Alato”, il leggendario animale che tra origine dalle saghe Dolomitiche,  la sua dimora e tra i vigneti assolati e si ciba dell’uva più dolce, divenuto l’emblema dell’associazione viene conferito solo ai vini migliori.


michela-berto-3509870905-1510762079485*Sommelier – Ristorante San Martino

 

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