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Autonomia. Zaia: “Chiusa la fase tecnica, via ai tavoli per l’ultimo miglio”

di Giorgio Gasco

Il governo ha detto sì. Ieri sera a tarda ora, dopo una riunione durata poco più di due ore il Consiglio dei ministri ha preso in esame i testi delle intese con Veneto, Lombardia aprendo di fatto la strada che dovrebbe portare ad attribuire alle tre Regioni una serie di competenze riguardanti scuola, sanità, casse di risparmio, sicurezza sul lavoro.

E’ stata una trattativa relativamente veloce, non certo rapida visto il lavoro già avviato sotto il governo Gentiloni, portata avanti da otto mesi dal neo ministro agli Affari Regionali, la vicentina Erika Stefani. La leghista si è trovata di fronte l’ostacolo iniziale dei Cinquestelle, alleati di governo, ma per nulla propensi a cedere poteri alla periferia dell’impero nonostante i governatori Luca Zaia (Veneto) e Attilio Fontana (Lombardia) fossero forti del risultato di un referendum popolare, stravinto dai sì degli elettori per ottenere più autonomia da Roma.

Con il passare del tempo, però, anche il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio ha dovuto abbozzate frenando le feroci opposizioni dei suoi ministri e, alla fine, cedendo alle pressioni dell’altro vice Matteo Salvini che ha incassato il risultato facendo sponda con il “suo” presidente del Veneto. In fondo, ha più volte ricordato il ministro dell’Interno nonché leader del Carroccio, l’autonomia regionale è previsto dal contratto che lega l’esecutivo arancio-verde. Quindi, questo punto va rispettato, era il ragionamento di Salvini. Soprattutto perché la periferia dello Stato non fa altro che chiedere quanto previsto dall’articolo 116 della Costituzione varata nel 2001 dal centrosinistra, che prevede il passaggio fino a 23 competenze dallo Stato alle Regioni che lo chiedono. In questo caso, tutte Veneto e Lombardia, 16 l’Emilia Romagna che ha preferito evitare il referendum puntando sulla trattativa diretta.

ZAIA – E così è stato proprio nel giorno di San Valentino. Il riferimento al festa degli innamorati forse sarà casuale, ma Luca Zaia ha voluto iniziare così il suo commento, positivo ma guardingo, sulla decisione notturna dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. “Oggi, giorno di San Valentino – ha detto il governatore del Veneto – si chiude la fase tecnica, una fase laboriosa, assolutamente impegnativa che ha visto le delegazioni confrontarsi su tutto”. Vero, adesso c’è un testo, precisa Zaia, che, però, “contiene ancora alcune criticità per quanto riguarda l’ambiente, la sanità. le infrastrutture e la cultura”, tanto da fargli dire che “è stato accolto il 70% di quanto chiedavamo”.

Ma almeno un testo c’è, “che ora passa in mano alla politica. Il vero spartiacque adesso è tra la modernità o l’essere conservatori, tra la visione di un paese federale moderno e innovativo o di un paese che continua a pensare al centralismo e all’assistenzialismo”.Il leghista ammette di essere “un inguaribile ottimista”, quindi lui è a disposizione “per confrontarmi sui temi che sono rimasti ancora non totalmente condivisi e sono convinto che se, dall’altra parte, ci sono un presidente del Consiglio e ministri che vogliono l’autonomia, credono in essa e soprattutto nel rispetto degli impegni che abbiamo preso coi cittadini, la soluzione si troverà”. Quindi l’invito ad aprire “subito i tavoli per i confronti politici. Due milioni 328 mila veneti sono andati a votare e sono disposti a farne anche un altro di referendum se ciò servisse perché l’autonomia per noi è un desiderio trasversale e un fatto di popolo”. Immancabile il ringraziamento al ministro Stefani “per l’ottimo lavoro di coordinamento, alla delegazione trattante del Veneto composta da esperti costituzionali, a tutti i tecnici che hanno lavorato da parte della regione ma anche tutti quelli dei ministeri”. E ora avanti “con l’ultimo miglio”.

NON EMENDABILI – La prossima fase del cammino verso l’autonomia vedrà la formulazione dei testi dei tre accordi in disegni di legge e quindi la parola finale sarà del Parlamento che dovrà approvare i provvedimenti a maggioranza assoluta. E su questo ultimo punto che Zaia richiama l’attenzione sull’ultimo miglio. Perché è proprio la politica che può dare sostanza alla “madre di tutte le battaglie” (definizione del governatore veneto) oppure fare saltare il banco come auspicano alcune regioni del Sud. Su una cosa i tre governatori del Nord possono contare, come annota anche il ministro Erika Stefani: “E’ difficile che i tre disegni di legge siano emendabili, poiché l’approvazione è equiparata a quella relativa alle intese tra lo Stato e le confessioni religiose che per prassi parlamentare non sono emendabili”

COSA C’E’ – Soddisfa i tre governatori l’intesa sull’aspetto essenziale, cioè l’autonomia finanziaria. Si parte dalla spesa storica che verrà superata nel giro di tre/cinque anni, arrivando dopo un anno ai costi standard. Per quanto riguarda i tempi di sottoscrizione dell’intesa, la data del 15 febbraio come ipotizzata dal premier Conte prevedeva la chiusura dei tavoli tecnici, ed è esattamente quello che è avvenuto con il tema della norma finanziaria.

COSA MANCA – Nei tre testi approvato dal Governo non si parla del passaggio di competenze sulle autostrade che così resterebbero a controllo statale, su le concessioni in generale, sulla cultura e l’ambiente e, ovviamente, sulla sanità.

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