Header Ad

Most Viewed

Zaia e Stefani furiosi. Pd: l’autonomia vittima della propaganda di Zaia

di Giorgio Gasco*

Sull’onda di quanto deciso dal Consiglio dei Ministri sulla maggiore autonomia per Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, il governatore Luca Zaia ha deciso di convocare una conferenza stampa per venerdì a San Vendemiano in provincia di Treviso. Poi arriva il contrordine forse a seguito dell’alzo zero da parte di Cinquestelle, rimandando, saggiamente, la palla “alla politica” (sue parole) visto che ora un testo sull’autonomia il governo lo ha approvato e quindi deve essere la politica (partiti) a compiere “l’ultimo miglio” in Parlamento.

Alcuni ministri pentastellati, nonostante le aperture del loro leader Luigi di Maio (a questo punto pura tattica della serie mezzo passo avanti e due indietro?), non intendono cedere sul fronte fiscale e sui costi standard che, a loro dire, penalizzerebbero il Sud a favore del Nord, spaccando l’Italia con un’operazione, sempre parole loro, che sa tanto di “secessione dei ricchi”. E a poco conta che sia Matteo Salvini, che Zaia che il ministro Erika Stefani rassicurino che le regioni del Mezzogiorno non saranno penalizzate: continueranno a ricevere i trasferimenti che prendono ora.

PARTITO DEMOCRATICO – Tutta musica per le orecchie del Pd, soprattutto di quello del Veneto che vive quotidianamente con il movimentismo della Lega. “L’autonomia del Veneto è vittima della propaganda di Zaia e della Lega” attacca il segretario regionale Alessandro Bisato. Rimarcando come «i soggetti che si autoproclamano come i principali fautori del federalismo (leggasi Lega, ndr.), sono in realtà i primi a ostacolare il percorso autonomista, mettendo una regione contro l’altra. Forse consapevoli che per gestire l’autonomia bisogna caricarsi grandi responsabilità e che il giorno dopo aver ottenuto autonomia, questi signori sarebbero tutti disoccupati: il loro ruolo pubblico e il loro appeal elettorale sarebbe pari a zero”. Bisato rigetta qualunque altro rinvio ricordando che “ sono passati cinque mesi dal primo annuncio (settembre 2018) e persino giovedì sera è arrivata l’ennesima pantomima romana. Il Consiglio dei ministri si è fatto una chiacchierata amichevole sull’intesa tra Stato e Regioni, senza prendere alcuna decisione. Il nulla che fa rivendicare a Zaia di aver conquistato per il Veneto di mantenere una quota delle tasse e al ministro Stefani che l’autonomia si farà a saldi invariati per lo Stato. Con ogni probabilità ha ragione il ministro. Se mai si arriverà a un testo di legge condiviso la quota di fiscalità che le regioni potranno trattenere corrisponderà ai fondi spesi dallo Stato per la gestione delle materie e delle funzioni che passeranno alle regioni”.

CatturaRoger De Menech

Per Stefano Fracasso, consigliere regionale, e Roger De Menech, coordinatore dei deputati veneti, “ora scopriamo finalmente che i 9 decimi e il residuo fiscale di cui ha sempre parlato il governatore Zaia erano invenzioni mediatiche che non trovano alcun riscontro nell’intesa. Il che ci riporta all’autonomia seria e responsabile che abbiamo sempre sostenuto, quella che è utile ai cittadini e che avvicina la gestione dei servizi alle esigenze del territorio. È prevista dalla Costituzione che il centrosinistra ha voluto e che tiene insieme le esigenze di maggiore efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione con la solidarietà nazionale. In questo schema nessuno perde e, soprattutto, non si generano le paure e i contrasti crescenti da parte delle altre regioni italiane». Diego Zardini, deputato e componente della commissione bicamerale per le questioni regionali, ritenendo che ci sia meno materia per la propaganda” invita tutti i partiti ad individuare i livelli minimi dei servizi e relativi costi standard”.Un lavoro “lavoro serio e duro da fare, di studio più che di esposizione mediatica. Ma è l’unico che possa portare a risultati positivi. In questa direzione, vedo positivamente la possibilità che il Parlamento possa discutere apertamente dell’intesa tra stato e regioni e trovare il giusto equilibrio tra le esigenze delle singole regioni. Del resto, l’autonomia riguarda tutti noi, cittadini e istituzioni, associazioni ed enti locali, non è un affare privato di qualcuno”.

1435664086349_Fracasso_Stefano Stefano Fracasso

Va giù duro anche Alessandra Moretti. Commentando quella che definisce l’ennesima frenata dell’accordo sull’autonomia per il Veneto, la consigliera regionale, durante la trasmissione televisiva Agorà, ha ricordato che, secondo gli annunci, “per Zaia e Salvini doveva essere il Consiglio dei ministri risolutivo e invece abbiamo assistito a un film già visto, l’ennesimo rinvio. L’Italia è paralizzata da mesi per la conflittualità continua e totale fra Lega e Cinque Stelle”. Quanto al merito del testo esaminato dal governo, secondo la Moretti è evidente “come le proteste delle Regioni del Sud non siano fondate “se si parla di autonomia differenziata secondo l’articolo 116 della Costituzione, che valorizza le diversità tra i territori, secondo il disegno dei padri costituenti. Ed è quanto previsto dal modello emiliano presentato dal governatore Bonaccini: più competenze e il trasferimento delle risorse corrispondenti per gestirle. Il tutto a costo zero per lo Stato”. Cosa ben diversa, secondo la dem,  “da quanto vogliono Zaia e il governatore della Lombardiam Fontana, ovvero trattenere le tasse”. Per questo aspetto, la Moretti ritiene che “si va oltre il perimetro della Costituzione e viene messa in pericolo la tenuta dello Stato”, e “al di là dei proclami, la favola dei nove decimi e del residuo fiscale è già stata archiviata”. Per lei, poi, lo stesso accadrà con le 23 materie pretese dai governatori leghisti. E se Zaia “si dichiara soddisfatto, temo che in realtà non lo sia affatto”. Quanto all’appello alla politica affinché compia l’ultimo miglio per approvare l’autonomia per le tre Regioni del Nord, la Moretti la ritiene “complessa e lo dimostra il fatto che è passato più di un anno e mezzo dal referendum e ancora stiamo alle chiacchiere. Dubito si arrivi in tempi rapidi a un’intesa definitiva, proprio per un cinico calcolo delle forze di governo a cui conviene, in vista delle prossime Europee, fomentare lo scontro anziché trovare una soluzione per dimostrare al proprio elettorato di aver tenuto duro. Così però si blocca un Paese, come del resto sta avvenendo su tutte le questioni strategiche a partire dalle infrastrutture e dall’emergenza occupazione, con un ministro del lavoro fantasma che ha 135 tavoli di crisi aperti e si preoccupa di stringere alleanze con i gilet gialli invece di dare risposte ai lavoratori italiani”.

ZAIA – Avendo sentito gli attacchi, intervenendo alla trasmissione radiofonica “Radio anch’io” il governatore veneto si chiede come sia possibili “andare in giro a dire che questa è la secessione dei ricchi; Che il Sud finirà male”. E ripete le sue motivazioni con tanto di contrattacco: “Le regioni del Sud sono in difficoltà oggi? Non gioisco per questo, anzi siamo qui per aiutarli, sono in questa condizione non perché Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno l’autonomia, ma perché hanno avuto una classe dirigente che ha governato male».

STEFANI – La leghista vicentina, ministro per gli Affari Regionali dimostra di non resistere più “alle ricostruzioni sbagliate sulla vicenda autonomia”. Con tono secco si limita a informare di essere “sono delusa”. E aggiunge: “Ogni allarmismo è del tutto infondato. Ribadiamo il nostro totale rispetto del percorso indicato dalla Costituzione, dei livelli essenziali delle prestazioni e dei bisogni di tutti i territori. Non toglieremo niente a nessuno». E ancora: «Preciso anche che un coinvolgimento condiviso del Parlamento ci sarà. Comprendo i timori per la novità ma non dobbiamo avere paura di cambiare per trovare le soluzioni migliori per risolvere problemi che oggi sono oggettivi».

FDI – “Continuare a definire la richiesta del Veneto allo Stato, di attuare quanto già previsto dalla Costituzione, egoismo del Nord è suicida per il Sud è troppo facile” per Massimo Giorgetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto ed esponente di Fratelli d’Italia. Troppo facile, dice “utilizzare la questione meridionale, vera e da risolvere nell’interesse dell’intera Nazione, a fini elettorali evitando di entrare nel merito dei problemi di cui è figlia”. Secono il consigliere che da poco ha lasciato Forza Italia per aderire a Fratelli d’Italia, “l’accordo sull’autonomia differenziata è assolutamente positivo e finalmente dà seguito alla volontà di milioni di veneti che hanno votato e scelto di trattenere gran parte delle materie e le relative risorse nella propria Regione. Dopo 16 mesi di trattative dove il Movimento Cinque Stelle si è distinto come sempre per essere il partito del “no” e del “regresso”, arriva sul tavolo del consiglio dei Ministri l’intesa tanto auspicata. Speriamo solo non facciamo l’ennesima barricata”. Confermando che nessuno mette in discussione l’unità nazionale, Giorgetti dice di non capire “la paura dei colleghi e dei tanti esponenti del Sud dei vari partiti; l’autonomia è garanzia di trasparenza e di responsabilità, conviene a tutti. È necessario che da Nord a Sud si eliminino gli sprechi, le opere inutili, la corruzione e si ristabilisca un sistema che deve privilegiare virtù e non vizi”.


gasco*Giornalista

    Lascia il tuo commento

    Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.*