Veneto. Zaia e l’autonomia: siamo in buone mani, Conte e Salvini troveranno la quadra

di Giorgio Gasco*

Annunci poi rinvii. Altri annunci e altri rinvii. L’autonomia per il Veneto sembra la storia del”sior Intento che dura tanto tempo che mai no a se destriga vuto che te a conta o vuto che te a diga?”. E si è arrivati ai primi di marzo, quando stando a quella lunga sequela di annunci, quasi tutto doveva essere fatto o meglio tutto sarebbe dovuto essere al vaglio del Parlamento. Invece, siamo ancora al palo anche se la consapevolezza di fare cosa buona e giusta prevale sullo sconforto.

Questo è lo stato d’animo, almeno quello pubblico, che supporta l’azione di Luca Zaia. Periodicamente il governatore del Veneto non manca di convocare stampa e televisioni per fare il punto della situazione sulla trattativa che vede impegna la Regione nell’ottenere competenze sulle 23 materie previste dalla Costituzione. Niente di più di quanto chiesto e sancito dal referendum dell’ottobre 2017. Finora il cammino è stato costellato dalla ferma opposizione da parte di Cinquestelle che regge le sorti del governo in coabitazione con la Lega. Governo che, giorno dopo giorno e elezione dopo elezione, sta sempre più perdendo la colorazione gialla a favore di quella verde della Lega. Ma il cammino per l’autonomia del Veneto, alla quale si sono aggiunge Lombardia ed Emilia Romagna, è ancora lungo e laborioso per arrivare a sfondare il muro di almeno quattro ministeri a guida grillina (Infrastrutture, Sanità, Beni Culturale e Ambiente) contro la cessione di poteri alla periferia.

Il premier Giuseppe Conte il vice nonché ministro del Lavoro Luigi Di Maio si sono un po’ ammorbiditi non opponendo più una strenua difesa a prescindere ma confermando che l’autonomia deve essere concessa seppure con i tempi necessari per fare le cose per bene senza spaccare l’Italia tra cittadini di serie “A” e serie “B”.

Dopo le affermazioni di apertura degli alleati di governo, che sembrano avere sapore elettorale all’avvicinarsi del voto europeo, Zaia ritiene che “la partita dell’autonomia è in buone mani” e poiché Di Maio e l’altro vicepremier ministro dell’Interno Matteo Salvini “ne stanno parlando” sicuramente “troveranno una quadra”. E ricorda, comunque, che “l’autonomia per il Veneto è irrinunciabile” e non solo per il Veneto visto che “quasi tutte le regioni la stanno chiedendo”. Ma come si arriverà alla meta (quando?). Il governatore non vuole certo fissare date “non compete a me”. Certo è, secondo lui, che “si legge di tutto, vedo impegni e voglia di procedere velocemente”, quindi “se si preferisce sottoscrivere l’intesa con il Veneto e poi avviare la discussione in Parlamento oppure la strada inversa” poco importa a patto che si decida perché qui si sta parlando “di un processo istituzionale storico, di una grande riforma” che per tale ha “bisogno di tempo”. Presidente sta giustificando i ritardi? “Assolutamente no, e lo dice una persona che ha portato avanti un referendum che più di qualcuno considerava impossibile: abbiamo dimostrato il contrario”. Eppure Cinquestelle continua ad essere diffidente. “I rappresentanti veneti del movimento – risponde il governatore – sostengono bene l’operazione-autonomia”, perché evidente, a suo dire, che “la resistenza, se c’é, non ha più senso visto che la maggioranza delle regioni chiedono dallo Stato più competenze” E tanto per non fare nomi, il leghista ricorda che dall’elenco dei richiedenti “mancano Puglia, Calabria e Basilicata: il resto è autonomia”. E chi “andrà in quei luoghi a caccia di consensi o ad illustrare le azioni di governo, dovrà prendere atto che in quasi tutte le Regioni l’autonomia esiste o si sta realizzando”.

Una frenata Zaia la da sulle rivendicazioni di maggiore autonomie per le Città Metropolitane e per alcune province di confine, ovviamente non negando il processo ma rimandandolo a dopo l’ottenimento di più poteri da parte della regione sottolineando che “il Veneto ideale a cui pensiamo prevede la Regione che legifera mentre il resto delle competenze sarà delegato agli enti territoriali. Questo è il modello vincente e ogni variante a quanto prevede la Costituzione al riguardo dell’autonomia inficerebbe il processo” anche se “la bozza in mano alla politica romana la condivido solamente al 70%, mancando ancora la condivisione sulle infrastrutture (chiediamo le concessioni autostradali), sui beni culturali, sulla regionalizzazione della valutazione dell’impatto ambientale e sulla sanità”. E insiste il presidente: “Leggo di automonia per la Provincia di Belluno e per la Città Metropolitana di Venezia: la Carta prevede un percorso netto e chiaro affinché questa storica riforma sia sostenibile giuridicamente”.

Zaia non dimentica di sottolineare che l’autonomia fa parte del contratto di governo firmato da Salvini e Di Maio, come a dire che l’esecutivo “coerentemente deve affrontare questo tema”.

Non restano di cero sullo sfondo le polemiche sulla fiscalità e sull’applicazione dei costi standard.. “C’è un presupposto – annota Zaia – In Italia gli sprechi degli enti pubblici ammontano a 30 miliardi. Ebbene, se tutti fossero virtuosi ci sarebbe un bel tesoretto per rilanciare economia e occupazione”. Quindi, è lo Zaia-pensiero “se tutti si assoggettassero ai costi standard un pasto in ospedale costerebbe dai 6 ai 7 euro dal Nord al Sud, invece di 60-70 euro come avviene ora”. Morale: “Il problema italiano è che le entrate sono inferiori alle uscote”.

Infine, il leghista non teme che l’autonomia del Veneto possa creare disparità o passare per atto di egoismo. “Critiche e perplessità sono umanamente comprensibili” ammette. Aggiungendo: “Basta leggere il nostro progetto per capire che non è così. E lo sa anche Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione”. Il quale ha detto sì all’efficienza ma no ad un Sud peggiorato. A lui, Zaia risponde che l’autonomia delle Regioni “è prevista dalla Costituzione e le 23 materie non sono una fantasia di Zaia, Fontana o Bonacini”. E aggiunge: “Nessuno vuole passare per chi spacca l’Italia o attuare la secessione dei ricchi… tutte scemenze. Noi proponiamo una visione di modernità per il Paese come accade negli Usa, in Germania, in Svizzera e in Gran Bretagna. Se poi qualcuno preferisce il modello della Grecia… è un suo problema”. Già, perché, lo ribadisce il governatore “gli sprechi al Sud sono davanti a tutti. La Sicilia ha gli stessi nostri abitanti eppure là ci sono quattro sedi di Corte d’Appello in Veneto una sola; là dopo le sentenze del Tar i ricorsi si discutono in Regione, noi dobbiamo andare a Roma al Consiglio di Stato; là ci sono 22 mila forestali in Veneto sono 40”. Morale: “Gli sprechi in Sicilia non vanno a danno al Veneto ma degli stessi siciliani”.


gasco*Giornalista

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