La virilità salvata da un fagiolo: scoperta padovana che vince l’andropausa

Depositata la richiesta di brevetto di un nuovo principio nutraceutico dopo uno studio durato otto anni. Il professor Carlo Foresta dell’Università di Padova: “L’estratto di questo fagiolo agisce come l’osteocalcina, proteina prodotta dall’osso, che può servire a combattere i malanni dell’invecchiamento dell’uomo, soprattutto quelli correlati all’andropausa”. La novità presentata al convegno di Medicina della Riproduzione che si è tenuto ad Abano Terme.

L’annuncio è stato dato durante il trentaquattresimo convegno di Medicina della Riproduzione che si è tenuto ad Abano Terme, nel Padovano, durante il seminario “Funzione endocrina del testicolo e metabolismo fosfo-calcico nell’aging: una relazione complessa” di giovedì scorso. Ed è di quelli che rischiano di cambiare le abitudini di milioni di persone: un gruppo di scienziati padovani ha infatti elaborato un nuovo prodotto naturale, a base di un estratto fagiolo, capace di curare i sintomi dell’andropausa, compresi la ridotta produzione di testosterone, l’osteoporosi e la sindrome metabolica.

Una scoperta, questa del fagiolo “magico” contro i sintomi dell’età, alla quale si è giunti dopo un intenso lavoro di ricerca durato otto anni. Il gruppo di lavoro, coordinato da professor Carlo Foresta e dal dottor Luca De Toni, ha dimostrato che l’osteocalcina, proteina prodotta dall’osso (o più precisamente dall’osteoblasto) ha una influenza positiva su molte strutture dell’organismo. “In particolare stimola la produzione di testosterone – spiega il professor Carlo Foresta – ma anche l’attivazione della vitamina D, aumenta il rilascio di insulina e persino la sensibilità periferica all’insulina stessa, concorrendo a limitare e a curare gli effetti della sindrome metabolica”.

I ricercatori, studiando il recettore attraverso il quale l’osteocalcina determina questi effetti, hanno isolato la piccola porzione della proteina (appena 21 amminoacidi) che interagisce ed attiva i meccanismi recettoriali. Questa scoperta ha consentito di sintetizzare in laboratorio, in collaborazione con il professor Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, il peptide attivante che è risultato essere in grado di determinare gli stessi effetti dell’osteocalcina sull’osso, sulla secrezione di insulina, sulle cellule adipose e sulla produzione di testosterone.

Il passaggio finale ha lasciato tutti sbalorditi. I ricercatori infatti hanno cercato in natura qualcosa di simile, e l’hanno trovato in una particolarissimo estratto di fagiolo che adesso è secretato da un brevetto depositato a livello internazionale sul quale sta lavorando una nota casa farmaceutica. Studi sperimentali hanno confrontato l’attività dell’osteocalcina con quella del peptide sintetico e quella dell’estratto di fagiolo, determinando un analogo effetto su tutti i sistemi cellulari testati.  La scoperta è di grande rilevanza perché il principio nutraceutico mai scoperto prima, un nutriente contenuto negli alimenti, ha effetti benefici sulla salute se estratto e sintetizzato nel modo corretto.

“Gli autori della ricerca sono sicuri che questa sostanza nutraceutica sia un possibile supporto della sintomatologia associata all’andropausa”, incalza Foresta. “Ricordiamo che nell’uomo dopo i quarant’anni si assiste ad una lenta caduta dei livelli di testosterone che può associarsi ad un quadro clinico caratterizzato da osteoporosi, obesità, sindrome metabolica, disfunzioni erettili e altre alterazioni della sessualità, oltre alla riduzione della massa muscolare”.

E in molti adesso attendono il fagiolo “magico” per contrastare l’età che avanza, ma questo richiederà ancora qualche mese per poter essere commercializzato.


 

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