Post feste, chili di troppo e non solo. Conoscere e vincere la dislipidemia

di Stefano Chiaramonte*

Anche quest’anno le Vacanze di Natale sono terminate. C’è chi conserva ancora un piacevole ricordo dei momenti sereni, chi le ha presto dimenticate, preso dal lavoro e dagli impegni quotidiani e chi invece ha avuto un impatto meno piacevole con il ritorno alla normalità. Non stiamo parlando del Blue Monday, il terzo lunedì del mese di gennaio ritenuto il giorno più triste dell’anno.

Il ritorno dalle Feste, nel migliore dei casi, coincide con qualche chilo di troppo sulla bilancia, rimediabile con un po’ di dieta, ma per altri con un asterisco vicino alla voce “colesterolo” sugli esami di laboratorio: in questo caso è difficile dare la colpa solo ai bagordi delle festività; di solito è un problema stabile che il cenone ha solo peggiorato. L’asterisco incute sempre un certo nervosismo. Aumento di Colesterolo totale, LDL e Trigliceridi, riduzione di HDL: maledetta dislipidemia.  Bisogna fare qualcosa!

Le dislipidemie, in particolar modo l‘ipercolesterolemia, giocano un ruolo cruciale nel determinismo delle malattie cardiovascolari. Il primo e principale obbiettivo è quello di abbassare il livello del colesterolo-LDL, con un valore target che è differente in relazione al tipo di paziente:

  • Nei pazienti ad altissimo rischio (con storia di infarto cardiaco, diabete, insufficienza renale, intervento di by-pass o stent coronarici, ipercolesterolemia famigliare) il livello ottimale di Col-LDL è al di sotto di 70 mg/dl
  • Nei pazienti ad alto rischio (con storia di cardiopatia anginosa, ictus ischemico, episodi di ischemia cerebrale transitoria o arteriopatia periferica) il livello ottimale di Col-LDL è al di sotto di 100 mg/dl
  • Nei pazienti a basso o moderato rischio (presenza solo di uno o più fattori di rischio) il livello ottimale di Col-LDL è al di sotto di 115 mg/dl

Anche le altre componenti lipidiche sono importanti. Sebbene in Letteratura scientifica non vi siano  ancora evidenze solide sulle concentrazioni da ottenere, si considerano ottimali valori di trigliceridi inferiori a 150 mg/dl e di Col-HDL superiori a 40 mg/dl (nei maschi) e 45 mg/dl (nelle femmine).

Le linee-guida europee per la gestione delle dislipidemie raccomandano un approccio iniziale di tipo non farmacologico attraverso la modificazione dello stile di vita che comprende dieta, esercizio fisico, astensione dal fumo, moderato consumo di alcool.

L’alimentazione è un fattore imprescindibile, perché influisce su tutti i principali fattori di rischio. La responsabilità non è mai di un singolo componente dietetico, ma della dieta nel suo complesso. La Dieta Mediterranea e la DASH (un modello vegetariano diffuso prevalentemente negli Stati Uniti) risultano i modelli più efficaci.  Per quanto riguarda ancora lo stile di vita, il controllo del peso, l’attività fisica regolare e l’astensione dal fumo restano i caposaldi per un intervento efficace. In particolare, l’attività fisica è efficace su trigliceridi e HDL mentre la perdita di peso migliora il profilo delle HDL e, in minor misura, delle LDL.

L’uso di farmaci ipocolesterolemizzanti si rende necessario se le misure conservative non consentono il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico, specie nei soggetti ad alto rischio.

Le statine (pravastatina, simvastatina, atorvastatina, fluvastatina, lovastatina, rosuvastatina, ecc.) rappresentano il trattamento di prima linea per efficacia e sicurezza. Limitano la sintesi epatica del colesterolo, inibendo in modo reversibile l’attività di un enzima specifico (HMG-CoA reduttasi). Numerosi studi clinici hanno documentato che le statine sono in grado di ridurre la mortalità cardiovascolare e rallentare la progressione dell’aterosclerosi indipendentemente dal tipo si statina utilizzato. Gli effetti collaterali principali (aumento degli enzimi epatici e disturbi muscolari) sono poco significativi e raramente comportano la necessità di sospendere il farmaco.

Un’altra molecola di largo impiego è l’Ezetimibe che inibisce selettivamente l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale. Il meccanismo d’azione ipocolesterolemizzante differente rispetto a quello delle statine rende ideale l’associazione delle due molecole, con un’efficacia terapeutica maggiore, senza determinare particolari effetti collaterali.

Altri farmaci importanti sono gli Acidi grassi poliinsaturi Omega-3 (contenuti nell’olio di pesce) ed i Fibrati utilizzati nel trattamento dell’ipertrigliceridemia che possono essere impiegati in associazione con una statina.

Negli ultimi anni si sta diffondendo l’uso di altri prodotti in aggiunta ai farmaci ipolipemizzanti o, nel caso di dislipidemia moderata, in alternativa a questi. Bisogna chiarire bene che non si tratta di farmaci ma di integratori alimentari con un ben differente profilo biochimico, scarso backgroud di sperimentazione, scarse evidenze scientifiche, risultati dubbi e poco riproducibili, costo a carico del paziente (!!).  Inoltre, vi sono problemi di standardizzazione delle preparazioni e conseguente ampia variabilità nelle varie preparazioni commerciali.

Fra tutti, alcuni comunque meritano di essere menzionati:

Riso rosso fermentato: Contiene una quantità variabile di sostanze definite Monacoline (il componente attivo di una statina,la Lovastatina, seppur in quantità nettamente inferiore) che posseggono attività di inibizione sull’enzima HMG-CoA reduttasi.

Polifenoli: Questo gruppo comprende Flavonoidi e derivati, Acidi Fenolici, Fitoestrogeni e Stilbeni, di derivazione vegetale (the, caffè, cacao, olio extravergine di oliva, uva, buccia del vino rosso) che sembrano avere un effetto antiossidante, immunomodulante e vasodilatatore

Fibra: Per limitare il consumo di acidi grassi saturi e trans-insaturi è necessario sostituirli con altri nutrienti. Un’elevata quota proporzionale di carboidrati aumenta i trigliceridi e riduce le HDL. Ciò può essere ridotto incorporando una maggior quota di fibra in cui i carboidrati derivano da cibi non lavorati. Il meccanismo d’azione comprende il rallentamento dello svuotamento gastrico, aumento del senso di sazietà, inibizione della sintesi epatica di colesterolo, aumentata escrezione fecale di colesterolo ed acidi biliari.

Vi è poi un lungo elenco di altre sostanze (Soia, Guggul, Policosanolo, Olio di Palma, Fitosteroli, Berberina, ecc) che hanno scarso effetto, nessuna evidenza scientifica, possibile tossicità o addirittura sono sconsigliati dalle Autorità Regolatorie o dalle Società Scientifiche. Purtroppo, i cosiddetti “prodotti naturali” hanno un fascino particolare ed esercitano una tentazione forte, anche se non hanno alcuna evidenza scientifica di supporto. Il nome suona bene e tanti si sentono rassicurati. E’ la cosiddetta “terapia fai da te” che non ha niente a che vedere con la terapia vera!!


IMG_7430*Nefrologo – Coordinatore del Programma di Prevenzione del Rischio Cardiovascolare – Casa di Cura Villa Berica di Vicenza

 

 

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