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Primarie Pd. Bisato: ripartiamo con Zingaretti basta con i piccoli cortili. In FVG vittoria col botto

di Giorgio Gasco*

Le primarie del Pd hanno detto: Nicola Zingaretti deve fare il segretario. Arrivederci e grazie a Maurizio Martina, che ha retto il partito dopo il “je te salue Matteo” traghettandolo verso un nuovo capitolo che i dem sperano sia pieno di contenuti. Il governatore del Lazio ha prevalso con oltre il 67% dei consensi sugli altri due contendenti, il segretario l’uscente che si è fermato a poco più del 23% e il renziano Roberto Giachetti al 12,7.

Le analisi del dopo voto si sprecano, ma tutte hanno un denominatore comune: per Matteo Renzi la botta è stata forte, molto più del previsto. L’affluenza così alta (oltre un milione 800mila tra simpatizzanti, iscritti, elettori, dicono dalla sede nazionale del Pd), una percentuale netta, nettissima è andata a Zingaretti. I numeri del nuovo segretario sono prossimi a quelli riportati nel 2017 da Matteo Renzi (69,2%), con avversari che oggi apparivano sulla carta perfino più competitivi di quelli di due anni fa (l’allora ministro Andrea Orlando e il governatore della Puglia Michele Emiliano).Proprio per l’ex premier/ex leader dem, è un segnale pesantissimo, una bocciatura difficile da poter derubricare come incidente di percorso, anche perché a casa sua, in Toscana, il risultato da ragione al laziale Zingaretti.

Anche il Veneto ha risposto in linea con il resto d’Italia. Ai gazebo si sono presentati in 86.942; tolte le schede bianche e nulla, degli 86.393 voti validi, Zingaretti ha incassato 58.581 preferenze (pari al 67,81%), Martina 18.032 (21,65%), Giachetti 9.761 (11,30%). “Un risultato splendido, difficilmente ipotizzabile solo poche settimane fa, in Italia e in Veneto che dà un mandato pieno e forte al nostro nuovo segretario, Nicola Zingaretti” commenta soddisfatto Alessandro Bisato, segretario veneto del Pd e sindaco di Noventa Padovana.

Alessandro Bisatto, il giudizio finale ha ribaltato il voto delle convenzioni venete (i circoli del partito) che si erano espressi a favore di Martina.

“Fino al momento delle convenzioni Martina qualche voto in più di Zingaretti. Con le primarie è prevalsa la ricerca di una guida unica. E’ una presa d’atto forte di quanto è successo, ci sono due angoli di osservazione che si incrociano”.

Il primo angolo?

“Sono andate a votare oltre 86mila persone, dato in aumento rispetto al 2017. E annoto un particolare…”.

Indoviniamo: il paragone con le votazioni sulla piattaforma Rousseau di Cinquestelle sull’autorizzazione a procedere per Salvini?

“Appunto. Da noi hanno votato in 86mila alle primarie Pd andando ai gazebo, in tutta italia 50mila persone hanno affidato alla piattaforma Rousseau il loro parere sulla vicenda Salvini indicando di fatto le scelte del movimento. Insegnamento: abbiamo una base che ci chiede unità, al di là dei candidati a segretario per fare risorgere il centrosinistra”.

Zingaretti è stato riconosciuto come personalità che può dare più garanzia di unità rispetto a Martina e Ghiachetti?

“Non ho fatto analisi sociologiche sul perché della scelta. Di sicuro tutti riconoscono a Martina di avere retto il partito in mesi molto difficili e credo che derivi da questo la scelta degli addetti ai lavori di appoggiare la sua candidatura pre-primarie. Ma al momento della investitura, la maggioranza ha intravisto in Zingaretti la personalità alla quale affidare il partito. Personalmente, però, sono già oltre la dimensione di ha vinto questo, ha vinto l’altro”.

Ovviamente, ora la parola d’ordine è unità?

“Esatto, e il richiamo viene proprio dal nuovo segretario”.

La batosta per Giachetti (11%), espressione diretta di Matteo Renzi, sta a significare che anche il Pd del Veneto ha messo la pietra tombale sul renzismo?

“Dice bene, sul renzismo più che su Renzi. In questi ultimo mesi come segretario regionale ho visto grande calore alla presentazione del nuovo libro di Renzi, ho visto grande partecipazione agli incontri con Gentiloni, ho visto grande partecipazione agli incontri con Calenda, ho visto partecipazioni significative ad appuntamenti con Zingaretti, Martina e Giachetti. Questo deve emergere: se abbiamo delle punte dobbiamo saperle fare giocare assieme, tutte, con un capitano-giocatore ora riconosciuto a furor di popolo. Il contrario di questa formula, è stato il grave errore del centrosinistra in questi anni: ora basta”.

Quale potrà essere l’importanza del Veneto nella strategia del neo segretario nazionale? Cosa chiederete in vista delle liste per le elezioni europee?

“Per le europee la prima cosa è ricordare che in Veneto abbiamo la forza di individuare, quindi ratificare, la scelta di due candidati forti da proporre al partito nazionale cosicché in sede europea si senta la voce del Pd e del Veneto”.

Stesso schema anche per le amministrative che si terranno nello stesso giorno delle europee?

“Sì, così da costruire un trampolino in vista delle elezioni regionali del 2020 con uno sguardo aperto alla società, interpretando le richieste che vengono dal territorio soprattutto in due ambiti: tenere assieme la voglia di procedere con le infrastrutture necessarie al Veneto, come richiesto da imprenditori e sindacati, con una sana attenzione nei confronti dell’ambiente avendo in regione province più inquinate d’Italia. Una sfida che trovi sintesi nei candidati alle europee con una formula politica più vicina possibile allo schema che ci ha premiato in Abruzzo e Sardegna per giocarci ad armi pari con gli altri le elezioni regionali del 2020”.

Facciamo nomi. Achille Variati, ex sindaco di Vicenza, Roger De Menech deputato bellunese, Alessandro Bisatto sono personaggi spendibili per le europee e le regionali?

“Non voglio rispondere. Vede, noi siamo un vero partito democratico, noi non decidiamo in quattro gatti sui social se fare oppure no la Tav. Decideremo in base a quanto stabilito dai nostri organismi, tutti insieme”.

Parola d’ordine allargare, al centro e a sinistra con liste civiche?

“Avranno un ruolo importante. Riapriamo a mondi con i quali abbiamo perso contatti. Ci preoccupano i germi di rancore e odio che si stanno diffondendo nella società”.

Nel pacchetto delle cose da proporre a Zingaretti c’è anche l’autonomia del Veneto.

“Lui è presidente di regione, quindi pragmatico. Il Pd del Veneto, seppure con qualche distinguo, è attestato sui due articoli della Costituzione in cui si parla di maggiore autonomia per le Regioni, il 116 e il 117. Quello che ci preoccupa è il racconto fatto da chi, in particolare Luca Zaia, con un approccio mediatico molto smart che arriva facilmente all’opinione pubblica, intende fare qualcos’altro invece di attenersi ai dettami della Carta. Noi parliamo di autonomia amministrativa, cioé quanto sta cercando di ottenere l’Emilia Romagna che ha preferito evitare il referendum. Il Pd non deve spostarsi alla posizione del “sì critico” che abbiamo proposto prima del referendum di Zaia e che l’informazione ha centrato solamente sul termine negativo”.

Sì spieghi.

“L’assenso era limitato a quanto stabilito dalla Costituzione e guarda caso in questi mesi anche la Lega non parla più di 9/10 di tasse da trattenere in regione e del residuo fiscale, che sarebbero il piede di porco per spezzare in due tronconi il Paese. C’é chi la spara grossa chiedendo 23 materie con l’intento di ottenere più attenzione dai media, di ritorno elettorale. A noi interessano le cose concrete: avere più autonomia amministrativa su alcune materie, più sussidiarietà orizzontale e verticale, mettendo al centro le autonomie locali rispetto ad un nuovo centro, cioé Venezia, rispetto a Roma. Questa e la nostra base per l’autonomia, condivisa da Sala, sindaco di Milano e da Bonaccini presidente dell’Emilia Romagna che ha sostenuto apertamente Zingaretti nella corsa alla segreteria”.

Riassumendo?

“Se il Pd continua a diversi tra martiniani, zingarettiani, giachettiani continueremmo a farci del male e non andremo da nessuna parte. Basta con i piccoli cortili di appartenenza a me interessa coltivare il giardino di tutti. Ci è stato chiesto anche con le primarie di domenica. Il Pd rimane un grande partito plurale proiettato al futuro. Questo significa che le due principali aree che lo compongono, una socialdemocratica e una riformista non potranno fare a meno l’una dell’altra. Non solo in termini numerici, ma soprattutto per produrre la sintesi politica di cui il nostro Paese ha necessità per affrontare i problemi a livello territoriale, nazionale ed europeo”.


Soddisfazione nel Pd del Friuli Venezia Giulia per l’affluenza in regione alle primarie: circa 25 mila votanti con il 71,40% a favore di Nicola Zingaretti.

Russo e Zingaretti

 (LL) – In attesa della conferenza stampa che si domani mattina, alle  11.30, presso la sede del Consiglio regionale, il segretario regionale del Pd Fvg Cristiano Shaurli terrà al fine di  un’analisi del risultato delle primarie e dello scenario politico in Friuli Venezia Giulia, la Commissione regionale PD per le primarie ha reso noto che in regione sono stati 24.691 i cittadini che hanno partecipato alla consultazione per la nomina del nuovo segretario, la cui distribuzione territoriale per ambiti provinciali vede a Gorizia 3.191 elettori, a Pordenone 5747, a Udine 10894 e a Trieste 4.859.

“È un risultato straordinario, un segnale chiarissimo. In Friuli Venezia Giulia- ha commentato Shaurli – con un’affluenza che sfiora i 25mila elettori: non è un traguardo ma una partenza che ci incoraggia a lottare di più per costruire l’alternativa che moltissimi cittadini chiedono. Il Pd in questa regione è vivissimo. C’è lavoro da fare, ma guardiamo al futuro con una nuova carica, con la spinta che viene dai cittadini. Stiamo già guardando alle europee – ha aggiunto –  su cui abbiamo incardinato le primarie. Buon lavoro al nuovo segretario nazionale, con cui affronteremo le prossime sfide, tutti assieme”.

Nella corsa alla segreteria, Zingaretti ha ottenuto 17.554 voti, pari al 71,40%, Martina 4.519, pari al 18,38%, e Giachetti 2.510, pari al 10,21%.

“Abbiamo raggiunto un risultato straordinario – hanno sottolineato oggi Antonella Grim, Riccardo Chiarotto e Chiara Da Giau, a nome della mozione che in Fvg ha sostenuto Roberto Giachetti – grazie ad una mobilitazione fatta tutta di idee e prospettive, che ha camminato sulle gambe, ma soprattutto nei cuori e nelle teste di iscritti e militanti che hanno compiuto un’autentica impresa.

Proprio per queste persone continueremo il percorso iniziato. Lavoreremo con il Segretario con la lealtà e la coerenza che ci hanno riconosciuto in tanti, senza abdicare alle nostre idee e priorità. Siamo convinti che il Pd ha bisogno di una forte cellula riformista per non smarrire la bussola nelle nuove ed inedite sfide che ci attendono.

La prima quella delle elezioni europee: dirimente perché l’Europa – concludono – rappresenta la cornice fondamentale per la nostra idea di democrazia liberale e di crescita inclusiva per il Paese”.

“A Trieste – scrive invece nella sua pagina fb l’ex senatore e attuale vice presidente del Consiglio regionale Francesco Russo, sostenitore della mozione del neo segretario – Nicola Zingaretti è andato oltre il 77%.

Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno creduto nella voglia di cambiamento di Nicola.
E un grazie speciale ai tanti che in questi mesi hanno speso un parte del loro tempo assieme a me per convincere i cittadini che vale ancora la pena avere fiducia nella politica e in questo partito.”

“ Possono essere le politiche, le amministrative o le primarie; alla base c’è la sostanza della democrazia, ovvero la possibilità di scegliere liberamente e di portare avanti, nel rispetto altrui, le proprie convinzioni” così si era espresso alla viglia delle primarie il capogruppo PD in regione Sergio Bolzonello aggiungendo che “il mio sostegno andrà a Maurizio Martina, ma la sostanza starà nelle centinaia di migliaia di persone che, superando delusioni e divisioni, si ritroveranno assieme per dare un segno non di competizione, bensì di partecipazione ad un cammino di costruzione.”


 

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